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Sono una mezza strega,
una sbalestrata giornalista,
una mamma che ha sul gobbo
due piccole canaglie.
Con un colpo di reni, a volte,
balzo in sella ad una bici magica,
volo in caccia del tempo perduto,
riacciuffo le passioni di sempre:
il cinema e le esplorazioni.
Se sono troppo stanca
per uscire o fare incantesimi,
mi siedo davanti al computer
e incomincio a scrivere.
Ehm, piacere, sono B.
B Stevens...
bstevens@splinder.com
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collega paola
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emiles
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fratello di b
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maestra robi - ex nido pik
mamma di b
nonna di b
numero tre
omega
papĂ di b
parrucchiere sam
pediatra estivill
pik il tappo -figlio uno
polvere di stelle
pop-pante - figlio due
prof
swap party
tommaso- amico di pik
zio di b
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visitato *loading* volte
'che palle!'
'prego?'
'le ha viste?'
'viste? viste cosa?'
'le palle, è un maschio ..'
'io non ho visto niente, scusi'
'scherzavo, dai. non si può dire’
'ah'
‘stava in ginocchio, non si è mostrato’
‘ah’
'tuttavia, visto che i primi due sono maschi,
io scommetterei proprio che lo è anche questo'
Jettatore di un lurido ginecologo maschiofilo.
LEI era inginocchiata per nascondere le pudenda.
Tiè, tiè e ancora tiè.
Quando una femmina è incinta, lievita.
Quando lievita si vede un sacco di patate.
Quando si vede sacco di patate, vorrebbe
avere al suo fianco un affettuoso Tarzan
che le dice ‘bambola, anche così sei
uno schianto!’.
(anche se pensa a Jessica e non a lei,
in verità).
Casa Stevens, ieri:
‘Darrin, ho comprato una nuova bilancia’
‘e perchè?’
‘la vecchia segnava sempre lo stesso peso’
‘...’
‘era rotta, sigh. ho preso ben 5 chili in 4 mesi’
‘ma certo, si vede! infatti mangi come un bove’
‘...’
‘si nota soprattutto dietro, davanti e in faccia, B’
TARZAN, COME HERE. I need you.
‘ehi, ciao piccolina!’
‘…’
‘che giornata, sono proprio alle cozze.... sarà il caldo’
‘…’
‘e poi, i maschi mi fan girare i cogolònes in questi giorni’
‘…’
‘... anche a te?’
‘...’
‘sì, lo so che capitano dei momenti così, che poi fa niente’
‘…’
‘… che poi passa’
‘...’
‘e tu? che fai là dentro? le capriole? ti diverti? mangi?’
‘…’
‘sei già arrivata al gelato con il pistacchio? sluurp...’
‘…’
‘beh dai, cosa dici, dormiamo un po’ adesso?’
‘…’
‘cosi ci riposiamo. ‘nots piccì’
‘...’
‘RONF’
Da circa una settimana B è ostile e incazzosa
con tutti i maschi over four' che le stanno intorno,
fratello marito padre e zio in primiis. ma ha la sua
segreta consolazione. Alle 21, messe a dormire
le due teppe, con nonchalanche lascia Darrin
e la sua birra davanti alla tv e se ne fila
tra le lenzuola.
Spegne la luce e chiacchiera con la panza
e con l’ 'Anita' che potrebbe esserci là dentro.
lei risponde allegra e sguazza come un pesce.
dovesse poi essere un Ugo, vabbè, pazienza:
sarà stato bello lo stesso sognare per un po’
fosse un'Anita, femmina umorale pazza
proprio come la sua mamma.
‘ma il mio amico Emile dov’è?’
‘si è trasferito a Montreal, lo sai!’
‘... e noi? noi no, mamma?’
Topastro, piacerebbe molto anche a me
prendere e partire, provare a vivere lontano
definitivamente o almeno per un po. In Italia
l’anno sabbatico non usa, ma all’estero sì.
e il datore di lavoro ti conserva il posto.
Convinciamo papà e andiamo anche noi?
passiamo a trovare Emile e giriamo il globo
nomadi randagi e vagabondi, scattando foto
alle facce della gente?
Da qualche mese Pik è diventato Picasso:
gira per casa con fogli e tavolozza e schizza
tutto ciò che vede spiegando poi nel dettaglio,
tronfio, ogni ghirigoro.
Nell’ultimo quadro il soggetto era la famiglia
e il foglio mostrava nell’ordine:
* tre figure rosse che si tengono per mano.
‘siamo io con mio fratello e la sorellina Anita’
* di fianco una figura leggermente più grande,
rossa come loro e con un buffo berretto grigio,
una specie di compagno di giochi.
‘questo è papà’
* sul lato sinistro del foglio, staccata dal resto,
una quinta figura - tutta grigia e gigante rispetto
agli altri. odiosa, verrebbe da dire. per lo meno,
‘diversa’. con gli occhi ma senza bocca.
‘ecco quella sei tu, mamma’
Ora, Pik, occorre affrontare per tempo il discorso:
perché il papà è rosso come voi, piccolo come voi
e di fianco a voi - mentre io troneggio di lato, sola,
grigia e pure senza bocca?
Rifai subito il quadro o a letto senza cena.
Quando due persone stanno insieme da anni
si conoscono alla perfezione, anche se coi figli
le chiacchiere e gli scambi più intimi e profondi
son confinati ad attimi quasi casuali, ritagliati
qua e là dove si può.
Quando due persone stanno insieme da anni
imparano a convivere in armonia con i reciproci
difetti, a sostenersi nelle difficoltà, a dirsi le cose
giuste al momento giusto e a tirarsi su di corda.
Quando due persone stanno insieme da anni
arrivano a frequentare lo stesso tipo di persone,
ad avere nella vita gli stessi obiettivi, a pensarla
in modo omogeneo su molte cose e a tollerare
nell’altro gli spigoli più aguzzi del pianeta.
Quando due persone stanno insieme da anni
si capiscono spesso al volo, basta uno sguardo:
pare che le coincidenze più magiche della terra
si manifestino nel salotto di una casa, per buffe
alchimie della storia.
Eppure, Darrin, da 48 ore ti darei legnate in testa,
ti tirerei il collo come a una gallina e ti farei il pajolo
per ogni minima sbavatura. vorrei stare in silenzio,
da sola, tranquilla tra me e me dentro una vasca
piena di bolle.
Con te intorno ringhio, e non so spiegare perché.
Le donne son tutte matte, questo è vero, però
fissiamoci nelle palle degli occhi: essere in due,
a volte, è una vera jattura.
‘Papà, io NON ti devo dire che in cucina c’è la torta’
‘e neppure che mio fratello ha vomitato sui tuoi regali’
eeeehm, Darrin. meglio sui pacchi che sulla torta, no?
(li abbiamo ripuliti, comunque. buon compleanno, gasp)
‘allora, prepariamo i regali per la festa?’
‘...’
‘Pik incarta la foto dei Bruzzi in Marocco,
Pop il cd <sei forte papà>, io il programma
fickissimo per montare video-corti del menga..’
'...'
'...'
‘sì ma - però .. il papà, a noi.. cosa ci regala?'
Pik, ehm. ai compleanni si dà e non si riceve nulla.
poff.
‘B, cara, ho trovato un posto che neanche immagini’
‘…’
‘un posto da sogno, confortevole .. quasi di lusso direi’
‘…’
‘un posto dove potremo riposare noi quattro e la panza’
‘…’
‘dormiremo con gli alberi di mirto e il profumo di mare..’
‘…’
‘.. con il sapore dei capperi e dei suvlaki alla griglia...’
‘...’
‘ed ecco qua il volantino del camping di Naxos’
‘…’
‘sarà un’estate indimenticabile, tesoro’.
Azz, Darrin. Lo so che quando ci siamo incontrati
ho fatto colpo parlandoti di vacanze zaino in spalla
e notti selvagge in sacco a pelo sotto le stelle. So
che la natura incontaminata e gli alloggi senza
fronzoli fanno parte del tuo DNA.
Tuttavia tieni pur conto, per gli anni a venire,
che io mi sto lentamente imborghesendo: e che
se un giorno tu mi proponessi un giro alle terme
o al villaggio Valtur di Capo Rizzuto, anziché
il campeggio, non direi di no... anzi...
‘e allora, come chiamerete il numero tre?’
‘sempre che tutto vada bene, ecco ... Anita!’
‘bel nome, mi piace. e se invece è maschio?’
‘Anita’
‘dico … se è maschio?’
‘Anita’
Poveretto.
Come portavoce autonominato della Opposizione Estetica mi permetto
di esprimere tutto il mio sommesso disgusto per il prototipo di donna che
emerge dagli scandali di queste settimane, che poi è la stessa donna che
vediamo paparazzata nelle feste della Roma Cafona o issata sui troni di
cartapesta di certi programmi televisivi. Bella di una bellezza vistosa e
ritoccata. Vestita e truccata come la maschera di un trans. Aggressiva,
sgangherata, ignorante. Non so per quale ragione certi uomini di potere
abbiano una predilezione per lei.
Immagino perché non li mette in discussione. E’ una donna-sofà, a cui
il potente si rivolge per scaricarsi e rilassarsi, con lo stesso spirito con cui
davanti al televisore preferisce una gara di rutti a un programma di storia.
So però che sopravvive un altro genere di maschi e che a questi maschi
continua a piacere l'altra donna. Quella che non sghignazza, ma sorride.
Che non mostra, ma allude. Che non seduce con le microgonne, ma
con gli spacchi. Che conserva intatto il mistero femminile e intriga
l'uomo che cerca di entrarvi in comunione. Che non si rifà,
ma ha cura di sé. E sa coltivare sogni più larghi di una passerella
scosciata in tv.
Di quest’altra donna i media non parlano più, al punto che qualcuno
è arrivato a preconizzarne la scomparsa. Mai la realtà fu così lontana
dalla rappresentazione. L'altra donna esiste e cammina ogni giorno
accanto a noi. A scuola, in famiglia, in ufficio, sul tram. Basta solo
ripulire un po’ lo sguardo per riuscire a cogliere la sua meraviglia.
‘mamma, ti devo dire una cosa’
‘fila IMMEDIATAMENTE a nanna Pik’
‘io .. non vojo andare subito a dormire..'
‘FILA!! ma ti sei reso conto di cos' hai fatto?’
‘sì certo. ho infilato la Scheggia dentro al water’
APPUNTO.
Tutto cominciò con Chammi, occhi neri pelle nera.
Continuò con Diluh poi con Ramanii Mangiu Candra
Aesha Mali. e ancora Rachema Lindu Sryiani, Dalika.
Signore dello Sri Lanka arrivate in Italia per lavorare,
accompagnate dal marito ma lontane dai loro figli.
Chammi, che ha tenuto Pop fino all’inizio del nido,
era diventata quasi una di casa: fidata, responsabile,
super. Quando la teppa cominciò ad andare a scuola
B, sentendosi un po’ in colpa, smosse oceani e mari
per trovarle un altro lavoro bello, che le assicurasse
guadagni sufficienti per sé e la prole lontana.
Il punto è che la voce si è sparsa nel quartiere e
in un anno, a casa Stevens, son passate dozzine
di signore. Si presentano la sera tardi, raccontano
la loro storia, indicano le loro referenze. B ascolta,
prende nota, controlla date, nomi e permessi
di soggiorno: poi, se si è convinta,
inserisce il nome nella sua lista personale.
Infine unisce domanda e offerta, quando qualcuno
le chiede se conosce persone di fiducia per un aiuto
in casa o coi bambini. L'appagamento che dà trovare
un lavoro a queste signore non è neanche vagamente
paragonabile a quello che si consegue in redazione
scrivendo pezzi sulle riforme macro in Eurolandia.
Eppure ci vogliono entrambe, queste occupazioni,
almeno a B. Una per nutrirle la testa, l'altra per darle
la sensazione di “regalare un’assistenza”, ancorchè
minuscola, all’accomodamento di queste vite poco
fortunate che - se solo il destino avesse lanciato
i dadi in modo diverso - avrebbero potuto
essere la sua.
PS se per caso qualcuno cerca a Milano..
elisandreli@libero.it che dò volentieri i nomi!
Quando hai qualcosa che cresce nella pancia
pensi subito a chi “dentro”, invece, ha un vuoto,
piccolo o grande.
A chi vorrebbe figli ma non si sente di farli perché
ha una situazione troppo precaria. a chi li vorrebbe
ma non riesce ad averli. a chi è single oppure gay
e deve sempre dimostrare qualcosa a qualcuno.
A chi le prova tutte, dall'inseminazione artificiale
alla fecondazione assistita, e rimane ore in coda
a fare esami. a chi da anni compila questionari,
in interminabili liste per l'adozione.
B, stavolta, pensa ad un compagno di nido di Pop
che non ha mai conosciuto suo papà e l'altro giorno
ha perso d'improvviso la mamma. che è stato preso
in carico dai servizi sociali e forse verrà affidato a
una sorella mai vista che ha 20 anni, già un figlio
e una situazione difficile in casa.
In attesa che gli assistenti sociali decidano il corso
di questa storia, molte famiglie del quartiere si sono
proposte per un “affido temporaneo” ma per adesso
la porta della burocrazia è rimasta chiusa.
Questo scricciolo, probabilmente, verrà spostato
in un'altra casa, in un altro asilo nido, in un'altra città.
chi guarda alla finestra, purtroppo, può solo sperare
che lo Stato scelga per lui il destino migliore.
Dedicato ad Anna, Claudia, Marta, Marco, Simone,
Claudio, Fabio e alla mamma del parco con gli occhi
nocciola più belli e profondi del mondo.
Un giorno ti svegli molto gonfia. è soltanto l'alba
Tre mesi dopo sei ancor più gonfia, sonnolenta
Alla prima ecografia, sull’impassibile schermo nero
ma non riesci più a dormire. hai una fame da lupo.
ti alzi fili in cucina apri il frigo e trangugi nell'ordine
seimila cracker uno yogurt un pacco di cereali.
poi vomiti tutto.
e parecchio affamata, ma almeno puoi dirlo a tutti:
hai gli ormoni in subbuglio e 'qualcosa' che ti sta
crescendo dentro la pancia.
compare una nocciolina. alla seconda uno scarabeo
capovolto con una mano minuscola che fa 'ciao ciao'.
ma diamine! che succede là dentro? e che succede
fuori?
Tu, che eri una femmina tosta, dura e selvatica. Tu,
che lavoravi come un uomo e bevevi come un uomo
e andavi avanti come un uomo - tu: dove sei finita?
d’improvviso ti senti stranamente femmina.
Hai un sorriso ebete dipinto sul volto, gli occhi luminosi
e il ventre curvo di chi ha mangiato un melone tutto intero.
ti dà fastidio l'odore dei collant nuovi e quello dei peperoni.
ti commuovi per niente e dai al tuo mondo un'altro ordine
di priorità. e rallenti, come non hai mai fatto prima.
Cerchi di abbandonarti ai ritmi che ti vengono da dentro,
ad ascoltare la voce fioca dei tuoi muscoli e dei tuoi nervi.
Hai voglia di indugiare, di dormire, di mangiare. ma anche
di riprendere contatto con i vecchi amici, come se intuissi
che dopo non ci sarà molto tempo per farlo, di ricucire fili
che nella vita si sono spezzati e di affrontare dubbi,
spiegazioni e zone grigie.
Oscilli tra le incertezze di chi non sa dove andrà a finire
e la forza di una tigre che si prepara a difendere i cuccioli.
Tutto questo succede nei primi mesi: un'onda anomala
ti sconvolge la vita e tu non sai se essere felice per quello
che arriva o spaventata per quello che lasci. infine ti fermi
e stai a guardare. Tutto scorre e piano piano i pezzi
tornano insieme.
Per fortuna, al terzo figlio, questo lo so per certo.
Ieri un postino ha suonato il campanello,
qui a casa Stevens. ha allungato una busta
gialla con il francobollo Royal Mail, ha girato
i tacchi e senza proferir verbo si è reinfilato
in ascensore. strano tipo.
B ha scartato la busta, vi ha trovato il libro
‘the impossible art of being female’ e ha riso
sotto i baffi pensando alla cara amica Nuria
che da Londra le manda spesso regalìe.
Ha riposto il libro sul comodino, in cima
alla pila di volumi pronti per essere divorati
col favore delle tenebre, ha gettato la busta
nel pattume e si è ri-tuffata nelle faccende
di casa.
Stamane l’ha svegliata un sms:
‘B grazie-di-avermi-ringraziata ma stavolta
non ti ho spedito alcun libro’, scriveva Nuria.
poi un altro:
‘ciao B, che piacere risentirti però.. no, non
ho spedito io il libro’, scriveva l’amica Ross
che abita anch’essa a Londra.
e un terzo:
‘B, possibile che mi scrivi solo per domandarmi
se ti mando regali? e poi, ti pare che avrei scelto
un titolo così?’, scriveva l’amico Marco che lavora
ad Edimburgo.
Ora: B non conosce nessun altro che possa averle
spedito una busta Royal Mail e da 24 ore s’arrovella
dubbiosa:
* è un fosco avvertimento. eventi sempre più inquietanti
stanno per avvenire a casa Stevens per una grave colpa
commessa secoli or sono da un avo di B ed ora vendicata
da un discendente pazzo.
* è l’inizio di una caccia al tesoro... architettata da chi?
* era un pacco-bomba, ma la bomba non è mai scoppiata.
* è il regalo di un corteggiatore timido e schivo che dopo anni
di tentennamenti si è deciso, prendendola molto alla lontana.
Guizzi migliori a B non vengono proprio. ma se non risolve
il giallo, curiosa com'è stanotte non ci dorme. tic-tac... GASP.
Il problema è saper dire di no, a volte.
eppure B non ci riesce. quando si trova
davanti ad un uomo ‘paterno’, molto più
grande di lei, che pare avere qualcosa
da insegnarle, la tapina si sottomette.
bizzarramente felice di farlo.
Così, quando aveva 11 anni e il capo scout
le chiedeva di raccogliere 60 pigne per il falò,
lei prendeva il sentiero e andava. I compagni
di squadriglia, intanto, riposavano all’ombra
di un pino.
Quando andava al liceo si mise a collaborare
per un periodico di cinema che non la retribuiva
mezzo obolo. Per ogni pezzo consegnato, però,
riceveva un insegnamento del saggio direttore
-che le correggeva l’articolo e le raccontava
qualcuna delle sue storie, facendole
cascare dall'alto.
Quando si laureò, poi, venne arpionata dal prof
sapiente e canuto che aveva condotto la sua tesi:
ancora oggi, a volte, il docente la chiama per quel
che lui definisce un 'utile contributo redazionale'
ai suoi libri.
In sostanza si tratta di una correzione di bozze
a costo pecuniario zero, ma anche qui: B esegue
di buon grado perché gode nell’ascoltare le lezioni
di quel dotto signore che altrimenti non avrebbe
più rivisto.
Infine:
Un paio di mesi fa B reincontra il super boss
di una agenzia di pubblicità dove lavorò come
smazzacarte, da neolaureata. un uomo pazzo
e geniale che si travestiva da pirata in ufficio
e tra uno spot e l’altro dispensava alla sua
ciurma indiscutibili perle di saggezza.
B pendeva dalle labbra di quest’uomo forte e,
per lui sgobbava come uno sguattero sul ponte
della nave. L’altro giorno, vedendolo dopo molti
anni, un po’ più vecchio e ancora più canuto,
sobbalzò:
‘salve B, chi si rivede!’
‘bla bla..’
‘bla bla bla’
‘ahhh, giornalista? bene perché…’
‘…’
‘… contributo redazionale…’
‘…ohijsomaiqpvbqinoq, certo!’
Da un mese, nei ritagli di tempo, B corregge
bozze per il libro di un ex -corsaro in pensione
che vuole stendere le sue memorie. ed è ovvio,
non lo fa per il guadagno, nullo. e neanche per
interesse specifico: marketing e pubblicità
le hanno sempre fatto un baffo.
Lo fa per un misto di ossequio, rispetto e stima
verso il personaggio. Bizzarra la psiche di alcune
donne tra cui B, no?
Il piano esisteva da mesi, covato nei minimi dettagli.
‘Darrin, il 12.06 devo fare un’amniocentesi provvisoria
per la panza, i medici ci daranno una preziosa provetta
e noi dovremo recapitarla in auto all’ospedale di Pavia.
non prendere impegni di lavoro quel giorno, avremo
parecchio da fare’
Darrin, perplesso rispetto alla medicina preventiva
ma deciso ad assecondare la moglie preda di strane
bufere ormonali, tace ed acconsente: appuntamento
alle ore 11.30 in punto sotto casa, a Milano.
‘Darrin, ehm, non andiamo in vespa alla Mangiagalli,
dai, che oggi non mi sento in forma. no no, nemmeno
in auto, ho già chiamato un taxi, vedi? eccolo là. solo
per stavolta. vieni, che siamo quasi in ritardo’
E Darrin, obtorto collo, monta sul taxi, brontolando
contro le scelte dispendiose della moglie e fumando
fino alla punta delle orecchie. Il taxista, complice,
ingrana la marcia.
‘Signori, per la Mangiagalli facciamo una strada
alternativa: dall’altra parte sta passando un corteo
che blocca tutto’
Darrin fa domande sulla manifestazione in corso e
sproloquia di politica e società per dieci minuti buoni,
perdendo completamente la trebisonda. in VGiornate
inizia a sospettare di essere in una candid camera
ed incalza con i quiz.
‘scusi se mi intrometto, ma di qui andiamo fuori strada’
‘…’
‘non vorrei mettere in discussione il suo orientamento ma..’
‘…’
‘abbia pazienza, noi dobbiamo andare dalla parte opposta’
‘…’
‘qui non si va verso la Mangiagalli, di qui c’è Linate scusi’
B, serissima, estrae dalla tasca una busta rossa.
‘ah, è arrivata questa per te. mi stavo dimenticando’
Dentro i biglietti easyjet per Parigi e la prenotazione
per un B&B sgarrupato nel quartiere che piace a loro.
Et le voilà, per concludere la settimana di sciambola!
Girare Parigi con una fanciulla brillante,
sexy e sgarzolina è il sogno di ogni uomo
sulla terra.
Esserci con un sacco di patate gonfio incinto
lento sonnacchioso e con una fame da Obelix,
un po' meno.
Eppure Darrin era in brodo di giuggiole lo stesso.
Pfiufff.
Cosa piace di più ad un bambino che compie
due anni e viene festeggiato da papà, mamma
e fratello maggiore?
*la torta
*le candeline
*‘tanti auguri a te’
*i pacchi e pacchettini?
No.
Fare bisboccia sotto il tavolo, durante la festa,
con la gatta Scheggia: lui toglieva le scarpe a tutti
e lei con la coda faceva il solletico ai piedi. Il tappo
e il felino se la ridevano parecchio, chi li capisce
è bravo ; )
L’amica Nuria e B si conobbero più di 10 anni fa
nell’agenzia di pubblicità dove lavoravano entrambe.
Nuria, a detta dei super mega capi, era la copy writer
più brava di Milano e probabilmente d’Italia, anche se
- da spagnola- maneggiava la nostra lingua ancora
con qualche incertezza.
Scanzonata, irriverente, eccentrica, provocatoria,
lunatica, carismatica e geniale: a B, donna ‘media’
e - suo malgrado - alquanto conformista, piacque
subito parecchio.
Osservava ridendo sotto i baffi i vestiti anni '70
che lei indossava un po' per provocazione un po'
per esperimento. assisteva piena di stima alle sue
coraggiose manifestazioni di dissenso in agenzia,
laddove consuetudini e procedure internazionali
rischiavano di imbrigliare l'estro e la creatività
di chi inventava.
ed ascoltava divertita i suoi racconti, alcuni veri
e altri manipolati da una fantasia fervida capace
di colorare ogni realtà facendola più bella.
Entrambe lasciarono l'agenzia dopo un paio d’anni
e cambiarono vari lavori in giro per la città. rimasero
in contatto e continuarono a vedersi, di tanto in tanto,
ai mercatini del sabato mattina - ma ognuna seguì
la propria strada, in qualche modo parallela
a quella dell'altra.
Le occasioni per incrociarsi diventarono più rare,
man mano che passava il tempo.
Finchè un giorno B si trovò una mail.
'Io e francesco ci sposiamo. non ti scrivo per dirti
di partecipare ma per chiederti di farmi da testimone:
sei la persona che più vorrei al mio fianco, quel giorno'.
B, stupita ma neanche troppo, si fece trascinare
nel gorgo dei preparativi. le prove dell'abito bianco e
verde, la trasferta a Catania dove la “regale” famiglia
di lui aspettava sposa e testimone per presentarle in
società, l'ansia condivisa e infine l'evento, i baci,
gli abbracci, la commozione.
---
Ieri Nuria ha aperto a B una porta in legno bianco
nella periferia uggiosa di Londra: un po’ più stanca
e casalinga, ma con la solita coda nera di cavallo
e gli occhi vispi da gallega.
Aveva in braccio Matilde, una creatura che pare
la sua fotocopia, e teneva per mano una scugnizza
pestifera di tre anni, Olivia, che all'urlo 'zia eliiiiiiiiiiiiiii'
ha sequestrato l’incauta B nella camera dei giochi
rintronandola di una lingua buffa che assomma
vocaboli spagnoli, inglesi e italiani.
Trentasei ore dopo B era già di nuovo a Heathrow,
sull’aereo che l’avrebbe riportata a Milano. Pensava
che sì, certe amicizie sono strane, ma veramente
limpide, calde e durature.
Arrivare all’aeroporto di Heathrow all’ora di pranzo
e notare un Marks&Spencer è evento ad alto rischio
per l’integrità di uno stomaco comune.
Ti si parano davanti piatti etnici, vaschette colorate,
frutti di ogni forma e fattezza. tutto impilato e perfetto,
con scritte che paiono richiami delle sirene: ‘half price’,
‘buy 2 get 8’, ‘the very last price’, ‘eat what you want’,
‘the best for less’. ed ancora: ‘you will be served in
just 46 seconds’, ‘here you get the paradise’.
Resistere a tutte queste offerte speciali d'occasione
è impresa disperata: se lunedì aveste visto una donna
accasciata su un gradino dell’ aeroporto che inghiottiva
con gusto, nell’ordine e senza soluzione di continuità,
tre vaschette di mirtilli, un chicken tikka pre-cucinato,
una busta di broccoli, due sushi e un tramezzino
col bacon forse vi sareste messi a ridere.
Ma vi sfido a passare di lì e non farvi cogliere
da bulimia onnivora. Impossible.
Certe persone hanno un trucco, per vivere beate:
concedersi, di tanto in tanto, qualche gratificazione.
un maxi-gelato stracciatella, una pizza con la bufala,
un cinema, un viaggio, un bel libro o un bagno caldo.
ognuno trova le soddisfazioni a sé più congegnali e
cerca di regalarsele, ogni tanto.
Ma quando uno esagera, esagera. Rischia di tirarsi
addosso qualche jattura. ecco perchè B trema come
le sardine di fronte a un gatto: teme di aver superato
ogni limite, stavolta.
Ehm. si è presa, bella bella, una settimana di ferie
e si è organizzata un programma godurioso in barba
a tutti e a tutto.
domani partirà per 36 ore de fuego con l’amica Nuria,
primo viaggetto in solitaria da quattr’anni a questa parte.
tornerà martedì, pronta per Cannes e dintorni, rassegna
di cinema non-stop in lingua originale - cosa che per B
significa gaudio, tripudio e sballo totale. nel week end
frizzi e lazzi con Darrin (sicuro) e le due bestiole
(forse).
Sciambola!
L’amica Alice, che lavora per l’Onu a Seul,
ha di nuovo la pancia con dentro ‘qualcosa’.
visto che per casa ha già un frugoletto biondo
di nome Sara, forse questa volta un maschio
non le sarebbe sgradito.
B, invece, sul gobbo ha già due maschi
e sognerebbe una bambina tutta boccoli e
trine. Così ha elaborato un sofisticatissimo
e diabolico piano.
‘Alix, senti. le nostre pance sono uguali’
‘eh’
‘le date presunte sono proprio coincidenti’
‘eh’
‘ti propongo un affare. se a me viene maschio
di nuovo e a te femmina, facciamo uno scambio
in culla. tanto nessuno se ne accorge’
‘eh?’
‘parliamoci chiaro, i neonati sono tutti quasi uguali’
‘beh..’
‘ci stai?’
L’amica – quasi sorella, sorridendo via Skype,
ha siglato l’intesa. e tuttavia pare che nell'intimo
lei preferisca ancora una femmina, anche se ne
ha già una: una compagna comune ritiene che
lei abbia aderito al patto ‘solo per gentilezza,
affetto e spirito di non-contraddizione'.
Mica cambierai idea all’ultimo Alix, perbacco?
Il turno dell’alba in redazione è una jattura
per diversi motivi. non ultimo, l’abbigliamento.
Se B, sbadata com’ è, dimentica di prepararsi
i vestiti la sera prima, al mattino sono grane:
tutto il guardaroba, infatti, sta nella camera
dove dorme Pop: ignobile disturbarlo all’alba
solo per un golf o un paio di mutande, no?
Qualche volta, dunque, B arriva in redazione
sprovvista di alcuni pezzi che il buon costume
considererebbe alquanto necessari. e vabbuò,
fino a che nessuno se ne accorge, non pare
un grosso problema.
Una mano tozza spunta dalle lenzuola.
poco più in là un corpo disteso a raggiera
occupa quasi tutto lettone e segna il ritmo
respirando profondamente. B, confinata
in un angolo, osserva e pensa.
AAAARG! dov’è finito Darrin?
Se un animaletto alto un metro è riuscito
a sfrattarlo dal suo legittimo talamo nuziale
nel cuore della notte vuol dire che è proprio
alle cozze, questo povero fanciullo.
Mettete una donna e un uomo in una casa vuota
e tutta da arredare: scatterà un copione da incubo.
La donna, soprattutto se ha gli ormoni in subbuglio,
cadrà in preda all’ horror vacui e renderà l’abitacolo
una 'matrioska' riempiendolo di scatole, scatolette
armadi e contenitori.
Lei penserà non alle necessità effettive ma a quelle
potenziali: e dunque costruirà un ripiano per le ricette
anche se in cucina si preparano sempre e solo fusilli
al burro. ricaverà un grande sgabuzzo per i cappotti
anche se in Liguria, dov’è la casa, ci sono sempre
30 gradi.
e con una sofisticata applicazione dell’insiemistica
penserà a cesti differenziati per i giochi dei figli: uno
piccolo per i playmobil, uno medio per i travestimenti
e uno grande per gli animali di peluche.
Infine, in preda a sacro furore da 'sindrome del nido',
si concentrerà ossessivamente sulle tinte: nella stanza
con le pareti verdi tutto dovrà essere del color dei prati
mentre quella dipinta di azzurro dovrà contenere solo
oggetti candidi o ciclamino, per propiziare eventuali
nascituri.
L’uomo no: vivrà su una dimensione parallela, immerso
nell’acquisto di beni pratici di immediato e sicuro utilizzo.
Cibo, innanzitutto. e poi detersivo per i piatti, antizanzare,
rotoli di scottex, set di cacciaviti e tubetti di dentifricio.
I due, l’uomo e la donna, si guarderanno in cagnesco
per tutto il ponte del 2 giugno, ognuno convinto che l’altro
stia facendo cose superflue.
Eppure alla fine dovranno ammettere che hanno svolto
lavori complementari e che il nuovo nido, magicamente,
è perfetto per essere vissuto.
Ciuuuurma, pendaglio da forca! sono o non sono
il comandante … di questa lurida nave .. di questa
lurida nave?
Pik non faceva che ripetere la canzone di Bennato,
negli ultimi giorni. sottovoce mentre si addormentava,
gridata a squarciagola mentre faceva pipì o raccontata
come una storia al fratello Pop che lo guardava storto,
non capendoci una sverza.
La recita di fine anno all’asilo è arrivata, finalmente.
una nave sullo sfondo, lugubri bandiere con i teschi
appesi alle pareti, un manipolo di mozzi sul ponte. e
poi tanti pirati e 4 'Capitani Uncino' che incedono
sul palco.
Uno femmina, più somigliante a Gesù che al baffuto
capitano. uno effervescente, che sorrideva a favore
di cinepresa e ancheggiava a ritmo di musica. un altro
grondante di sudore, che a metà ballo si è accasciato
al suolo. e infine uno titubante che non pareva molto
a suo agio là in mezzo allo spettacolo - e cercava
insistentemente qualcosa tra il pubblico.
Appena lo show è finito, il quarto Capitan Uncino
è corso tra le braccia della mamma e le ha bisbigliato
un segreto: ‘a me queste cose qui, che ci si fa vedere,
non piacciono per niente. Io mi vergogno. io canto solo
a casa con voi, e basta’.
Anche la mamma, Pik, non è un’animale da palco.
e tuttavia è un esercizio utile uscire fuori dalle quinte,
ogni tanto -e recitare per come si è capaci, con ironia
ed umiltà, non prendendosi troppo sul serio. che poi
ognuno è attento a se stesso, a non perdere il ritmo,
mica bada a te che fai bene o sbagli…
Tommaso è il grande amico di Pik. Per B, oramai, è in pratica un nipote.
Oggi i due giocavano a casa Stevens,
‘Tommaso, cosa ci fai vestito così?’
Piccolo ma assai macho, Tom.
Si frequentano da quando sono nati,
abitano nello stesso palazzo, vanno
alla stessa scuola materna e sono
nella stessa classe, l’azzurra.
quando B è tornata dalla redazione. Pik
era in mutande, infradito ed inguardabile
canotta. Tom con elmo integrale, felpa
e calzettoni fino al ginocchio.
‘faccio solo la combattaglia, mamma B’
‘ma ci sono 30 gradi, spogliati per carità!’
‘no, io sono un pirata e i pirati sudano'
Più del tuo amico in infradito e canotta..
‘O è piccola, o è in una brutta zona,
o è scomoda, o è buia, o è decrepita.
quelle che andrebbero bene costano
troppo’. La ricerca della nuova casa
è diventata un incubo, per l’amica
Dalì.
Qualche volta B alza gli occhi verso l’alto
e contempla sorridendo il tetto che protegge
la sua testa e quella dei suoi cari, rassicurante.
In quei momenti schizzerebbe su per le nuvole,
dalla sua mamma, anche per ringraziarla di
questa casa ricevuta un giorno, come
suo ultimo regalo.