
Sono un po' fata e un po' strega.
Volo sulla mia bici magica
e lavoro in una redazione che
pullula di strani soggetti.
A casa ho due gatti
e due avanzi di galera:
Pik e Pop, di tre anni e uno
rispettivamente.
Fino a prova contraria ho
anche un marito, Darrin, e due
grandi passioni: il cinema
e Gianni Canova. Mi chiamo B.
B Stevens.
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Sono circa undici mesi che B non esce di casa la sera,
se si escludono un paio di cene, tre feste e i cinema del
lunedì con il marito. Vergognoso, ma è così. Undici mesi
che B non va a farsi una nuotata o si vede con un’amica
in pausa pranzo - perché la pausa pranzo non ce l’ha,
fino al 12 giugno. Undici mesi, l’età del poppante.
“Perché non esci, qualche volta?”, domanda Darrin, che
nel frattempo invece ha continuato a vedere regolarmente
i suoi amici, a sbevazzare birra, a fare quattro chiacchiere
sotto le stelle, a seguire i corsi di montaggio, ad andare a
qualche festa. E che tra due week end se ne parte per
due giorni in Olanda, tanto per gradire.
Come spiegare, a lui e anche a me stessa?
C’è la stanchezza. C’è la pigrizia. C’è la routine.
C’è il piacere di dedicarsi ai piccoli fino a che non
chiudono gli occhi alla sera, quando non si deve
lavorare. C’è una dedizione magica e assoluta
che a volte schiaccia tutti gli altri desideri,
nella dimensione di mamma.
C’è un compiacimento, per quanto assurdo, nel credersi
essenziali ed insostituibili.
C’è, anche, un irragionevole senso di colpa, che prende.
Perché il tempo che si dedica ai figli sembra sempre poco
in confronto a quello che ogni donna / mamma, persa nel
proprio latente quasi-perfezionismo, vorrebbe dare.
C’è, infine, la disabitudine a parlare, perché il tempo libero
per farlo non abbonda più. E allora ci si assuefà ai ritagli - un
caffè, una mail, un incontro al volo. Rimangono le occasioni
speciali - un compleanno, una nascita, un matrimonio, una
vacanza. Resta qualche ora nel week end.
Ma nella ritualità di ogni giorno diventa quasi più riposante
scrivere un post o leggere blog di “sconosciuti”, che uscire
nella notte ad incontrare un vecchio amico.
E poi, un ultimo punto.
E’ che a me è sempre piaciuto “fare cose”, piuttosto
che “vedere gente”. Un cinema, un evento al parco, una
caccia al tesoro, un convegno, una lezione su chissachè.
Ora: sarà che non ho più il tempo di spulciare sui giornali,
sarà che gli amici non propongono spesso come prima o
sarà che le mie priorità, ora, non lasciano molto spazio a
quel che è “altro” (da famiglia, lavoro... ) – ma di cose
interessanti da fare, in giro, non ne capitano molte.
E forse, invece, basterebbe uscire allo scoperto, per poterle
riconoscere. Basterebbe "rincorrerle ed acchiapparle", come
dice Darrin. In fondo prima lo facevo. Prendevo fiato e volavo
fuori casa, in mezzo agli odori e all’avventura della notte, in
cerca di occasioni.
Dedicato a Lisa e Piattinicinesi.
