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Sono una mezza strega,
una sbalestrata giornalista,
una mamma che ha sul gobbo
'quasiquasi' tre canaglie.
Con un colpo di reni, a volte,
balzo in sella ad una bici magica,
volo in caccia del tempo perduto,
riacciuffo le passioni di sempre:
il cinema e le esplorazioni.
Se sono troppo stanca
per uscire o fare incantesimi,
mi siedo davanti al computer
e incomincio a scrivere.
Ehm, piacere, sono B.
B Stevens...
elisandreli@libero.it
lanterna in LUI VISTO DA LEI
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BStevens in LUI VISTO DA LEI
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domenica, ore 9.00 Ore 10 - I Felice, scappati dall’assedio dei parenti napoletani Ore 11,30 Ore 12,00 B, che fino a quel momento aveva sdrammatizzato, All’ospedale hanno diagnosticato un‘infiammazione
- Darrin si dilegua da casa: ‘B, lo sai, un week end
su quattro debbo lavorare in redazione.. tu te la cavi
noo? a dopo, in gamba! ’
- B, rimasta sola con le teppe, prova a organizzare
un gaudente ritrovo al parco con alcuni vecchi amici:
i Tam, tre figli maschi all’attivo, gli ex-dirimpettai attori
con il loro neonato Eduardo e i Fritti, con un teppista
in triciclo e un altro in panza.
- I Fritti arrivano raccontando una storia raccapricciante:
la loro anziana vicina di casa, in Viale Lombardia, è stata
misteriosamente presa a martellate in testa quella mattina,
sull’uscio di casa. la povera signora versa in gravissime
condizioni all’ospedale. I Fritti sono sotto shock.
da soli 5 giorni e rifugiatisi a Milano, arrivano ai giardini
con un’ospite inattesa: l’esuberante mamma di lei, donna
di spettacolo, che la sera prima aveva fatto un’improvvisata
ai due fuggiaschi. pare sia arrivata in treno direttamente da
Napoli alle 21.30 e che al citofono abbia urlato “sorpresa!”,
al genero allibito. La signora è arrivata con il materasso
a casa loro senza rendere noto quanto intende
soggiornarvi. I Felice sono sotto shock.
- I Tam arrivano con più di un’ora di ritardo. nell’ordine
uno dei tre figli ha vomitato, l’altro ha fatto pipì addosso
e la loro auto ha sparato fumo dal parabrezza: la batteria
ha fatto harakiri. I Tam sono sotto shock.
Fritti, Tam, Felici, B+due stanno decidendo dove andare
a mangiar qualcosa: panini e pic nic? .. o pizzeria? quando
Pik, serafico fino a quel momento, ha cominciato ad ululare
come un cantante d’operetta gettandosi ai piedi della madre
e supplicandola d’accasciarsi insieme a lui sulla panchina
del parco.
Da lì non ha voluto schiodarsi fino alle 13. Quando
gli amici hanno iniziato a sparpagliarsi in giro, coi tappi
in preda ai morsi della fame, la situazione è degenerata.
B, rimasta da sola sulla panchina dei giardini ormai vuoti,
aveva Pik che le guaiva sulle gambe e Pop dall’altro lato
che urlava ‘fame’ ‘andiamo casa’ ‘lasciamolo qua’.
ha cominciato a guardarsi intorno inquieta. ha chiamato
Darrin, che in questi casi si agita come un burattino pazzo.
Dopo quattordici minuti l’uomo appariva ai giardini correndo,
con gli occhi di chi ha visto un fantasma, il fiatone e il volto
da medico di E.R.
‘Ritengo opportuno portare il paziente al PS’
‘… ehm .... PS ...?’
‘Pronto Soccorso. mi pare il minimo. è pallido’
‘ma dai, sarà un po’ di torcicollo.. una puntura d’ape..’
al nervo uditivo’, alias principio di otite, da scongiurare
con gocce e suppostoni. gli Stevens sono sotto shock.
Ah, cabala infìda cabala...
L'amica Dalì non è una che dà confidenza. è schiva,
di primo acchito, e guarda il mondo un po' di sottecchi,
finchè non lo conosce. Dicono che in questo assomigli
al padre, mentre dalla mamma ha preso l' eccezionale
tenacia e una forza interiore che le fa sempre vedere
il bello delle cose.
Ma questa, com'è ovvio, è solo la punta di un iceberg
che è invisibile agli occhi di chi non è di famiglia. è solo
la cima delle briciole che passano per magica osmosi
dai genitori ai figli, e da questi ai nipoti, e poi ancora
a chi ne discende.
Solo l'estremità del filo che rende “utile” la vita, e
che non si spezza mai.
Settimana scorsa, a 80 anni, stanco per una malattia
affrontata con coraggio friulano, il papà di Dalì è sparito
ma ha lasciato tanti preziosi pulviscoli di sé alla moglie,
alle figlie, ai nipoti e a tutti quelli che verranno poi.
È sempre troppo presto per perdere un genitore,
Dalì, ma nel momento in cui lo si riesce a ritrovare
dentro di sé è più facile accettare il gioco della vita
e del distacco. ti abbraccio forte, se mi senti.
con affetto gigante, proprio gigante. b.
‘O è piccola, o è in una brutta zona,
o è scomoda, o è buia, o è decrepita.
quelle che andrebbero bene costano
troppo’. La ricerca della nuova casa
è diventata un incubo, per l’amica
Dalì.
Qualche volta B alza gli occhi verso l’alto
e contempla sorridendo il tetto che protegge
la sua testa e quella dei suoi cari, rassicurante.
In quei momenti schizzerebbe su per le nuvole,
dalla sua mamma, anche per ringraziarla di
questa casa ricevuta un giorno, come
suo ultimo regalo.
“Ieri sera stavamo per andare al pronto soccorso.
Strillava da tre ore, con un pianto acuto e disperato,
inconsolabile. Avevamo i timpani perforati. Ci siamo
convinti che non potevano essere le solite coliche,
che doveva avere un misterioso terribile male.
Ci siamo vestiti di tutto punto, maglioni, giacche e
tutto il resto, pronti a correre in ospedale. Eravamo
un fascio di nervi. Poi, d’improvviso, il silenzio: si è
addormentato di sasso e ha iniziato a russare”
Cara amica DR, i neonati sanno comunicare solo
col vagito, piangono per ogni cosa. Se hanno fame,
o sete, o sonno. Se hanno male alla pancia, o alla
testa, o alla gola. Se sono annoiati, o scomodi,
o vogliono più attenzione.
All’inizio cerchi di capire, ti tormenti, ti arrovelli. E’ il
panico, di fronte a questo nuovo fagotto strepitante e
flatulente. Poi inizi il training autogeno, cerchi di farci
meno caso. Il motto diventa resistere, resistere,
resistere. E alla fine imparano a parlare.
Tranquilla.
“Dai capezzoli mi escono le cascate di Iguazu - ma
forse è solo acqua, non latte ...perchè il poppante non
è mai sazio, vuol sempre stare attaccato a me”
“Distillo gocce di latte come fossero champagne. sto
provando in tutti i modi ad aumentare la mia produzione
di liquido bianco, ma faccio una gran fatica. mi vien da
piangere, tanto sono stanca...”
“Un ingorgo dietro l’altro, non t’immagini che male…mi
sento un lavabo otturato. vorrei che ciucciasse tre volte
tanto”
Amiche CC, EM, DR, l’allattamento è un casino.
Fortunatamente ad certo punto le bestiòle iniziano
a chiedere pastasciutta.
Tanti auguri a tutte le “mamme -e -poi” del mondo.
Auguri alla mamma di Tommaso, che dopo tre anni
di figli non stop è volata per un week end di riposo
e follie a Copenhagen, con amici.
Auguri a Claudia, che è in ospedale a partorire,
a Daniela, che è alle prese con rigurgiti, pannolini
e notti insonni, e a Zino, che si è sposata da poco
tra i limoni di Sicilia ed ha un pancione grande
come un aerostato.
Auguri ad Errica, che gira sempre con la sua Alice
nel marsupio, a Nuria, che scrive rincorrendo Olivia,
e a Barbara, che è riuscita a ripartire da zero anche
se col papà della sua bambina non è andata come
sperava. Auguri ad Elisa, mia socia di sempre.
Auguri a Chammi, mamma dei suoi bambini laggiù
in Sri Lanka -e un po' "mamma" anche del poppante,
qui in Italia. Auguri a Valeria, che il suo bambino l’ha
perso e si è rimessa in discussione, con umiltà.
Auguri ad Ana, che lascerà il suo lavoro seguendo
il marito in Francia perché “è importante tenere unita
la famiglia” e a Ilaria, che ha trascinato marito e figlio
a Budapest per seguire un progetto umanitario in
cui crede parecchio.
Auguri a Federica, che la sua azienda ha preferito
liquidare perché “le mamme non fanno gli orari di cui
abbiamo bisogno in questa fase”. Auguri ad Elasti e a
Lisa, che mi hanno dato l’idea per questo blog, e alla
collega Paola, che da qualche mese ha le occhiaie
fino ai tacchi.
Auguri a Lea, che ha l’energia di una pila ricaricabile,
a Petra, che tra un pannolino e una pappa divora libri
uno dopo l'altro, e a mia suocera, cui nonostante le
distanze voglio un gran bene.
Auguri alla mia mamma, che non c’e’ più ma continua
ad esserci, sempre.
Auguri, infine, a chi passa di qui ogni giorno, perchè
un motivo ci sarà, ed auguri agli uomini che ci stanno
al fianco, probabilmente stanchi e confusi quanto noi.
“Le poppate sono ogni due ore. Seguono i passi di danza per
farlo digerire, l’onda anomala a forma di rigurgito e le ninne per
addormentarlo. Fare la mamma mi piace molto, B, ma rischio
l’esaurimento nervoso”
“La gatta Minou è acciambellata sulle mie gambe e spinge col suo
culo rosa Dattero, il neonato, che mi dorme tra le braccia. Da due ore
sono in questa posizione. Vorrei tanto alzarmi, ho le formiche nelle
gambe, ma non voglio disturbarli”
“A volte penso che non tornerò più in ufficio. Farò la commessa
da Zara e non vedrò l’ora di finire il turno per tornare dal Dattero. Altre
volte, invece, in piena crisi claustrofobica, sogno il mio capo, i miei
colleghi e le trasferte all’estero. Tipo ADESSO”
“La signora delle pulizie della vicina viene anche a casa nostra,
da qualche giorno. Io ramazzo sempre un po’, prima. Mi secca che
trovi sporco”
Di questi tempi l’amica DR, che ha partorito due mesi fa, invia
esilaranti sms. E' la temibile spirale tetta-cacca-nanna ad averla
mandata fuori di testa, non c'è dubbio.
Gira per casa come un’amazzone, con un seno scoperto,
è capace di ingurgitare tre piatti di pastasciutta di fila
ed ha la palpebra a tapparella, sempre semichiusa.
E l’amica DR, a tre settimane dal parto.
A sei ore dal parto più complicato della terra, l’amica DR era un fiore.
Zompava per la Mangiagalli con le ciabatte arancio fluorescente,
il sorriso a quarantaquattro denti e l’adrenalina a mille,
come chi ha conseguito una grande vittoria.
A chi passava a trovarla faceva vedere il suo trofeo.
Gabriele è nato alle 7 del mattino, ha tanti capelli neri e
se si ciuccia le dita della mano emette un verso godurioso.
Come primo regalo ha ricevuto una coppia di morbide maracas.
"Le porterà quando viene ai miei concerti”, ha spiegato il neo-papà
"Già me lo vedo che le suona, perchè ha la musica nel sangue:
ma hai visto come apre e chiude bene la bocca, a ritmo?"
“…”
Le donne, quando partoriscono, un po' rinascono.
Gli uomini, invece, un po' vanno fuori di testa.
Stasera gli Stevens potrebbero avere un imprevisto.
Alle ore 21 andranno ad un concerto con l’amica DR, che
ha il pancione grosso come una casa e la data
presunta del parto tra pochi giorni.
DR potrebbe dunque esplodere mentre il fidanzato Edo suona
sul palco, osannato dal pubblico e inebriato dal rock and roll.
Ci penseranno loro, gli Stevens. B riscalderà pentolini d’acqua
come in Via col Vento e Darrin consolerà la partoriente
accarezzandole la mano. Non vedono l'ora.
“Come faremo con Minou, quando nasce Gabriele?”, domanda perplessa
l’amica DR al fidanzato Edo che, come al solito, sta facendo le fusa al gatto.
”Non avremo più molto tempo per giocare a riccetti con lui...”
"Nè per fargli le coccole e portarlo in braccio in giro per casa..."
“E neanche per scegliergli il filetto di pesce più squisito al super..”.
I due ogni tanto passano la sera a tirare ricci di gomma all’amato felino,
oppure si recano al Pam per cercargli un pesce prelibato e senza lische.
Il resto del tempo lo passano ai concerti, al cinema, alle feste o in viaggio.
B li guarda con un ghigno affettuoso e beffardo.
La vita cambierà un po' per Minou, ma anche per loro.
“Vieni al Dynamo, non fare la piattola. C’è Edo in concerto, domani sera!”, dice l’amica DR diramando inviti per il locale sottoterra dove il fidanzato è solito suonare.
E’ lì che si sono baciati per la prima volta, sotto gli occhi di B.
E’ lì che passano almeno due sere al mese, divertendosi come pazzi.
Probabilmente è lì che hanno concepito il loro primo (ed unico) bambino.
B gioisce del ritrovato buonumore della coppia.
Sabato scorso gli Stevens li avevano invitati per una merenda improvvisata, ma DR era arrivata sola.
“Edo non è venuto”, aveva detto. “Abbiamo litigato. Le uniche last minute siamo noi. Gli uomini, se non hanno il trucco a posto, non alzano le chiappe”.
Milano, luglio 2003
L’amica DR, con la mente palesemente obnubilata dall’ammmmòre, chiede a B e Giovanna di accompagnarla a sentire “un pazzo che suona”. E’ uno che conosce appena.
Ufficialmente Lui lavora in una redazione ma in realtà dà l’anima alla musica.
DR implora e scongiura. E alla fine, facendo leva sul buon cuore delle due, riesce a vincere le loro titubanze.
“Vi prego. Vi preeeeego. Venite con me. Il nome del locale è di quelli che fa paura, Dynamo… non ci posso andare da sola. E lui è un pazzo, sì…. Ma così carino, così carino…. Mi fa ridere. Di lui è questo che mi piace. E poi anche tutto il resto, effettivamente”.
Vestite a festa si presentano al Dynamo, che è poi uno stanzone sottoterra dove il suono rimbomba e non si distingue una faccia dall’altra perché la luce è messa al bando.
Ma il gruppo del pazzo è davvero forte.
B e Giovanna, sempre più ubriache, trattengono a stento i piedi.
Comincerebbero a ballare sui tavoli, ma non vogliono far fare brutta figura a DR.
In compenso battono le mani come se stessero vedendo i Pink Floyd.
Lasciano DR che si bacia appassionatamente e scompaiono nella notte, a bordo di uno scassato maggiolone. Alla storia non è dato sapere se andarono di filato a casa, o a baciarsi pure loro con qualche uomo improvvisato.
Oggi DR e il pazzo aspettano un bambino.
O forse il contrario, fuori di testa come la mamma e bellissimo come il papà.