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Sono una mezza strega,
una sbalestrata giornalista,
una mamma che ha sul gobbo
'quasiquasi' tre canaglie.
Con un colpo di reni, a volte,
balzo in sella ad una bici magica,
volo in caccia del tempo perduto,
riacciuffo le passioni di sempre:
il cinema e le esplorazioni.
Se sono troppo stanca
per uscire o fare incantesimi,
mi siedo davanti al computer
e incomincio a scrivere.
Ehm, piacere, sono B.
B Stevens...
elisandreli@libero.it
lanterna in LUI VISTO DA LEI
yetbutaname in LUI VISTO DA LEI
BStevens in LUI VISTO DA LEI
BStevens in MA CHE FREDDO FA
BStevens in LETARGO-BULIMIA-FREG...
utente anonimo in LUI VISTO DA LEI
BStevens in LILO FOREVER
BStevens in SARAI VERDE?
BStevens in UN DIAMANTINO PER TE
BStevens in TANTE MONACHE DI MON...
altea e felice
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collega paola
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maestra pauline -scuola materna
maestra robi - ex nido pik
mamma di b
nonna di b
numero tre
omega
papĂ di b
parrucchiere sam
pediatra estivill
pik il tappo -figlio uno
polvere di stelle
pop-pante - figlio due
prof
swap party
tommaso- amico di pik
zio di b
ALEM!
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babyccino
duch
entina
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visitato *loading* volte
Se per caso siete incinte all’ottavo mese e una sera avete
qualche perdita splatter, ma per il resto vi sentite benissimo
e non avete la benché minima contrazione, rintanatevi sotto
le coperte al caldo e fatevi un bel sonno, invece che farvi
venire in mente di correre al pronto soccorso per un
controllo.
In caso contrario, infatti, potrebbe accadervi quanto segue:
1 - l’ospedale potrebbe sequestrarvi per l’intera notte
e il giorno successivo, ‘in via precauzionale’.
2 - potrebbe mettervi in camera con altre due fanciulle,
una logorroica e l’altra pure, che non chiuderanno occhio
tutta la notte perché troppo prese a ciacolare dei rispettivi
disturbi.
3 - la mattina potrebbe esservi impossibile andare nel
seminterrato dell’ospedale a comprare i giornali poiché il
diktat dell’infermiera/kapò è ‘perdita ematica=allettamento’,
alias posizione immobile orizzontale da malati, anche se
in realtà ci si sente benissimo.
4 - potreste essere sottoposte ad un turbine di analisi ed
esami il cui esito - seppur perfetto - potrebbe creare spunto
per una serie di controanalisi e controesami, in una spirale
che potrebbe risucchiarvi 24 ore filate o anche di più.
5 - a colazione e pranzo potrebbero darvi solo ciotole
di tè verde perché ‘qui non si fanno trattamenti di favore.
c’è gente che è appena stata operata e non può ingerire
solidi né latte’. gulp.
6 – la Capa dei capi, in ufficio, potrebbe prendersi a cuore
il vostro stato di salute e valutarlo improvvisamente a rischio,
pertanto comincerà a chiedervi insistentemente perché mai
avete deciso di lavorare anche l’ottavo mese (visto che siete
ormai una palla semovente quasi inutile in redazione).
Oh casa, dolce casa.
‘I libici comprano l’Italia, investiranno in tutti i settori’
‘Fondi sovrani libici avanzano, vogliono Telecom e Fiat’
‘Gli uomini del colonnello al cuore delle aziende italiche’
“pronto, potentissima e informatissima fonte Omega?”
“salve B, sto per entrare in riunione plenaria. mi chieda”
“senta, è vero che i libici stanno per comprare Fiat e..”
“tutte cazzate”
“come tutte cazzate, mi permetta. lo scrive la Repubblica”
“mi creda. I libici sono lontani dal voler qualcosa di italiano”
“senta, un loro forte interesse ci sarà, se lo scrivono tutti”
“B, non ho tempo da perdere. mi creda. cazzate. click”
Oggi B è scappata dall’ufficio strisciando sotto i banchi.
La capa dei capi le aveva chiesto di scrivere qualcosa di
“scottante” sui fondi libici che, a leggere i giornali di tutta
Europa, hanno già gli artigli nelle aziende italiane. boh?
Per la fonte Omega sono tutte cazzate.
Meglio partire per il lungo week end e spegnere il cellulare.
Stamane, alle ore 7, casa Stevens era immersa
in un silenzio assoluto. Pik, che di solito si sveglia
all’alba, russava profondamente. così Darrin e Pop.
B ha aperto un occhio, ancora nel dormiveglia. l’ha
spalancato. è corsa alla finestra, poi in bagno. ha
afferrato i vestiti e si è precipitata in ascensore,
mutande e collant al seguito.
Dal quinto piano al T ha fatto in tempo a telefonare
e indossare pantaloni, scarpe, golf, giacca, sciarpa,
cappello e poncho impermeabile color fungo. rapida
come un proiettile è schizzata fuori dal condominio,
ha inforcato la bici e ha pedalato all’impazzata.
Quando è arrivata in redazione, bagnata fradicia,
mortificata e con le scarpe spaiate, erano le 7,18.
Il ritardo di diciotto minuti le è costato carissimo.
La capa dei capi non le ha rivolto la parola per ore.
Chi in casa, a tradimento, le ha sabotato la sveglia
in un giorno di turno d'apertura, sconterà presto
una terribile pena.
Per Pik sono “mammottera”
Per il Poppante “ma-mma-ma”
Per Darrin “grulla” o “gnoccolona”
Per il Babbo “cicciola” o “pétite”
Per lo Zio “lisetta”
Per il Fratello “ehi, tu”
Per la Capa dei capi “Steeeeeeevens!”
Per l’Angelo custode “signò”
Per l’ex Fidanzato “occhipinti”
Per i Suoceri “nuora carissima”
Per la Barista sotto l’ufficio “quella del caffè
americano macchiato caldo, mi raccomando
con l’acqua a parte” ( = alias: la rompicojones)
Per il Panettiere “solita ciabatta bruciacchiata”
Per l’orrido Burns “ohhh, mia adorata vicina”
Per voi Blogger “B”
C’è da diventare matti.
La redazione in cui lavora B ha un acerrimo nemico: la redazione Yyy.
Per la Capa dei capi, lo scopo dei suoi sottoposti dev’essere uno e uno solo:
bruciare Yyy, distruggere Yyy, sparare notizie prima di Yyy.
Oggi, quando il telefono ha cominciato a trillare insistentemente,
B avrebbe dovuto capire che non era il caso di rispondere.
“Salve, sono dell’Ufficio di stampa Trendy. Chiamo per avvertire che l’illustre
società Bofonchio rilascerà a breve un’intervista a Yyy. Vi invito a seguirla”.
Se Trendy è un sadico, B è una masochista.
Ha dovuto andare a riferire la disfatta alla Capa dei capi,
che d'improvviso si è trasformata nella Medusa di Bianca e Bernie.
“Devo comperare l’ennesima versione di Blade Runner” La Capa dei capi si è sposata diverse volte, ma al momento è single. Anche la Capa dei capi, al mattino, ha gli occhi come Mike Tyson - ma ** I “gialli” sono messaggi privati fra membri della redazione e compaiono
“Ho visto la puntata di ER in cui …fenomenale, non ci credi!”
“Ero incollata al video davanti alla versione francese di Cous Cous..”
Ha viaggiato in tutto il mondo, sul lavoro è un caterpillar e studia il cinese
perché “è la lingua del futuro”. La Capa dei capi dorme solo sei ore per notte
e, manco a dirlo, ha un’intensa vita mondana. Quando rientra a casa, verso
mezzanotte, si incolla al piccolo schermo per vedere un film su Sky o dvd.
non per pannolini&co. Lei se la gode in altro modo (vedi i gialli ** sopra).
sul monitor del destinatario, tipo i PVT di Splinder.
Il vasto mondo dei lavoratori è diviso in due.
Ci sono i Certosini: quelli che, dato un compito, lo assolvono con cura e
metodo, lavorando a ritmo costante dal momento “A” in cui ricevono
la sòla al momento “B” in cui la consegnano al loro Capo.
E poi ci sono i Fluttuanti. Quelli che hanno imparato, grazie ad una precisa
tecnica affinata negli anni, a svolgere compiti articolati in pochissimo
tempo - purchè incalzati da una scadenza molto ravvicinata.
I primi sono di norma regolari, scrupolosi, precisi, seri ed affidabili: una
delizia per i Capi, che sanno di poter sempre contare su di loro.
I secondi sono discontinui, instabili, intermittenti, un briciolo creativi e spesso
mancini. Se hanno, diciamo, tre giorni per consegnare, loro per due
giorni e mezzo “elaboreranno il da farsi dedicandosi ad altro”.
Poi, arrivati a ridosso della scadenza, accelerano. Macinano. Corrono come
disperati, spinti da un misto di codardìa ed ansia da prestazione.
Alla fine consegnano un discreto lavoro, frutto più
dell’intuizione che di ragionamenti meditati.
B appartiene senz’altro alla seconda categoria. Non è cambiata da quando,
all’università, si trastullava in biblioteca fino a una settimana prima
dell’esame, poi studiava per 168 ore-non stop e si presentava,
faccia tosta e parlantina, di fronte al professore.
Il guaio, al lavoro, è che la Capa dei Capi ogni tanto arriva di sorpresa
alle spalle di chi si nasconde dietro il computer fingendo
di digitare sulla tastiera, e invece dorme.
Oggi, a 24 ore dal termine di consegna di un pezzo che ha in cantiere
da lunedì, B stava placidamente sonnecchiando. Anche l’articolo
giaceva tranquillo, tutto ancora nella sua testa. D’un tratto
una voce, da dietro la sua schiena, la fa sobbalzare.
“B! Buongiorno! L’articolo sui settori xxx è praticamente pronto, vero?”,
esclama la Capa dei capi materializzandosi pericolosamente dal nulla.
“Si… ehm, infatti”
Se avesse chiesto di vederlo, B sarebbe sprofondata.
E invece, per miracolo, ha girato i tacchi e se n’è andata.
B ha avuto il tempo di farsi arrivare l’ansia, accelerare e finalmente produrre
qualcosa, nelle ore successive. Magicamente, domattina, il pezzo sarà
pronto sul tavolo delle riunioni. Salva per il rotto della cuffia, as usual.
C’è un unico modo per sopravvivere ad una conferenza stampa: scegliere
con cura i vicini di posto.
B, sulla base di una esperienza decennale, ha stilato una precisa strategia
su chi evitare come la peste:
1) Tutti gli IS (Incravattati Sospetti)
Sono gli amici degli oratori, mandati tra il pubblico come cani da guardia
per ringhiare ai giornalisti che non sono abbastanza attenti a grafici e slide.
2) I colleghi “Mr Smile”
Quelli non ascolteranno una parola della presentazione, hanno solo voglia
di chiacchierare –cosa che farebbe anche B, ma se torna in ufficio
col foglio bianco la Capa dei capi la ribalta come un calzino.
3) I colleghi “Sto sul pezzo”
Quelli fanno di tutto per mostrarsi coinvolti nelle vicende della società
che si presenta sul palco. Alla fine della conferenza, matematico,
alzeranno il braccio e proclameranno domande da primi della
classe. Avendoli vicino, B non potrà sbuffare in pace.
4) Le colleghe “Calza maliarda e tacco a spillo”
Quelle, in super-tiro anche alle 10 della mattina, sono una jattura per il fatto
stesso di esistere. Scatenano sensi di inadeguatezza insostenibili
in chi -come B- arriva in conferenza trafelata, con macchie
di rigurgito e borsoni pieni di lego e bavaglini.
Quando si applica la Strategia, la strada è tutta in discesa.
Se invece, disgraziatamente, si incappa in uno dei sopracitati tipi e
la conferenza inizia senza lasciarvi possibilità di fuga siete fregati,
come dimostra il post un po’ più sotto (vedi caso numero 2).
A volte, andare alle conferenze stampa in cui parlano noiosi dandy
che paiono usciti dalla pubblicità del Cebion è una vera goduria.
Per esempio quando, a quelle conferenze, viene inviata
anche l'amica LC, giornalista che vive a Roma.
Ecco perché B, appena saputo che l’amica passava da Milano
per seguire la presentazione della società zzzhzhzh, si è
sentita subito irresistibilmente attratta dalla stessa.
A costo di venire licenziata, ha simulato con la Capa dei capi
profonda competenza sulle vicende zzzhzhzh e si è fatta
assegnare, guarda caso, proprio quella conferenza.
Oggi, ore 10.28 a.m.
“L’Eurostar è quasi alla Centrale”, scrive LC per sms.
“Yahooo... volo!, risponde B, affezionata complice da sempre.
Come una scheggia impazzita si fionda fuori dalla redazione,
inforca la bici e pedala veloce: Via Torino, Corso Italia, Via Larga...
Finalmente la vede. Giacca rossa d’ordinanza, scarpa taccata
e rigorosamente a punta, frangetta sbarazzina: è lei: LC.
Le pseudo-giornaliste&amiche si dirigono insieme all’impegno di lavoro.
Entrano nell’atrio affrescato della conferenza dove PR e colleghi
discutono animatamente delle sorti di zzzhzhzh. Cercano
di darsi un tono biascicando commenti qua e la’, ma
aspettano ben altro. Ecco. Si spengono le luci.
Le due si siedono in ultima fila, senza dare nell’occhio.
Partono le slide. Gli Incravattati recitano il loro sermone
fatto di numeri, grafici a torta e brillanti previsioni per il 2042.
“Piano industriale …. nonostante la congiuntura …fiduciosi.…”
B scoppia come una bottiglia di champagne.
“LC!!! Racconta tutto! Come stai, avete finito di montare il parquet?
Hai visto qualche bel film al cinema di recente? Ti sei data la ceretta ieri?
Vi baciate parecchio tu e Claudio, in questo periodo? ...”
Ore 12
Fine della conferenza. Le luci si riaccendono. B annaspa, non ha udito
una parola della presentazione. LC nemmeno. “Dai, chiedi a qualche collega,
tu che hai faccia tosta…”
Se per caso domani vi capita di leggere due articoli monchi sullo stesso
argomento, “Il piano industriale di zzzhzhzh”, siate comprensivi.
Io e LC avevamo altro di cui parlare, stamattina.
Il tavolo delle riunioni, oggi, non era pieno di scartoffie, ma di pane e salame.
Il collega Paolo festeggiava la sua idea: sei mesi di aspettativa sul lavoro e lui
parte per l’America, a girar documentari. La famiglia lo segue, alcuni sponsor lo
finanziano. Libero come il vento a rincorrere i suoi sogni.
B riflette. In sei mesi d’aspettativa ne farebbe di cotte e di crude, lei.
Se ne andrebbe in India oppure in Cina, ad osservar la gente. Scriverebbe
reportage e scatterebbe foto per le strade. Andrebbe al cinema tutti i pomeriggi
e tutte le sere. Vivrebbe un po’ a Parigi, così, tanto per gradire. E tante altre cose
ancora, tutte da pensare. Deve solo convincere Darrin, Pik e Pop: siamo quasi a cavallo.
Nell'ufficio dove B è rientrata dopo i mesi di maternità, accade qualcosa di strano.
Da dietro il suo computer, che si trova nell’angolo più remoto della redazione,
B aguzza occhi e orecchie. Scruta volti e movimenti, raccoglie indizi,
osserva cenni d’intesa e origlia discussioni inzuppate di losco.
Ore 9,10
La collega Marta alza il sopracciglio. Il collega Luca risponde con il labbro.
I due si avviano sul pianerottolo C, quello destinato ai viziosi fumatori. Escono.
La televisione a circuito chiuso li riprende mentre si passano un misterioso
poliedro bianco. Poi si separano come se non si fossero mai incrociati.
B riprende a lavorare. Si immerge nel clima frenetico della redazione.
Rigurgiti-plasmon-playmobil sono solo uno sbiadito ricordo. Digita furiosa
sulla tastiera, componendo frasi astruse su Citigroup che vara un aumento di
capitale da 8000 trilioni di miliardi, poi si blocca. Sente freddo. La porta finestra
di fianco a lei è spalancata.
Fuori, sul ballatorio, ci sono il collega Alessio e la collega Sophie.
Si accorgono che B li osserva e chiudono la porta, SBLAM.
Attraverso il vetro le fanno cenno di voltarsi dall'altra parte.
B fa spallucce e riprende a pigiare tasti, lettere, numeri. Non sono affari miei,
cerca di convincersi. Ma la conversazione ha toni accesi. “..dai smettila…”
“non posso… ovinata..." "vado là”. Quando i due rientrano, la collega
Sophie ha gli occhi verdi molto lucidi e il naso che cola.
Ore 12,45
La collega Sara alza la testa. Con lo sguardo cerca qualcuno.
Il collega Teo scatta in piedi. Si infila il cappotto. Escono all’esterno.
Poco dopo schizzano fuori anche i colleghi Andrea, Carlo e Alice.
Traffici disonesti, love story clandestine e sguardi più che sospetti.
La redazione è diventata un coacervo di tutto questo, in sua assenza.
“Ciao B, senti, tu da lunedi riprendi a lavorare, giusto?”, chiede la Capa dei capi.
”Giusto!”, esclama B, come un soldatino sull’attenti.
“Dunque rientri nei turni normali della redazione, vero?”, incalza lei.
”…”
”Voglio dire: farai anche il turno d’apertura e di chiusura, dico bene?”
B esita. “Per me arrivare in redazione alle 7 è impossibile", risponde pensosa,
"devo allattare il poppante ed accompagnare Pik al nido prima di venire"
Sa di ricominciare col piede sbagliato ma prosegue a chiare lettere.
“Finchè il poppante non avrà compiuto un anno sarebbe meglio
un fisso sindacale 9-15, fuori da turni e rotazioni. Come s'è
sempre fatto con le mamme in orario di allattamento…”
Dall’altra parte del filo si sente un sospiro.
“B, ti verremo incontro. Ma sappi che dopo la riorganizzazione dell'ufficio
la parola d’ordine qui è flessibilità. Bisogna essere iperdisponibili e super-duttili.
Adattarsi alle esigenze della redazione. Siamo macchine da guerra, ora. Organìzzati”
Il terrore corre sul filo.
Oggi all’alba gli Stevens sono atterrati a Milano, di ritorno dalle vacanze.
All’ingresso del palazzo hanno ritrovato l’Angelo custode: scopava
sulle scale imprecando in napoletano, come tutti i lunedì.
Sul pianerottolo hanno incrociato il perfido signor Burns, il dirimpettaio.
“Posso passare da voi stasera?”, ha detto autoinvitandosi
nel salotto di casa Stevens, come fa spesso.
Non avevano fatto in tempo ad entrare e disfare le valigie che Darrin
è balzato di nuovo alla porta, strattonato da Pik che gli chiedeva
di giocare con gli aerei. ”Buriddu, sono le 8. Corro al lavoro
o faccio tardi”, gli ha esclamato - come ogni mattina.
B ha preso il poppante in marsupio e Pik per mano e si è diretta al nido.
Ovviamente lungo la strada si è fermata al bar di Luca il tatuato,
che li ha accolti con spremuta e brioche, parlando di calcio.
Al nido la mitica maestra Robi li ha accolti con gridolini di gaudio e tripudio.
Pik le è corso incontro abbracciandola, dimenticandosi come al solito
della madre che sulla porta aspettava il suo “bacio dell’addio”.
Poi è arrivato Tommaso e Pik si è dimenticato anche della maestra.
”Se io ti faccio vedere il mio aereo, tu mi dai il tuo castello?”,
gli ha detto come se le vacanze non ci fossero state
e loro si fossero salutati il giorno prima.
B è passata dal panettiere ed è tornata a casa.
Ha disfato le valigie e messo a dormire il poppante.
Poi si è seduta alla scrivania e ha finito l’articolo Cina-Russia
come promesso al Prof, che a 10 anni dalla tesi ancora la fa sgobbare.
Si gode gli ultimi giorni di “libertà” da mamma perché dalla prossima settimana
tornerà definitivamente in redazione, dopo sette mesi di maternità.
Rivedrà la Capa dei capi, i colleghi e le Fonti del suo lavoro.
”Chissà come sarà tutto cambiato”, si domanda.
E sorride, certa di ritrovare anche lì il suo rassicurante, affettuoso copione.
Stamane B era vestita di tutto punto e un po’ emozionata, mentre abbracciava i figli ed usciva per il primo giorno di lavoro dopo mesi di soave maternità.
Il puffo l’ha salutata con un incoraggiante “ciao mamma, io vado con papà”.
Il poppante è stato più affettuoso. Volendo rimarcare il territorio, le ha lasciato un’enorme macchia di rigurgito sulla maglietta.
B se n’è accorta solo in redazione, quando una collega l’ha guardata ridendo.
Che la giornata non marcasse bene avrebbe dovuto capirlo subito, del resto.
All'ingresso del palazzo stavano scavando un enorme fossato.
“Lavori in corso”, recitava il cartello.
Ma il presagio, vista la voragine, risultava chiaro.
Eppure B, cocciuta, ha preso l’ascensore ed è arrivata al terzo piano.
Il suo badge risultava "scaduto e non rimpiazzabile".
I colleghi, nel frattempo, hanno imparato un codice a 10 cifre ed entrano con quello.
Ululando si è fatta aprire e si è seduta al “suo” posto.
I sistemi informatici, in complotto contro di lei, l’avevano estromessa senza via d’uscita.
Il temibile Cobra la qualificava come “log-in error”.
Coyote, l’altro programma in uso, le rispondeva “log off and shut down”.
La riorganizzazione dei desk si è abbattuta come una scure anche sui colleghi.
Come ombre impazzite ora digitano pezzi su pezzi, senza alzare gli occhi dai monitor.
Furiosi, agli occhi di B. Probabilmente efficienti, agli occhi della Capa dei capi.
B si sentiva un pesce fuor d’acqua. Frasi come “i prezzi sono scesi e i rendimenti saliti” le sembravano gorgheggi del poppante. Stessa valenza semantica nulla.
Ci vorrà tempo per ricominciare, si diceva B.
La sua mente era tabula rasa.
I neuroni, annichiliti da mesi di spirale tetta-pappa-nanna, non riprendevano conoscenza.
Le orecchie, sorde ai colleghi, risultavano ovattate di latte e pannolini.
Quando è tornata a casa, le sembrava di non aver visto i figli per giorni.
Li ha abbracciati stretti e non li avrebbe lasciati più.
Eppure, B ha voglia di tornare in ufficio, domani.
Uno dei suoi punti cardinali, oltre alla famiglia e agli amici, sta per tornare a posto.
Per il quarto, il cinema, dovrà aspettare ancora un po’.
B è in maternità. Ancora per poco, una settimana.
I colleghi lanciano messaggi poco rassicuranti.
“In redazione è il putiferio. L’organizzazione dei desk è cambiata completamente, i turni sono stati stravolti, il malumore serpeggia tra i colleghi ostili alla novità”, aveva detto la Capa dei capi al telefono.
”In redazione stiamo sostenendo ritmi disumani”, aveva raccontato il collega Max. ”Nessuno
ha più tempo per pranzare, siamo tutti magri come chiodi. Al tuo ritorno, troverai
solo larve umane dietro ai computer”.
B ha pensato per giorni a come sopravvivere al ritorno in ufficio, senza trovare risposte.
Oggi, per fortuna, la buona notizia.
”Ehi, B! Ho organizzato una cena per i primi di novembre. Ci vediamo tutti a casa mia e studiamo una strategia comune di difesa!”, ha scritto la collega Simona.
Improvvisamente, B si sente più leggera.
“B, qui in redazione stiamo sostenendo ritmi disumani”, dice al telefono il collega Max.
”Da quando c’è stata la riorganizzazione, nessuno ha più tempo per pranzare. Siamo tutti magri come chiodi. Al tuo ritorno, troverai solo larve umane dietro ai computer”.
B è atterrita, al pensiero. Ha ancora parecchi chili da perdere, dopo la gravidanza, e non esclude che il clima in ufficio possa offrire qualche vantaggio.
Ma tutto sommato vorrebbe notizie più rassicuranti.
Prova a chiamare il fido Andrea, facendo la finta tonta.
“Ehilà collega! Come andiamo laggiù?”
”Male, malissimo. Sono dimagrito 5 chili in 10 giorni. L’help desk di Bangalore sta per prendere il comando, la Capa dei capi giace tramortita nel suo gabbiotto e i servizi italiani soffocheranno molto presto”.
Sembra un film di Guerre Stellari.
B sospetta che i colleghi stiano solo scherzando.
Nel dubbio andrà sotto il tavolo e non uscirà mai più dalla maternità volontaria.
“B, in redazione è il putiferio. L’organizzazione dei desk è cambiata completamente, i turni sono stati stravolti, il malumore serpeggia tra i colleghi ostili alla novità”, dice la Capa dei capi al telefono.
B, che in questi mesi vegeta in una dimensione parallela fatta di tetta-pannolini-sonno, viene catapultata d’improvviso sul pianeta-Terra.
”Beh, credo ci siano un sacco di aspetti positivi …. occupandoci di cose diverse dal solito allargheremo le nostre competenze… e il turno delle
Sa che presto tornerà al lavoro e trema al pensiero di trovare le cose diverse da come le ha lasciate. Un brivido le corre lungo la schiena.
Vagamente si ricorda le riunioni del mattino, coi capi ammassati dentro il grande acquario a parlare di Planning e i colleghi a capo chino sul computer.
Coi pochi neuroni che le sono rimasti in vita rivede le facce delle Fonti, indispensabili “mezzi” del suo lavoro.
Ripensa a Cobra, lo spaventoso sistema informatico che regola i monitor di tutta la redazione.
Poi per fortuna le vengono in mente C, V, M, F, G, S, P e tutti gli amici che lavorano con lei, nella stessa stanza. Le torna il sorriso. Ce la può fare, forse.