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Sono una mezza strega,
una sbalestrata giornalista,
una mamma che ha sul gobbo
'quasiquasi' tre canaglie.
Con un colpo di reni, a volte,
balzo in sella ad una bici magica,
volo in caccia del tempo perduto,
riacciuffo le passioni di sempre:
il cinema e le esplorazioni.
Se sono troppo stanca
per uscire o fare incantesimi,
mi siedo davanti al computer
e incomincio a scrivere.
Ehm, piacere, sono B.
B Stevens...
elisandreli@libero.it
lanterna in LUI VISTO DA LEI
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BStevens in LUI VISTO DA LEI
BStevens in MA CHE FREDDO FA
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nonna di b
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polvere di stelle
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prof
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visitato *loading* volte
Tutto cominciò con Chammi, occhi neri pelle nera.
Continuò con Diluh poi con Ramanii Mangiu Candra
Aesha Mali. e ancora Rachema Lindu Sryiani, Dalika.
Signore dello Sri Lanka arrivate in Italia per lavorare,
accompagnate dal marito ma lontane dai loro figli.
Chammi, che ha tenuto Pop fino all’inizio del nido,
era diventata quasi una di casa: fidata, responsabile,
super. Quando la teppa cominciò ad andare a scuola
B, sentendosi un po’ in colpa, smosse oceani e mari
per trovarle un altro lavoro bello, che le assicurasse
guadagni sufficienti per sé e la prole lontana.
Il punto è che la voce si è sparsa nel quartiere e
in un anno, a casa Stevens, son passate dozzine
di signore. Si presentano la sera tardi, raccontano
la loro storia, indicano le loro referenze. B ascolta,
prende nota, controlla date, nomi e permessi
di soggiorno: poi, se si è convinta,
inserisce il nome nella sua lista personale.
Infine unisce domanda e offerta, quando qualcuno
le chiede se conosce persone di fiducia per un aiuto
in casa o coi bambini. L'appagamento che dà trovare
un lavoro a queste signore non è neanche vagamente
paragonabile a quello che si consegue in redazione
scrivendo pezzi sulle riforme macro in Eurolandia.
Eppure ci vogliono entrambe, queste occupazioni,
almeno a B. Una per nutrirle la testa, l'altra per darle
la sensazione di “regalare un’assistenza”, ancorchè
minuscola, all’accomodamento di queste vite poco
fortunate che - se solo il destino avesse lanciato
i dadi in modo diverso - avrebbero potuto
essere la sua.
PS se per caso qualcuno cerca a Milano..
elisandreli@libero.it che dò volentieri i nomi!
Tanti auguri a tutte le “mamme -e -poi” del mondo.
Auguri alla mamma di Tommaso, che dopo tre anni
di figli non stop è volata per un week end di riposo
e follie a Copenhagen, con amici.
Auguri a Claudia, che è in ospedale a partorire,
a Daniela, che è alle prese con rigurgiti, pannolini
e notti insonni, e a Zino, che si è sposata da poco
tra i limoni di Sicilia ed ha un pancione grande
come un aerostato.
Auguri ad Errica, che gira sempre con la sua Alice
nel marsupio, a Nuria, che scrive rincorrendo Olivia,
e a Barbara, che è riuscita a ripartire da zero anche
se col papà della sua bambina non è andata come
sperava. Auguri ad Elisa, mia socia di sempre.
Auguri a Chammi, mamma dei suoi bambini laggiù
in Sri Lanka -e un po' "mamma" anche del poppante,
qui in Italia. Auguri a Valeria, che il suo bambino l’ha
perso e si è rimessa in discussione, con umiltà.
Auguri ad Ana, che lascerà il suo lavoro seguendo
il marito in Francia perché “è importante tenere unita
la famiglia” e a Ilaria, che ha trascinato marito e figlio
a Budapest per seguire un progetto umanitario in
cui crede parecchio.
Auguri a Federica, che la sua azienda ha preferito
liquidare perché “le mamme non fanno gli orari di cui
abbiamo bisogno in questa fase”. Auguri ad Elasti e a
Lisa, che mi hanno dato l’idea per questo blog, e alla
collega Paola, che da qualche mese ha le occhiaie
fino ai tacchi.
Auguri a Lea, che ha l’energia di una pila ricaricabile,
a Petra, che tra un pannolino e una pappa divora libri
uno dopo l'altro, e a mia suocera, cui nonostante le
distanze voglio un gran bene.
Auguri alla mia mamma, che non c’e’ più ma continua
ad esserci, sempre.
Auguri, infine, a chi passa di qui ogni giorno, perchè
un motivo ci sarà, ed auguri agli uomini che ci stanno
al fianco, probabilmente stanchi e confusi quanto noi.
“Ciao bellona indietro!”, esclama Pik a Chammi
che sta uscendo dalla porta. Lei lo guarda perplessa.
“Ehm… Pik che cosa vuole dire?”, chiede B tremando
per le possibili risposte.
“Vuol dire che Nemo esce dall’acquario”, sentenzia lui.
“… che il cavaliere nero batte tutti”, prosegue. “… e
che adesso si va a casa”, conclude.
L'avance non era troppo grezza, dunque.
Sospiro di sollievo.
Finalmente, in agosto, Chammi -la super tata di casa
Stevens- andrà in Sri Lanka a trovare i suoi due figli, 8 e
2 anni. Ne parla da mesi e non sta più nella pelle.
“allora… staremo via 20 giorni …”
“Chammi! ma anche un mese, due mesi… dai, non ti
preoccupare, qui ce la caviamo benissimo. Io ho ancora
della maternità da smaltire, chiederò luglio e agosto e
siamo sistemati!”
“…”
“che c’è, Chammi!? vi aiutiamo anche per il biglietto, eh.
Immagino che l’aereo costi caro. Come son contenta che
rivedi i tuoi bambini! saranno cresciuti tanto dall’ultima
volta, eh…?”
“signora...”
“perché mi dici signora, che mi chiami sempre B?”
“B …non andiamo per più di un mese. abbiamo paura
di legarci troppo, di non riuscire a tornar qui per lavorare,
se rimaniamo molto a lungo al Paese. tu capisci?”
si, capisco. ma c’e’ qualcosa di profondamente ingiusto
in tutto questo. nelle diverse possibilità che sono regalate
alle persone, quando nascono.
“Entra, fai piano!”
“Mamma le accendi?”
“Ecco… tu prendi questo…”
“No, io la tòttta”
“La mamma la torta e tu il pacco”
“Cantiamo la canzone tutta di sorpresa?”
“Si e… ti ricordi cosa devi dire? dai! andiamo”
Tanti auguri a te… auguri a te .. auguri a Chammi
... "Chammi, noi ti vogliamo tantissimo"
Pik, Poppante, Darrin e B
Pik alla babysitter Chammi
“Tu vieni domani?”
“Sì certo Pik!”
“Sì, che se vieni ti dò una sorpresa”
Le logiche del mercato si insinuano striscianti, anche nella mente
di un bambino di tre anni.
Ogni mattina, Pik dà le direttive per la tabella di marcia.
“Oggi al nido mi accompagna il papà”, è la frase più ricorrente.
Altre volte, invece, è B la prescelta: in quei casi Darrin si prende il
poppante, fino a che non arriva Chammi, e lei zompa in bici con Pik.
Di solito gli Stevens assecondano i desideri del dèspota,
che elargisce Investiture come un Signore con i suoi vassalli.
Ma oggi B si è ribellata. Aveva voglia di accompagnarlo lei, il tappo.
E che diamine.
“Pik, vieni con la mamma al nido, daaai”, ha cercato di circuìrlo seduttiva.
“No! Ho detto che mi accompagna ... il papà”, ha infierito lui senza farsi irretire.
Per portarselo dietro in bici, B ha promesso:
- colazione completa da Luca il tatuato
- macchinina all’edicola che sembra un luna park
- giro alla Fnac con acquisto del dvd <la tigre della Malesia>.
Ma guarda tu...
“Facciamo che io sono il pirata cattivo, papà è Peter Pan,
la Chammi è Wendy e la maestra Robi è Trilly!”
“E io, Pik? Io chi sono?”
“Tu sei solo la mamma”
Chammi è uno schiacciasassi, un mastino, un caterpillar.
I bambini, con lei, rigano dritto. La casa si dà un tono. I gatti si mettono in fila.
Ed anche B trema.
Quando lei arriva, ore 14.30, a casa Stevens è tutto un disastro.
Lei non si scompone. Alza il sopracciglio e si rimbocca le maniche.
Raccoglie il bavaglio che il poppante ha lanciato a terra.
Sistema i lego che proliferano nel lavello e riordina i plichi sparsi sulla scrivania.
Poi si avvicina a B e accarezza con la spugna i capelli intrisi di rigurgito.
Le sorride, comprensiva, ma la bacchetta anche. “C’è molto disordine”, dice.
E passa oltre.
Chammi è una via di mezzo tra Mary Poppins e il grillo parlante.
Per ogni cosa, lei dice la sua. Ed è sempre quella giusta.
Se B mangia solo un toast perché va di corsa, lei l'avverte: “ti rovini la salute”.
Se mette il poppante a pancia in giù per fargli fare un po’ di palestra, lei suggerisce
“in Sri Lanka i bambini iniziano a gattonare da quando sono pronti, non prima”.
Se la sera, per stanchezza, B infila in lavatrice panni colorati e bianchi,
lei tira fuori tutto rosa e dice sorridendo “non andava tutto insieme”.
E' ora di imparare.
Chammi è un grande aiuto.
E’ una compagna di viaggio, su questa barca scalcagnata.
Il piano di B era diabolico.
L’aveva studiato nei minimi dettagli.
Sarebbe uscita dalla redazione alla fine del suo turno, non un minuto in più.
Avrebbe portato Pik a casa del suo amico Tommaso.
Avrebbe allattato molto rapidamente il poppante e l’avrebbe affidato per un paio d’ore
alla super babysitter Chammi.
Poi avrebbe preso un taxi veloce come una saetta, alla volta del cinema Anteo.
Si sarebbe mescolata con la folla cinefila ed appassionata.
Avrebbe applaudito Silvio Soldini che arrivava sul palco.
Avrebbe ascoltato la sua lezione di cinema.
Avrebbe fatto domande su Agata, che fulminava le lampadine al suo passaggio,
di Rosalba, che viene dimenticata all’autogrill e parte per una nuova vita
e di Pabe, giovane nomade che “divide in due” l’anima di un uomo.
Il piano era diabolico.
E quasi perfetto.
Si è fermato al punto 3.
La poppata è durata quaranta minuti e ha fatto saltare tutti gli incastri successivi.
Oggi, dopo il nido, Pik avrebbe dovuto andare dal suo amico inseparabile
Tommaso, che abita nel palazzo di fronte agli Stevens. Ma Tommaso,
il colosso mezzo svedese, è stato colpito da dissenteria e vomito.
”Pik, meglio non andare a trovare Tommaso, oggi, è ammalato. Potrebbe
essere un morbo contagioso”, dice B, terrorizzata dalle malattie.
”Noooooooooooo! Vojo andare a casa di Tommaso! Dobbiamo giocare coi
cavalieri bruttissimi e con i mostri e anche con Capitan Uncino”, ribatte
il piccoletto, non ascoltando ragioni.
B lo strattona verso l’ascensore e cerca di circuirlo: “Tesoro, dai che andiamo.
C’è Chammi, c’è tuo fratello, c’è la mamma … prendiamo il Di-Doh!”
”No mamma. Devo andare da Tommaso per dirgli una cosa”
”???”
”Che vojo andare da lui”
B intravede nuvole fosche, all’orizzonte.
Pare che Pik abbia perso la testa per una donna.
E la fortunatissima è Chammi, la tata di casa Stevens.
”Oh Chammi, dormi qui con me stanotte”, dice lo sciagurato mentre lei
gli costruisce una pista per il trenino di legno.
B sente per caso e si mette ad origliare. ”Insieme a Ippo e ai Barbapapà,
vieni anche tu con me nel sacco della notte. Ti dò un ciuccio”, promette maliardo.
Lei ride, materna, cercando di spegnere i precoci ardori.
Ma al momento dei saluti, ci risiamo.
”Dai un bacione alla Chammi che se ne va!”, chiede lei sorridendo, amichevole
come ogni sera.
”Si ti dò un bacio”, risponde l’omino di Lilliput abbracciandola. E poi, languidamente:
“E’ tutta morbida”, dice, alludendo alla giacca scamosciata o forse alla pelle
della fanciulla srilankese dai capelli corvini.
B non era pronta. Prova a sdrammatizzare: “Pik ma ti sei innamorato!”
”Si mamma, sono noràto. Domani
Il signor D dovrà essere subito informato.
B cerca disperatamente di ricavare 10 minuti al giorno per scrivere sul suo nuovo blog.
Dovrebbe essere semplice, visto che è ancora in maternità.
Quasi impossibile, invece.
Ogni volta i due figli le ricordano che sta rubando tempo a loro, con i suoi impegni.
Stamane aveva posato delicatamente il poppante nella culla, per farlo dormire.
L’aveva nutrito, aveva gorgheggiato con lui, gli aveva cambiato il fetido
pannolino, avevano rotolato insieme sul tappetino Tiny Love.
Alla fine di tutto questo il neonato era stanco: benissimo! Aveva pensato B.
E’ il momento da cogliere al volo.
Invece che fare i chilometri con la carrozzina, come da quattro mesi a questa parte
nelle ore di pisolo del piccolo, aveva provato a metterlo al gabbio, nella culla
con le sponde di ferro. Il silenzio è regnato in casa Stevens per minuti 9.
B aveva appena fatto in tempo a sgranchire il suo unico neurone, peraltro arrugginito.
“Uèèèèèèèèèè! Uèèèèèèèèèèè!” – che nel linguaggio tappico significa: insomma
dove sei, madre degenere? Io sono qui da solo che cerco di addormentarmi…
e tu? Fammi subito compagnia, avanti.
Lei non si è persa d’animo e si è preparata per il pomeriggio.
Ha chiesto aiuto a Chammi-la-babysitter, cui ha affidato il poppante.
Poi ha comprato 5 vasetti nuovi di Di-Doh, un pongo colorato che Pik adora.
E quando la bestia è tornata dal nido, ha sfilato il suo asso dalla manica.
“Tesorùùùùcciooooo. Gioca con questo tuo nuovo Di-Doh. Fai tantissime forme,
circa 100, e quando hai finito le fai vedere a mammà, che intanto lavora un pochino”
“…”
Il silenzio, questa volta, è durato più a lungo: minuti 14. Alla fine dei quali Pik è arrivato
trafelato in studio.
”Mamma, è successo un disastro. Il Di-Doh si è ribellato un po’ tanto. E poi
mi sono stufato, da solo”
Digrignando i denti, B è andata in camera del fetente. Il Di-Doh non c’era.
Era spalmato sui cuscini del lettone, insieme al gatto Rocco e alla preziosa boccia
di Lactogal, un intruglio quasi miracoloso che costa un occhio della testa e dovrebbe
servire a mantenere la produzione di latte di B ad un livello di decoro.
Chammi, la tata di casa Stevens, viene da lontano. Ha occhi nerissimi e
la pelle scura. Porta sempre con sé la foto dei suoi bambini, 2 anni e 8, che
vivono in Sri Lanka.
Ogni mattina, quando arriva, Chammi abbraccia Pik e il poppante - e sembra
davvero contenta di occuparsi di loro. B è malinconica, quando ci pensa:
qui ci sono due mamme che lavorano ed entrambe non possono
accudire i propri figli. Ma una delle due, la sera, può almeno
addormentarsi con loro.