
Sono un po' fata e un po' strega.
Volo sulla mia bici magica
e lavoro in una redazione che
pullula di strani soggetti.
A casa ho due gatti
e due avanzi di galera:
Pik e Pop, di tre anni e uno
rispettivamente.
Fino a prova contraria ho
anche un marito, Darrin, e due
grandi passioni: il cinema
e Gianni Canova. Mi chiamo B.
B Stevens.
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“E’ tedesco?”
“No, del Kazakistan”
“Ma… in lingua?”
“Si, coi sottotitoli in inglese”
“Ehm.. e quello dopo?”
“Alle 22.30 c’e’ il film polacco”
“Polacco?”
“Ma sì, interessante. In italia queste 'storie a margine',
di deriva, non si vedono mai sugli schermi..."
“Francamente, Ana, ho un po’ paura sia un mattone”
“B, sii più aperta alle novità! Si prova e si vede. E quando
ci ricapita? Se è una palla usciamo. Dai, pedala più svelta o
facciamo tardi per lo spettacolo”
Settimana scorsa B ha convinto Ana, l’amica di Bogotà,
a comprare la tessera della rassegna “Cannes e dintorni”.
Inizialmente lei era recalcitrante ma poi-un po’ per amicizia,
un po’ per curiosità, ha accettato. Col passare delle ore si è
lasciata coinvolgere, sempre di più, sempre di più. B ha
creato un mostro.
La fanciulla ora è come assatanata. Scova sul programma
i film più improbabili e conduce di peso B alle relative proiezioni,
una via l’altra, fino all’1 del mattino.
D'altro canto, è la legge del contrappasso. Per anni B ha
trascinato gli amici al cinema, anche per film obiettivamente
singolari. Ora sulla sua strada ha trovato qualcuno peggio di
lei e da carnefice è diventata vittima delle sue stesse torture.
Stasera tocca ad un film turco, con sottotitoli –se va bene-
in francese.
B imparò a camminare per amore. Ad un anno tondo,
infatti, si tirò in piedi e provò ad inseguire un bambino
biondo e crucco che le piaceva molto, tale Walter.
Suo fratello invece smise di gattonare quando scoprì i
campi da calcio, per correre dietro alla palla. Quasi come
suo nipote Pik, due anni fa: solo che al posto del pallone
c’era la testa del gatto.
Il poppante ha deciso di lasciarsi andare ieri. Nella stanza
c’erano suo fratello, gli amici Tommaso, Ezzì, Emile e infine
la sorella minore di quest’ultimo, Salomè, mezza francese,
molto carina e un tantino vezzosa. Il poppante è andato
fuori di testa.
Ha provato a far colpo con un morso sul braccio: niente.
Ha provato ad agitarle davanti un sonaglio colorato: niente.
Ha provato a regalarle una macchinina e una moto:niente.
Allora, esasperato, si è tirato in piedi, ha gonfiato il petto
e ha fatto i suoi primi passi, sognando di vederla
stramazzare d’emozione.
Lei ha girato la faccia dall’altra parte, sdegnosa: ma
il suo spasimante, in preda all'ebbrezza di chi ha appena
superato un limite, forse nemmeno se ne è accorto.
Tanti auguri a tutte le “mamme -e -poi” del mondo.
Auguri alla mamma di Tommaso, che dopo tre anni
di figli non stop è volata per un week end di riposo
e follie a Copenhagen, con amici.
Auguri a Claudia, che è in ospedale a partorire,
a Daniela, che è alle prese con rigurgiti, pannolini
e notti insonni, e a Zino, che si è sposata da poco
tra i limoni di Sicilia ed ha un pancione grande
come un aerostato.
Auguri ad Errica, che gira sempre con la sua Alice
nel marsupio, a Nuria, che scrive rincorrendo Olivia,
e a Barbara, che è riuscita a ripartire da zero anche
se col papà della sua bambina non è andata come
sperava. Auguri ad Elisa, mia socia di sempre.
Auguri a Chammi, mamma dei suoi bambini laggiù
in Sri Lanka -e un po' "mamma" anche del poppante,
qui in Italia. Auguri a Valeria, che il suo bambino l’ha
perso e si è rimessa in discussione, con umiltà.
Auguri ad Ana, che lascerà il suo lavoro seguendo
il marito in Francia perché “è importante tenere unita
la famiglia” e a Ilaria, che ha trascinato marito e figlio
a Budapest per seguire un progetto umanitario in
cui crede parecchio.
Auguri a Federica, che la sua azienda ha preferito
liquidare perché “le mamme non fanno gli orari di cui
abbiamo bisogno in questa fase”. Auguri ad Elasti e a
Lisa, che mi hanno dato l’idea per questo blog, e alla
collega Paola, che da qualche mese ha le occhiaie
fino ai tacchi.
Auguri a Lea, che ha l’energia di una pila ricaricabile,
a Petra, che tra un pannolino e una pappa divora libri
uno dopo l'altro, e a mia suocera, cui nonostante le
distanze voglio un gran bene.
Auguri alla mia mamma, che non c’e’ più ma continua
ad esserci, sempre.
Auguri, infine, a chi passa di qui ogni giorno, perchè
un motivo ci sarà, ed auguri agli uomini che ci stanno
al fianco, probabilmente stanchi e confusi quanto noi.
Nei tre giorni di vacanza gli Stevens sono andati al mare con
gli Emile’s, la coppia perfetta. Lei colombiana, lui francese, pare
si siano trovati direttamente in Paradiso.
Insieme sono belli, bellissimi. Talmente affiatati che qualunque
altro assortimento, in confronto al loro, sembra sbiadito.
I due si sorridono, si sostengono, si guardano amorosi tutto
il tempo. Si chiamano “corazòn”, “mon ange” o “amour”. Ogni
tanto si accapigliano, ma è cosa di pochi secondi e poi tutto
ritorna rosa e fiorito, chez eux.
B, in spiaggia, li guardava estasiata e un poco impensierita.
“Darrin … li vedi come sono innamorati, loro? … e noi?”
“noi cosa, donna? noi abbiamo le nostre grane, ci azzuffiamo
e ci prendiamo a morsi. che cosa importa? a me piace perchè
ce la ridiamo insieme, appena finito di litigare”
B non ci ha capito una sverza ma di una cosa è convinta: come
direbbe la Jane Austen di Pellys, Darrin è un po’ il signor Darcy.
“uno che lo detesti, ma appena smetti di detestarlo ti accorgi che
lo sposeresti domattina”. Dunque, ben vengano anche le zuffe.
Emile, tre anni, frequenta il nido di Pik. Ha la mamma colombiana Maddalena, tre anni e mezzo, figlia di una collega, scia con eleganza Leonardo, quattro anni, cuginetto degli Stevens, va a lezione di flauto Alessandra, classe 2004, frequenta un corso di danza creativa (?) e
A tutta questa foga di “apprendere-insegnare”, Darrin risponde pfui. In ogni modo, ormai è deciso: in attesa di imparare a suonare la chitarra
e il papà francese. Parla correntemente tre lingue.
sulle piste-baby di Champoluc.
e suona già con una discreta cognizione.
a giugno parteciperà al saggio in tutù.
”Ci manca il corso di informatica ai bambini dell’asilo e siamo a posto”,
proclama beffardo.
acustica, Pik e Tommaso inizieranno un corso di acquaticità in piscina.
Dopo il lavoro, ogni mercoledì, B li accompagnerà a bordo vasca,
sperando che tra un flutto e l’altro non prendano il raffreddore.
B ha sempre desiderato una famiglia numerosa.
Sempre, ma soprattutto a Natale.
E non l’ha mai avuta.
L’altro giorno, quasi per caso, si è imbucata alla festa di Natale di un’altra famiglia.
Doveva essere uno dei soliti ritrovi under-three. Ma alla fine, dagli Emile’s,
c’erano più parenti che bambini o amici.
Parenti colombiani della mamma, arrivati in direttissima da Bogotà.
Tanti. Tantissimi. Zii, nonni e cugini e cuginetti. Vivaci e briosi.
B e Pik si son trovati in un grande cerchio ad intonare
canzoni di Natale mai sentite, in lingua spagnola.
Un lontano zio suonava il piano, altri battevano le mani e agitavano tamburelli,
i più fissavano la scena e fingevano di cantare. L’allegria di quel posto
B se l’è portata dietro anche quando ha ripreso l’auto con il figlio,
per tornare a casa. La musica è un gran collante.
Ma non era solo quello.
“Ehi! Lo so che è un invito dell’ultimo minuto ma… venite a pranzo da noi oggi?”,
chiedono gli Emile’s, degli amici nuovi conosciuti grazie al nido.
Lei colombiana, lui francese, il figlio di tre anni poliglotta.
“Mmmhhh… difficile, è proprio l’ora della nanna…”, pensa B di primo acchito.
Poi si fa coraggio. ”Evabbè dai, non facciamo come al solito. Per una volta
dimentichiamo l’orologio e i ritmi dei bambini. Pik salta la nanna, oggi”
Gli Stevens accettano l’invito e montano sull’auto.
E’ strano come in certi ambienti, e con certe persone, ci si senta a proprio agio.
Persone semi-sconosciute, eppure subito vicine.
Pollo con lenticchie, confidenze, risate, i bambini di là che giocano.
Un legame che nasce e si sviluppa, quasi senza averlo programmato.
Gli Emile’s sono simpatici, amano viaggiare, sono pieni di passioni
e hanno un guizzo creativo che agli Stevens piace un sacco.
Trasgredire, forse, è anche questo: sconvolgere le abitudini, vincere la pigrizia
e approfondire una bella conoscenza.
Agli Stevens piace invitare a casa propria gli amici di Pik, se ha genitori simpatici.
In quelle occasioni Darrin, solitamente sciatto, si fa prendere dall’ansia da prestazione.
Incapace di ricevere ospiti “alla buona”, si trasforma in un’efficientissima massaia.
Riordina perfettamente la casa, corre al Pam a comprare ogni genere di conforto
e si arma di un sorriso degno di un maggiordomo, quando apre la porta.
Ieri è stata la volta dei genitori di Emile, invitati per la merenda.
Lui francese, lei colombiana.
Un’ora prima del loro arrivo casa Stevens era un campo di guerra: calzini sul divano,
ruspe e carri armati in cucina, Ippo-il-peluche nel bidet del bagno arancione.
La dispensa, manco a dirlo, era un deserto dei Gobi.
L’unica cosa positiva erano le stufette di B, accese di soppiatto,
che avevano creato un piacevole microclima caraibico.
Quando Darrin ha aperto la porta, lo scenario era diverso.
Il salotto era lustro e lui sembrava uscito dalla copertina di “Class”.
Sul tavolo giacevano in bell’ordine: pizzette fumanti, una torta Pasqualina
che sembrava fatta in casa, succhi di frutta per i bambini, birre e coca cole.
Ma il bello è venuto dopo. Già che era all’Esselunga, Darrin aveva fatto la spesa
anche per la cena.
Rimasti soli, gli Stevens hanno mangiato cose prelibate nella cucina luccicante.
Il poppante era immobilizzato nel Bumbo e Pik stranamente innocuo,
dopo il pomeriggio di giochi scatenati con Emile.
Probabilmente a B conviene azzardare spesso inviti, la domenica pomeriggio.