
Sono un po' fata e un po' strega.
Volo sulla mia bici magica
e lavoro in una redazione che
pullula di strani soggetti.
A casa ho due gatti
e due avanzi di galera:
Pik e Pop, di tre anni e uno
rispettivamente.
Fino a prova contraria ho
anche un marito, Darrin, e due
grandi passioni: il cinema
e Gianni Canova. Mi chiamo B.
B Stevens.
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“ti spruzzo!”
“no, ti spruzzo io!”
“e allora io ti sparo!”
“no, iiiio ti sparo!”
“ti conficco la lancia!”
“ti sputo nell’occhio!”
“ti scaravento nel water!”
“ti mozzico le chiappe!”
”scappa che ti sego!”
“provaci se hai il coraggio!”
Stasera, quando B è tornata a casa dal lavoro, ha trovato
suo fratello che giocava col nipote Pik: se la ridevano, simili
come due gocce d’acqua, perfettamente incastrati uno con
l’altro.
Suo fratello, come altre volte, era sparito per settimane
senza dare notizie di sé ed è riapparso oggi all’improvviso,
out of the blue, forse già pronto a dissolversi di nuovo per
l’ennesima volta. Ma i bambini piccoli sono eccezionali,
non portano quasi mai rancore.
Riescono a godere della presenza, dei momenti insieme,
senza aver paura del distacco, del vuoto, della mancanza.
Sono capaci di prendere ciò che viene senza farsi divorare
dall’attesa di chiamate che arrivano solo quando non le
aspetti più.
Magari B riuscisse a fare lo stesso, con suo fratello.
Il fratello di B, scapestrato e ribelle, è spesso in viaggio
-reale o metaforico, e per mesi scompare. A volte, del tutto
inaspettato, si palesa a casa Stevens, col suo sorriso un po’
timido e un po’ da schiaffi.
Abbraccia la sorella che risponde ambivalente, pensando
in rapida successione “idiota, dove sei stato per tutto questo
tempo? fottiti, questa volta è l’ultima che io ti aspetto” e poi
“evviva che sei qui, dammi un bacio presto!”.
Pik, che del tempo ha una cognizione strana, lo accoglie
invece senza doppi sentimenti, solo entusiasta. Gli prende
la mano e lo porta in camera a giocare, mentre i gatti gli si
strusciano contro, il poppante gli si appende ai pantaloni
e Darrin gli prepara una birra.
Questa volta il fratello fantasma si è materializzato, dopo
tre mesi di assordante silenzio, direttamente da Bangkok.
Con sé aveva uno zainetto pieno di giochi e racconti solo
sulla sua nuova passione-riempitivo: il frisbee.
“..sulla spiaggia di Thanjung è pieno di ragazzi, campioni
mondiali capaci di fare acrobazie, con questi dischi volanti.
appena posso torno giù”
torno? scappo, vorrai dire. ma quando ti decidi a crescere?
a prenderti delle responsabilità? a scrollarti di dosso le ferite
e a guardare gli altri, oltre che te stesso? cosa mi frega di
sti freesbie? perchè non mi parli di te?
B chiude gli occhi. Cerca di accettare, anche senza capire.
Prova a tendere un filo. A tornare un po' bambina. A ritrovare
uno straccio di contatto, un punto di aderenza.
“freesbie? devono essere belli… un po’ come gli aquiloni”,
azzarda. “lo sai che a maggio, sulla spiaggia romagnola, c’e’
un grande festival? gente da tutto il mondo che si raduna per
far volare il suo aquilone. ci andiamo insieme, quest’anno?”
Il fratello fantasma per un attimo diventa di carne ed ossa.
La guarda intenerito, coi due occhi verdi nei due occhi verdi
uguali ai suoi. Sussurra un “grazie”, dice altre quattro cose
che confondono le acque e se ne va di nuovo. Perché
non ci riusciamo, fratello?
“B, secondo me tu non li curi abbastanza. Quei due sono Il fratello di B, che conduce una vita randagia e 9 volte su 10
tutti spettinati, si vede lontano un miglio che la mattina
gli dedichi poco tempo. Va bene il lavoro, ma non si
fa così. Non gli cucini mai prelibatezze, li coccoli
di sfuggita e ci giochi solo nei ritagli di tempo.
Dovreste filarveli di più, tu e Darrin”
è irreperibile, si palesa solo per due cose: viziare i nipoti e fare
il pajolo a B su come vengono trattati i due gatti di casa Stevens,
Rocco e Scheggia, che pure -indiscutibilmente-stanno come pascià.
Quando il fratello di B ha varcato la soglia vestito da Babbo Natale,
la suspance era alle stelle. Da 40 minuti, senza sosta, Pik chiedeva
“Allora, non viene? Pecchè?” e il poppante, ansioso a modo suo, strillava
con un acuto nuovo, modulato per l’occasione.
I convenuti, satolli di cibo e con le palpebre a mezz'asta, desideravano solo
archiviare il rito e ficcarsi a letto con un libro e la boule dell’acqua calda.
Alla vista dell’omone rosso, Pik è scoppiato a ridere fragorosamente.
Poi, dandogli il contentino, gli ha chiesto se voleva qualcosa da mangiare.
Infine, senza aspettare la risposta, si è avventato sui due pacchi più voluminosi.
Il fratello, che sotto il tutone sudava come un turco, ha mollato i regali ed è scappato via.
Oggi, al telefono, ha biascicato “Mi ha riconosciuto sicuramente. Sappi che non
mi travestirò mai più”. Ma B gli ha ricordato che “uno zio fa questo ed altro”
“Dai, ti prego! Fallo anche quest’anno!”
“No, no, non ci penso minimamente. Ti ricordi com’e’ andata a finire l’anno scorso”.
25 dicembre 2006
Tutti i parenti degli Stevens, materni e paterni, sono riuniti a casa del papà di B.
Sono una ventina di persone, c’è gran cagnara.
Un bambino di quasi due anni aspetta con ansia la visita di Babbo Natale.
DRIIIIN! Suonano alla porta.
E’ il fratello di B, travestito per l’occasione.
Gronda sudore sotto la tuta di pile rosso, la barba e i guanti di pelo.
Con vocione roco irrompe
“Ehi, mi hanno detto che qui c’e’ un bambino, ho qua fuori le mie renne e….”
L'ingrato nanetto, che fino ad un attimo prima avrebbe regalato la ruspa per
conoscere Babbo Natale in carne ed ossa, scoppia in singhiozzi.
“Brutto, grosso! Vai via!”
“Ma Pik! Sei matto? Babbo Natale è venuto qui apposta dalla Lapponia
volando sulle renne, per salutarti e darti un bel regalo…”.
Lui, sordo alla magia del personaggio, gli ha sfilato il regalo ed è scappato via.
29 novembre 2007
”Dai, ti prego! Fallo anche quest’anno! Pik è grande ora, farà i salti di gioia.
E’ importante che creda alle storie e quella di Babbo Natale è una storia bellissima…”
“Tu sei matta. Il bambino ha imparato ad articolare frasi complesse. Se l’anno scorso
mi ha detto brutto e grosso, chissà quante me ne tirerebbe dietro quest’anno.
Io non ce la faccio”.
B spera ancora di convincere il fratello.
In fondo, ha quasi un mese.
B, da piccola, a suo fratello invidiava una cosa.
Il baffo per raddrizzare i denti.
Quando lui si infilava in bocca l'apparecchio, lei lo guardava estasiata.
“Fa male, sai?”, diceva il fetente emettendo finti gemiti di dolore.
Solleticata in uno strano, latente masochismo, B friggeva.
Avrebbe pagato oro per poterlo mettere.
“Guardalo pure ma non lo toccare”, la stuzzicava lui.
“Hai visto come luccica?”.
“Peccato non ce l’abbia anche tu”.
Ogni volta che andava dal dentista lei ci provava.
“Signore, fa mettere il baffo anche a me?”, domandava speranzosa.
Purtroppo aveva i denti dritti.
Il papà di B, al lavoro, è una specie di macchina da guerra.
Impeccabile, rampantissimo, sovraeccitato. Una specie di Fonzie degli anni 2000:
impossibile che sbagli.
Quando torna a casa rallenta, ma non si ferma mai.
Fa diligentemente la cyclette come gli ha raccomandato il cardiologo.
Sfatto e sudato, ingurgita tonnellate di cibo.
Infine si accascia sul divano a rimirare le foto dei nipoti o ingaggia interminabili
partite di scacchi al computer.
Niente lasciava presagire che un giorno avrebbe perso il controllo.
Ieri, alle ore 24.00, B dormiva sonni beati.
Il telefono suona insistente e Darrin, come sempre quando serve, era a girare
i suoi improbabili corti.
”Pronto, pronto”… una voce affannata dall’altra parte del filo.
”Papà! Papà! Stai bene? Cosa succede?”, chiede B allarmatissima.
”Molla tutto e corri qui. Ho fatto un disastro. Ho acceso l’acqua della vasca da bagno
e me la sono dimenticata aperta, perché stavo giocando a scacchi. Poi sono andato a
dormire. Mi sono risvegliato con una gran puzza di umido. Ora sono qui, con l’acqua alle
caviglie. Tra poco la corrente mi porterà al Duomo”.
B trattiene a stento una risata. Anche Fonzie, per una volta, ha bisogno d’aiuto.
Chiama all’istante lo zio nobiluomo e il fratello fantasma, insolitamente disponibili.
Lei, “purtroppo”, non può abbandonare i figli a casa da soli.
Pare che i tre uomini abbiano lavorato con stracci e secchielli fino alle 2 del mattino.
B cerca di fare pubblicità al suo nuovo blog nella cerchia dei familiari, ma non trova riscontri.
Darrin afferma che “per lavoro è sempre in giro e non ha tempo di guardare internet”.
Il fratello fantasma dice che “con questa storia degli antibiotici da somministrare
due volte al giorno al gatto Pippo” è molto preso. Lo zio nobiluomo ha letto il primo episodio,
poi la cugina centenaria ha avuto il raffreddore e non si è più connesso.
Con le amiche e i colleghi B ancora si vergogna, ma di questo passo confesserà loro
di essere entrata nel mondo dei blogger - sperando che qualcuno lasci uno straccio di
commento qua e là.
Andare sabato a pranzo a casa del papà di B è una follia.
il legittimo padre, il fratello fantasma e lo zio nobiluomo. Li chiama e li richiama nel corso
della settimana per ricordare a tutti l’Appuntamento.
Normalmente succede che:
crolla di sonno. Nella migliore delle ipotesi arriva accompagnato dal gatto Pippo e sta tutto
il tempo con lui, in tenera comunione di sensi.
la famiglia Stevens arriva lui accenna un sorriso, guarda l’orologio e improvvisamente si
ricorda che deve correre ad accudire una cugina centenaria
- il padre, all’ora pattuita, è ancora in pigiama e apre addormentato la porta, seguito dallo zio
nobiluomo in giacca e cravatta. La tavola è spoglia e nulla lascia presagire che di lì a breve si
potrà addentare qualcosa.
Ma sabato scorso è accaduto il miracolo.
Tutti e tre i membri della famiglia hanno accettato subito l’invito per il sabato.
Alle
Il tappo ha intrattenuto tutti con “la danza del serpente che vien giù dal monte”. Poi si è mangiato a volontà, chiacchierando amabilmente e con un unico picco di tensione –quando zio e padre si sono messi a disquisire sul tema “obesità e liquidi”.
Tornando a casa con Darrin e i due tappi, B si è detta che il week end era cominciato proprio bene.