
Sono un po' fata e un po' strega.
Volo sulla mia bici magica
e lavoro in una redazione che
pullula di strani soggetti.
A casa ho due gatti
e due avanzi di galera:
Pik e Pop, di tre anni e uno
rispettivamente.
Fino a prova contraria ho
anche un marito, Darrin, e due
grandi passioni: il cinema
e Gianni Canova. Mi chiamo B.
B Stevens.
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La specialità del poppante è diventata fare danni.
Oggi ha nell’ordine:
- strappato un baffo a Rocco, il gatto - che si è allontanato
offeso a morte, col pelo ritto e gli artigli rigidi come un rastrello.
- dissodato e successivamente inghiottito tutta la terra del ficus.
- creato un lago artificiale nel vaso del bidet, inondando il bagno.
Per inciso: quando B scopre crimini e misfatti lui - tutt'altro che
spiaciuto - accorre gattonando li vicino e sorride coi sei denti
che possiede: aspetta un complimento. Quelli che per B
sono pasticci, per lui sono sudatissime conquiste.

Pik ha iniziato a bacchettare il fratello di 8 mesi, sostituendosi
ai genitori nell’indicargli le cose giuste e quelle che non lo sono.
Per esempio si può sbriciolare il biscotto in sala “se poi si pulisce”
e tirare la coda ai gatti “ma molto piano così loro non sentono niente”.
E' ok appendersi alla lampada a stelo come Tarzan “tanto non cade”
e giocare con lo spazzolone del water “perchè è una lunga spada”.
Ma non si può assolutamente prendere dalla cesta dei giochi
il playmobil corsàro “perché ti fa male”, non si possono toccare le
macchinine “perché sono pericolose” e non si può scalare il lettone
“perché ci vanno solo i grandi e cioè io, la mamma e il papà”.
Gli Stevens-senior, a questo punto, possono prendersi una vacanza.
Il generale e il suo soldato semplice paiono cavarsela da soli.
Fino a qualche settimana fa, il poppante era un vermicello innocuo e
passivo. Ora si è trasformato in un terminator pericolosissimo, che mette
in pericolo la vita sua e dei poveri gatti.
Cerca di suicidarsi infilando le dita nelle prese della corrente, appoggiandosi
con tutto il peso alla mensola della libreria, stuzzicando la lampada a stelo
della sala (oscilla, oscilla, oscillaaaaaaa) ed ingoiando qualsiasi cosa
riesca a mettere in bocca – dai mattoni del lego ai pezzi di puzzle.
Inoltre è accusato di tentato omicidio nei confronti di Rocco e Scheggia,
i felini di casa Stevens. Approfittando della disattenzione generale, ha infilato
la ciotola con i loro croccantini dentro l’armadio della lavanderia, chiudendo
l’anta. Nessuno se n’è accorto per 24 ore. I gatti rischiavano di morire di
fame e di stenti. Presto chiederanno asilo al signor Burns, cadendo
tragicamente dalla padella alla brace.
“B, secondo me tu non li curi abbastanza. Quei due sono Il fratello di B, che conduce una vita randagia e 9 volte su 10
tutti spettinati, si vede lontano un miglio che la mattina
gli dedichi poco tempo. Va bene il lavoro, ma non si
fa così. Non gli cucini mai prelibatezze, li coccoli
di sfuggita e ci giochi solo nei ritagli di tempo.
Dovreste filarveli di più, tu e Darrin”
è irreperibile, si palesa solo per due cose: viziare i nipoti e fare
il pajolo a B su come vengono trattati i due gatti di casa Stevens,
Rocco e Scheggia, che pure -indiscutibilmente-stanno come pascià.
Un tempo la Fnac era un negozio di libri e video.
Sobrio e pacato, come ogni punto vendita dovrebbe essere.
Gli avventori entravano, compravano ed uscivano ordinatamente, passando per le casse.
Oggi la Fnac è una jattura.
Luccicante come una giostra, rumorosa come una discoteca, affollata come Shanghai.
Libri e video non si trovano più, soffocati dagli ammicchi.
I bambini accorrono come mosche al miele - e Pik non fa eccezione.
“Mamma, ti prego, andiamo là”, è il suo urlo di guerra.
B rabbrividisce.
Ha provato a proporre mete alternative: il museo di storia naturale, il castello sforzesco, le altalene del parco. La casa di Tommaso o un giro in bicicletta.
Niente.
”Si, quello dopo. Adesso, la Fnàcche”, risponde inesorabilmente il mostro.
B lo accompagna, strisciando lungo le pareti.
Lui è di casa.
Saluta lo Spider-man che campeggia all’ingresso.
Ascolta godurioso le musiche sparate a 1000decibel.
Vaga tra monitor giganti e cartoni animati “molto cattivissimi”.
Alla Fnàcche, metà della folla è alta un metro.
L’altra metà ha le rughe e il mal di testa.
Alla sera, l’unica frase per scollare Pik dall'eden è “vieni a casa, c’è una sorpresa”.
Oggi la sorpresa era un vomito del gatto Rocco,che aveva fatto indigestione di croccanti.
B non aveva preparato nient’altro.
Domani, probabilmente, Pik non le crederà più.
Sarà costretta a pernottare alla Fnàcche, con Spider-man e i cartoni animati giapponesi.
Quando era single, B trattava i suoi gatti come pascià.
Avevano una cuccia colorata e piena di gomitoli.
Erano accuditi a suon di croccantini e patè di tonno.
Venivano coccolati dall’alba al tramonto, con brevi interruzioni.
Poi è arrivato il signor D.
Rocco e Scheggia hanno fatto spazio all’uomo-fidanzato, mansueti.
Gli hanno lasciato posto nella cuccia ed hanno diviso con lui croccantini e coccole.
Poi sono arrivati i puffi.
Da allora B non è più la stessa.
Li guarda appena, al mattino e alla sera.
Gli rovescia frettolosamente bocconcini di Whiskas nelle ciotole.
Chiude la porta se si avvicinano alla culla del poppante e brontola se soffiano al puffo.
Ogni tanto li spazzola, ma se sente un vagito corre di là.
Rocco e Scheggia fronteggiano a muso duro la situazione.
Decisamente, per loro era meglio prima.
B cerca disperatamente di ricavare 10 minuti al giorno per scrivere sul suo nuovo blog.
Dovrebbe essere semplice, visto che è ancora in maternità.
Quasi impossibile, invece.
Ogni volta i due figli le ricordano che sta rubando tempo a loro, con i suoi impegni.
Stamane aveva posato delicatamente il poppante nella culla, per farlo dormire.
L’aveva nutrito, aveva gorgheggiato con lui, gli aveva cambiato il fetido
pannolino, avevano rotolato insieme sul tappetino Tiny Love.
Alla fine di tutto questo il neonato era stanco: benissimo! Aveva pensato B.
E’ il momento da cogliere al volo.
Invece che fare i chilometri con la carrozzina, come da quattro mesi a questa parte
nelle ore di pisolo del piccolo, aveva provato a metterlo al gabbio, nella culla
con le sponde di ferro. Il silenzio è regnato in casa Stevens per minuti 9.
B aveva appena fatto in tempo a sgranchire il suo unico neurone, peraltro arrugginito.
“Uèèèèèèèèèè! Uèèèèèèèèèèè!” – che nel linguaggio tappico significa: insomma
dove sei, madre degenere? Io sono qui da solo che cerco di addormentarmi…
e tu? Fammi subito compagnia, avanti.
Lei non si è persa d’animo e si è preparata per il pomeriggio.
Ha chiesto aiuto a Chammi-la-babysitter, cui ha affidato il poppante.
Poi ha comprato 5 vasetti nuovi di Di-Doh, un pongo colorato che Pik adora.
E quando la bestia è tornata dal nido, ha sfilato il suo asso dalla manica.
“Tesorùùùùcciooooo. Gioca con questo tuo nuovo Di-Doh. Fai tantissime forme,
circa 100, e quando hai finito le fai vedere a mammà, che intanto lavora un pochino”
“…”
Il silenzio, questa volta, è durato più a lungo: minuti 14. Alla fine dei quali Pik è arrivato
trafelato in studio.
”Mamma, è successo un disastro. Il Di-Doh si è ribellato un po’ tanto. E poi
mi sono stufato, da solo”
Digrignando i denti, B è andata in camera del fetente. Il Di-Doh non c’era.
Era spalmato sui cuscini del lettone, insieme al gatto Rocco e alla preziosa boccia
di Lactogal, un intruglio quasi miracoloso che costa un occhio della testa e dovrebbe
servire a mantenere la produzione di latte di B ad un livello di decoro.
Il dirimpettaio degli Stevens, vagamente assomigliante al signor Burns
dei Simpson, non la conta giusta. E’ un uomo sulla settantina,
gobbo. Si muove a fatica e ha pochi capelli, tutti bianchi.
Dovrebbe ormai fare giudizio. Invece no.
B, osservandolo dallo spioncino della porta, vede quando esce. Tutte
le sere, intorno alle 21. Indossa sempre lo stesso giubbotto di pelle nera.
Una volta è tornato barcollante e verosimilmente ubriaco verso le ore 24.30.
Un’altra volta B l’ha sorpreso sul pianerottolo alle ore 3 del mattino.
Era in cucina a bere qualche ettolitro di acqua, per rifarsi dopo l’ultima poppata,
e ha sentito dei rumori fuori dalla porta. Spaventata, ha preso sotto braccio
il gatto Rocco e si è avvicinata all’uscio. Così l’ha visto.
Burns non era solo. C’era una donna, con lui, bionda. E non giovanissima.
Se la spassavano.
B si chiede come sarà, dopo i 70 anni. Spera di non assomigliare a Burns
ma di avere la sua stessa, trasgressiva vitalità.