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Sono una mezza strega,
una sbalestrata giornalista,
una mamma che ha sul gobbo
quasi tre canaglie: Pik, Pop e ?
Con un colpo di reni, a volte,
balzo in sella ad una bici magica,
volo in caccia del tempo perduto,
riacciuffo le passioni di sempre:
il cinema e le esplorazioni.
Se sono troppo stanca
per uscire o fare incantesimi,
mi siedo davanti al computer
e incomincio a scrivere.
Ehm, piacere, sono B.
B Stevens...
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visitato *loading* volte
Un tempo, l'esaltazione per B
era andare al Festival di Locarno per vedere dieci film in
un week end, dormire in tenda e fantasticare sotto le stelle
davanti allo schermo più grande d’Europa
era seguire un dibattito alla Casa della Cultura dal mattino
fino a sera, poi uscire fresca come una rosa e fermarsi fuori
a gozzovigliare con gli amici,
era viaggiare sola, in bus, tra San Francisco e San Diego
zaino in spalla, macchina fotografica al collo e ‘fanculo tutti.
Era baciarsi per mezz’ora di seguito, in riva alla Senna, con
un fidanzato dai capelli a grande microfono, sentendosi rapìta
ed irrimediabilmente persa,
era volare da ghost passenger Milano-Tokyo a/r nel week end
e aggregarsi a progetti di cooperazione strampalati sul lago di
Atitlan, rapandosi i capelli per non prendere troppi pidocchi.
Ma, come direbbe Lisa2007, i punti di vista cambiano, oh,
se cambiano.
Oggi B ha provato quella stessa vertigine, un misto di
eccitazione e stordimento- nell'accompagnare il figlio Pik
al primo cinema della sua vita.

B detesta i conflitti, anche quando sono costruttivi.
Ha paura dell’aggressività e la rifugge sempre.
Fatica a dire improperi o cattiverie.
E' tanto buona quanto noiosa.
Ma quando era ghost passenger, B non era B.
In pratica veniva pagata -in voli gratis- per fare la spia.
E lei la faceva, nei ritagli di tempo libero dal suo lavoro "vero".
Si infrattava, in incognito, tra i passeggeri del volo xxx.
Aguzzava occhi ed orecchie, annotando ogni dettaglio difforme dal protocollo.
Compilava le sue check list da spiona e le consegnava alla società di consulenza yyy.
“La hostess aveva un tatoo di serpente sulla caviglia e la divisa spiegazzata", annotava diligente.
”Versando il caffè, lo steward ha urtato un signore e non gli ha chiesto scusa".
“Il volo è arrivato con 50 minuti di ritardo e il comandante non ha spiegato perché”.
B aveva venduto l’anima al diavolo.
Volava per il mondo, a costo zero, e le sembrava di farlo per il bene della compagnia aerea.