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Sono una mezza strega,
una sbalestrata giornalista,
una mamma che ha sul gobbo
'quasiquasi' tre canaglie.
Con un colpo di reni, a volte,
balzo in sella ad una bici magica,
volo in caccia del tempo perduto,
riacciuffo le passioni di sempre:
il cinema e le esplorazioni.
Se sono troppo stanca
per uscire o fare incantesimi,
mi siedo davanti al computer
e incomincio a scrivere.
Ehm, piacere, sono B.
B Stevens...
elisandreli@libero.it
lanterna in LUI VISTO DA LEI
yetbutaname in LUI VISTO DA LEI
BStevens in LUI VISTO DA LEI
BStevens in MA CHE FREDDO FA
BStevens in LETARGO-BULIMIA-FREG...
utente anonimo in LUI VISTO DA LEI
BStevens in LILO FOREVER
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BStevens in UN DIAMANTINO PER TE
BStevens in TANTE MONACHE DI MON...
altea e felice
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collega paola
darrin - fidanzato di b
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gatto rocco gatta scheggia
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giannic
livia scarpe-a-punta
luca il tatuato
maestra pauline -scuola materna
maestra robi - ex nido pik
mamma di b
nonna di b
numero tre
omega
papà di b
parrucchiere sam
pediatra estivill
pik il tappo -figlio uno
polvere di stelle
pop-pante - figlio due
prof
swap party
tommaso- amico di pik
zio di b
ALEM!
arguzia
babyccino
duch
entina
EXPECTING
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imperfetta
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ottobre 2007
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La Spiaggia dice che nelle due settimane al mare
con gli amici e la maestra Robi, Pop fosse l’ometto
più indipendente e autonomo della terra. ma ora che
è con B sembra una cozza patella vischiosamente
attaccata al suo scoglio. coccole, baci e coccole.
baci, coccole, baci. tutto il giorno.
‘mamma, sai perché mio fratello vuole te?’
‘beh, Pik, forse perché …’
‘perché non c’è papà’
Darrin, dunque, preparati a fare lo scoglio, sabato
e domenica. Io intendo scioperare per 48 lunghe ore.
‘Pik, starai bravo questa settimana?’
‘si mamma’
‘baderai a Pop, che sei il capo dei fratelli?’
‘certo mamma’
‘e non fate stancare troppo la maestra Robi’
‘va bene mamma...’
Pik, quattro anni, ha già l’animo del secchione,
ma in effetti è solo apparenza. dice ‘sì mamma’
e poi fa quello che gli gira. E' questa la sua fortuna.
‘Solo una pazzia fulminante, uno scombussolamento
ormonale o una candid camera ai miei danni potrebbe
spiegare una tua simile reazione, B’
‘…’
‘altrimenti, dimmi, perché mai alla notizia che
la maestraRobi, babysitter ottima come mille altre,
si trasferisce mollandoci in tronco, dovresti frignare
in questo modo?’
‘e perché mai tu, Darrin, non capisci mai una sverza?
la maestra Robi non è ‘come mille altre’. son due anni
che di ritorno dal lavoro trovo lei, in camera con i tappi.
è lei che li va a prendere a scuola, li porta ai giardini,
li aiuta a crescere come fosse una sorella maggiore.
è lei che è "me’" a 26 anni, lei che mi fa tenerezza
coi suoi amorazzi, le sue ambizioni e le sue richieste
di consiglio. a lei mi son affezionata, non alle altre 999.
ma sarai grullo .... ’
Anche le donne più rudi e meno inclini a svenevolezze,
Darrin, ad un certo punto diventano molli come gelatine
e irrazionali come scimmie. accade nell’attimo stesso
in cui partoriscono il primo figlio, probabilmente.
rassegnati, caro.
Una riunione carbonara e segretissima si è tenuta ieri
a casa Stevens, complice la temporanea assenza del
pater familias-ufficialmente all’estero per “improrogabili
viaggi di lavoro”.
Gli astanti erano tutti di sesso femminile: dieci donne
che “poi” sono anche mamme e una ragazza giovane
che teneva banco, arringando il pubblico col piglio di
un leader politico consumato.
Lei, la maestraRobi, sta per realizzare il suo sogno
nel cassetto, ma il progetto è appeso ad un filo sottile.
Ecco perchè.
2007
Esiste un nido, a Milano, gestito da tale Kira. Funziona
molto bene, è pieno di bambini e quattro giovani maestre
lavorano con dedizione ed impegno, motivate ed allegre.
Poi Kira partorisce il terzo figlio e decide di ritirarsi a
vita casalinga: così vende l’attività.
Compra la sciùra Giusi, che ha diversi asili tra Milano
ed hinterland.
Con la nuova gestione, le cose peggiorano. Le maestre
da 4 diventano 3, poi 2, poi una sola (Robi), affiancata da
figlia-di-Giusi, sedicente “addetta allo sviluppo psicomotorio
dei bambini”. I pagamenti dei pasti iniziano ad essere fatti
in nero, alla maestra vengono assegnati anche compiti
di segreteria (raccolta iscrizioni etc) e via così.
Non si vede più un laboratorio, un percorso didattico,
un progetto di crescita studiato e competente: i bambini
giocano tutto il giorno a “lego, bambole e costruzioni”:
esattamente come a casa propria.
Giugno 2008
I bambini che frequentano il nido sono ormai pochi,
rimasti solo per l’affetto che li lega alla loro maestraRobi.
Lei, che nel frattempo è stata affiancata da un’educatrice
stagista (mentre la figlia-di-Giusi non si fa mai vedere),
è stufa e demotivata.
Giusi&figlia affogano nei debiti. Un passaparola negativo
ha affossato la reputazione del nido e gli iscritti sicuri, per
settembre, sono soltanto tre. Le mamme aspettavano di
sapere le mosse della maestra Robi.
Fino all'annuncio di settimana scorsa, un coup de théatre:
lei, con le gambe che le tremano per la paura, ha pensato di
proporsi insieme alle sorelle come acquirente per l’asilo, ma
–se il piano andrà in porto- avrà un grande bisogno di aiuto:
ed ecco la Loggia B2.
In questi giorni, dunque c’è stato gran fermento. B, tra
lavoro a tempo pieno, figli, casa, ha provato a coordinare
tutto l’ambaradam.
Una mamma si è offerta per il progetto grafico (insegna
e volantini). Un’altra, attraverso qualche conoscenza, ha
trovato un notaio gratuito. Un’altra ancora si è proposta
per le pr ai giardini. E tutto il resto. Ognuno secondo
le proprie competenze e possibilità.
Perché la vita, forse, è soprattutto questo: creare dei progetti
e buttarvisi a capofitto.
Ieri sera, come ogni lunedì, gli Stevens si stavano preparando per
andare al cinema. Pik li fissava dal divano, mesto e pensieroso. Ad
un certo punto dev’essersi stufato di soffrire in silenzio e ha dato
fiato alla protesta.
“Non potete farmi questo”, ha iniziato patetico.
“Nooooooo! Non uscite!” ha proseguito melodrammatico.
“Mi lasciate qui.. con mio fratello”, ha concluso singhiozzando
mentre la babysitter Robi gli soffiava amorevolmente il naso.
B, centrata in pieno petto, stava per lasciarsi commuovere cedendo
ad uno strisciante, infingardo senso di colpa -quando lui, un pazzo in
piena regola, improvvisamente si è calmato.
“Mamma, papà”, ha detto con tono grave. “Io non voglio che andate al
cinema. Ma se andate al cine senza ma, va bene”.
Gli Stevens, naturalmente, non hanno capito una sverza -ma han preferito
filarsela comunque, prima che ricambiasse idea.
La maestra Robi, quando finisce di lavorare al nido, inizia la sua seconda
giornata e si trasforma in baby sitter serale per le famiglie di tutto il quartiere:
una specie di pila Duracell che si ricarica magicamente tra un pannolino,
un combattimento tra draghi e una corsa per acciuffare il più monello.
B vorrebbe sapere dove sta il trucco. Lei, già alle 18 di sera, è stanca
come un ippopotamo che ha corso la staffetta dei
Questione di fisico? Di età? Di carattere? Di abitudine?
Buonanotte…
Sui parenti della maestra Robi si è abbattuto un pauroso tsunami di jella.
Lei ha un lavoro precario, è sottopagata e ultimamente è costretta
a stare al nido dalle 8 alle 18, ininterrottamente, senza
ricevere compenso per tutti i suoi straordinari.
Il padre, una storia come autista in diverse società dello stivale,
è appena stato messo in cassa integrazione straordinaria.
La sorella, giovane grafica alle prime armi, da qualche giorno è disoccupata
perché la sua azienda ha preferito prendere ancora uno stagista,
invece che assumere lei con un contratto decente.
La madre ha deciso di rimboccarsi le maniche e si è offerta alle famiglie
della zona per stirare o fare le pulizie, ma per ora senza risultati.
B, questa mattina, si è fatta dare i quattro curriculum vitae e li ha inviati
a tutti i suoi amici e conoscenti, nella speranza che dalla rete
spunti uno straccio di lavoro da proporre, dignitoso.
Un numero così elevato di fax ed email, statisticamente, non può originare
solo buchi nell’acqua.
Ogni lunedì mattina, B ha un compito gravoso: infilare nel borsone
tutto quello di cui Pik ha bisogno per la settimana al nido e
consegnarlo, impeccabile, alla mitica maestra Robi.
B si impegna parecchio per fare la parte della prima della classe,
ma ultimamente ci arriva per il rotto della cuffia: una volta dimentica
il lenzuolo, un’altra i pannolini per la nanna, un’altra ancora la bavaglia.
La maestra Robi sorride benevola e indulgente. Chi non perdona è Pik.
Stamane, per evitare figuracce, ha voluto controllare personalmente:
“mamma ce l’abbiamo il lenzuolo? e i pannolini? la mia bavaglia?
l’asciugamano azzurro? mamma sicura che abbiamo tutto?”
Che vergogna.
Ottobre 2007
“Pik, chi è la bambina più simpatica, al nido?”
“Tommaso”
Dicembre 2007
“Pik, chi è la bambina più simpatica di tutte, al nido?”
“Nessuna”
Febbraio 2008
“Pik, chi è la bambina che ti sta più simpatica, al nido?”
“La maestraRobi”
“Facciamo che io sono il pirata cattivo, papà è Peter Pan,
la Chammi è Wendy e la maestra Robi è Trilly!”
“E io, Pik? Io chi sono?”
“Tu sei solo la mamma”
Oggi all’alba gli Stevens sono atterrati a Milano, di ritorno dalle vacanze.
All’ingresso del palazzo hanno ritrovato l’Angelo custode: scopava
sulle scale imprecando in napoletano, come tutti i lunedì.
Sul pianerottolo hanno incrociato il perfido signor Burns, il dirimpettaio.
“Posso passare da voi stasera?”, ha detto autoinvitandosi
nel salotto di casa Stevens, come fa spesso.
Non avevano fatto in tempo ad entrare e disfare le valigie che Darrin
è balzato di nuovo alla porta, strattonato da Pik che gli chiedeva
di giocare con gli aerei. ”Buriddu, sono le 8. Corro al lavoro
o faccio tardi”, gli ha esclamato - come ogni mattina.
B ha preso il poppante in marsupio e Pik per mano e si è diretta al nido.
Ovviamente lungo la strada si è fermata al bar di Luca il tatuato,
che li ha accolti con spremuta e brioche, parlando di calcio.
Al nido la mitica maestra Robi li ha accolti con gridolini di gaudio e tripudio.
Pik le è corso incontro abbracciandola, dimenticandosi come al solito
della madre che sulla porta aspettava il suo “bacio dell’addio”.
Poi è arrivato Tommaso e Pik si è dimenticato anche della maestra.
”Se io ti faccio vedere il mio aereo, tu mi dai il tuo castello?”,
gli ha detto come se le vacanze non ci fossero state
e loro si fossero salutati il giorno prima.
B è passata dal panettiere ed è tornata a casa.
Ha disfato le valigie e messo a dormire il poppante.
Poi si è seduta alla scrivania e ha finito l’articolo Cina-Russia
come promesso al Prof, che a 10 anni dalla tesi ancora la fa sgobbare.
Si gode gli ultimi giorni di “libertà” da mamma perché dalla prossima settimana
tornerà definitivamente in redazione, dopo sette mesi di maternità.
Rivedrà la Capa dei capi, i colleghi e le Fonti del suo lavoro.
”Chissà come sarà tutto cambiato”, si domanda.
E sorride, certa di ritrovare anche lì il suo rassicurante, affettuoso copione.
Per augurare Buon Natale alla mitica maestra Robi,
le mamme del nido le han fatto un sorpresone.
Un bel week end romantico a Stoccolma, insieme al fidanzato.
L’amica Nina, grafica valente, ha composto un bigliettino a forma di aereo.
I bambini l’han scarabocchiato di arancio e giallo... et voilà, con le firme di tutti.
Lei, a vederlo, si è commossa.
E le mamme si son commosse vedendo lei.
B ha ripensato ai regali che per Natalizi le arrivano dai Clienti.
Anonime penne, asettici porta-monete e impersonali fermacarte.
Nulla che trasmetta affetto o simpatia. Del resto, laRobi fa un lavoro un po' speciale.
Lei crea dei legami e addomestica persone, come direbbe il Piccolo Principe.
“Perché gli mettete ancora i body?”, dice la mitica maestra Robi all’uscita dal nido.
”Ora che Pik ha imparato a fare la pipì in piedi, sarebbe opportuno vestirlo
con mutande e pratiche canotte, per stimolare la sua autonomia”.
Già. Il body mica riesce a slacciarselo, da solo.
E' che a B piaceva andare con lui in bagno, aiutarlo a svestirsi
e stare lì a guardarlo mentre era seduto sul water.
Le educatrici del nido scompaiono ad una ad una, come le vittime dei gialli
di Agata Christie. Oggi è la volta di Laura.
“Se n’è andata via anche lei. Va a fare la commessa alle Messaggerie Musicali,
la pagano di più e l’hanno assunta con un contratto regolare”, ha spiegato
la mitica maestra Robi che resiste, contro ogni tornaconto personale.
B la guarda con l’occhio liquido di raffreddore.
Il pensiero è ottenebrato dal virus ma riesce a realizzare.
E’ la terza persona che se ne va nel giro di tre mesi. E’ mai possibile?
“Ma … con tutti questi cambiamenti, i bambini non capiscono più nulla. Non fanno
in tempo ad affezionarsi a una maestra che già quella prende il largo. E poi,
tu da sola non puoi gestire 16 mocciosi in pannolino..”
“Cosa vuoi che ti dica. Hanno preso una stagista che mi aiuterà per 3 settimane. Poi
cercheranno un’altra persona e chissà quanto dura”, risponde la roccia mentre
pulisce il naso ad Ale, coccola Ana Louise e fa le boccacce a Tommaso.
Queste educatrici del nido vengono pagate una miseria e sono cooptate
con contratti perfidi, a tempo determinato o a progetto.
Certo, non è l’unico ambito dove il datore di lavoro fa così, per sopravvivere.
Ma quando si tratta di bambini, la continuità è talmente importante
che certi giochetti non dovrebbero essere concessi.
B stamane è uscita dal nido particolarmente giù di tono.
Aveva il naso colante, il cappello da giocoliere floscio in testa e un rigurgito
sulla spalla sinistra. Si era anche dimenticata di togliere le soprascarpe azzurre,
tutta presa da vaghe riflessioni su giustizia sociale ed equilibrio psicologico infantile.
Al nido di Pik girano virus orrendi.
B preferiva non saperlo, ma la maestra Robi fa della trasparenza il suo vessillo.
“Alessandro ha il raffreddore, Martina la bronchite e Pietro una violenta dissenteria.
Li abbiamo mandati tutti a casa”, ha detto alle mamme ignare dell'epidemia multipla
che ha scosso le mura della scuola.
Poi si è rivolta ai bambini. “Per domani dovete portare due foglie del parco, faremo
un lavoretto sull’autunno. Sempre che non siate a casa malati”, ha detto con fare
da Cassandra.
Se qualcuno ha un imbattibile scongiuro, si faccia avanti.
Il signor D, figlio di medico, ha un orientamento allarmista rispetto ai malesseri dei figli.
La moglie B, figlia di medico, ha un orientamento fatalista nei confronti degli stessi.
Stamane, ore 8,00
- ”B, Pik è un po’ caldo”
”…”
Ore 8,10
- “B, gli hai provato la febbre?”
”A chi?”
Ore 8,15
- “B, gliel’ho misurata io. Pik ha
”Oh, bene! Niente febbre dunque”.
- ”La febbre ce l’ha eccome. Non sarà da cavallo, ma 37,3 non è la temperatura giusta”.
”Dirò al nido che non lo facciano scalmanare”.
- ”Per verità, B, io non ce lo porterei per niente, al nido”.
”Ma dai, scherzi?”
Ore 8,25
Il signor D è bardato come fosse al Polo Nord. Dietro di lui
si intravedono gli occhi di Pik, soffocati da sciarpa e cappello.
“Ma non dovevo accompagnarlo io, stamattina?”, chiede B intuendo la risposta.
- ”Lo porto io altrimenti sei capace di metterlo malato sulla bicicletta”.
Ore 11,05
Telefona la mitica maestra Robi, dal nido.
“B ... Pik ha 38,5 di febbre. Che si fa?”.
”Tachipirina e via, vengo a prenderlo”.
Al nido, B ha trovato Pik che giocava alle costruzioni.
Roseo e di ottimo umore.
A casa ha mangiato come un leone e dormito come un ghiro.
Ora pastrugna il fratello, energico come al solito.
Il termometro segna 37,5, senza sintomi preoccupanti.
Almeno, B non si preoccupa.
Probabilmente è tutto un complotto.
Il signor D deve aver corrotto la maestra Robi.
L'avrà convinta a chiamare casa dicendo che Pik era rovente e moribondo.
“Venerdì c’è la riunione per decidere il menù mensile dei bambini al nido”, dice seria la mitica maestra Robi. “Su questo foglio, ognuno deve scrivere le proprie istanze”.
B la guarda tonta, al solito.
Sul foglio compaiono nell’ordine:
la mamma di Chiara “menù leggero al lunedì, nel week end mangiano schifezze”.
la mamma di Lapo “un piatto diverso ogni giorno, per non stufarli”.
la mamma di Agata “pochi dolci, possibilmente nessuno”.
la mamma di Francesco “molte mele e frutta di stagione”.
la mamma di Alessandro “qualche piatto svedese ogni tanto”.
la mamma di Sara “mai affettati, glieli do io alla sera che non ho tempo di cucinare”.
la mamma di Checca “porzioni abbondanti e possibilità di chiedere sempre il bis”.
la mamma di Dodo “niente pesce, si rischiano le spine”.
La mamma di Pik ha aggiunto una riga: “purchè mangino qualcosa”.
La canzone “Questa è la storia del serpente, che vien giù dal monte”
dovrebbe essere bandita da ogni luogo d’aggregazione, per B.
In particolare, avrebbe dovuto essere vietata al nido di Pik.
Da quando la maestra Robi l'ha insegnata, in casa Stevens nessuno
si può più sedere. Il diabolico tappo ha requisito le cinture degli
accappatoi e gira minaccioso con le sue "code".
Appena un componente della famiglia fa cenno di voler schiacciare
le chiappe contro il divano, arriva l’urlo di guerra: “Sei proprio tu,
quel pezzettin del mio codin?? Sì o no?”
La domanda è retorica. Pik vuole un “Si” entusiasta.
Se non arriva, non importa. Segue comunque un imperioso
“Alzati e attàccati” che non ammette repliche.
Il poppante, pacifico sul suo tappetino, di solito ignora il comando.
A nulla vale. Se è il suo turno, viene issato sulla carriola blu
dell’Ikea e trascinato “sul monte”.
Darrin ha provato a ribellarsi ma è stato castigato da pianti e recriminazioni.
B, docile come sempre, preferisce eseguire a testa bassa.
Verrà il giorno della riscossa.
Quando è Darrin a vestire Pik, la mattina, bisognerebbe preparare
gli occhiali scuri, possibilmente scurissimi.
Oggi il look era: pantaloni a scacchi, maglia a righe, calze bordeaux
e sandalo estivo. Persino la maestra Robi rideva sotto i baffi,
quando l’ha visto arrivare al nido.
Non che B sappia fare molto meglio - ma almeno la scarpa l’avrebbe
messa chiusa, per la pioggia.
“Mamma, quando sono grande portiamo al nido mio fratello
e poi io vado al lavoro, in bicicletta"
”Ma certo, tesoro!”
”Mamma, quando comperiamo il mio compiutel?”
GASP.
“B, entro giovedì dovrai portare un grappolo d’uva per tuo figlio”,
dice perentoria la mitica maestra Robi, “vendemmieremo al nido”.
B immagina divertita la scena coi tappi scalzi che pestano
centinaia di acini, schizzando nocciolini da tutte le parti.
”Ehi, Pik! Hai sentito? Farete il vino a scuola!”
”Poi ce lo beviamo?”
Robi, la mitica maestra di Pik, idolo delle mamme di tutto il quartiere,
ha energia da vendere.
Alle 8 del mattino, quando i bambini si presentano alla porta del nido,
li accoglie con un sorriso radioso, i capelli composti e la voce squillante.
Alle 16.30, orario di uscita dei tappi, con lo stesso sorriso radioso racconta
tutte le attività svolte nella giornata: pittura, incastri, percorso motorio, lettura
di Tarzan, travasi -e se ci stanno pure travestimenti matti e corso d'inglese.
B pensava che alle 16 e 31 Robi andasse a casa, stremata, a riposarsi
per il giorno successivo. Sbagliava.
Dopo il nido, la venticinquenne d’assalto fa fare i compiti ad un bambino
delle scuole medie. Martedì e giovedì, alle
Mercoledì e venerdì è prenotata per il babysitteraggio serale al pestifero Mattia.
Nel week end, finalmente, raggiunge il fidanzato Paolo che abita fuori città.
”B, siamo andati in discoteca”
”B, abbiamo fatto una lunghissima camminata in montagna”
”B, sabato sera siamo andati in auto fino in Liguria a prendere la focaccia e
siamo tornati indietro all’alba”.
Vagamente, B si ricorda di quando faceva follie 24 ore su 24. Ma il ricordo è sbiadito.
L'unica occasione mondana del weekend era rappresentata dallo spettacolo teatrale
“Il lacchè e la puttana”. B l’ha perso per colpa di un enorme rigurgito del poppante.
Domani mattina non saprà cosa raccontare alla mitica Robi, come ogni lunedì.
Oggi, al nido di Pik, l’accoglienza è stata speciale.
”Si sono rincitrulliti tutti in una volta?”, chiede ingenuamente B alla
mitica maestra Robi, idolo di tutte le mamme del quartiere.
“I bambini stanno imparando a contare. Abbiamo insegnato loro questo ritornello,
domani sarà la volta del quattro-cinque”, si sente dire con sufficienza.
I numeri sono parecchi, ma basta armarsi di tappi.