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Sono una mezza strega,
una sbalestrata giornalista,
una mamma che ha sul gobbo
'quasiquasi' tre canaglie.
Con un colpo di reni, a volte,
balzo in sella ad una bici magica,
volo in caccia del tempo perduto,
riacciuffo le passioni di sempre:
il cinema e le esplorazioni.
Se sono troppo stanca
per uscire o fare incantesimi,
mi siedo davanti al computer
e incomincio a scrivere.
Ehm, piacere, sono B.
B Stevens...
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Pop, alto un metro e un citofono,
a un anno e mezzo dice solo 9 parole:
oltre a mamma e papà, gli altri sono tutti
vocaboli legati al cibo. Il tappo dice cracker,
acqua, banana, pane, latte, pizza e gelato.
Per il resto, quando desidera qualcosa,
lui solleva il braccio con l’ indice teso
e aspetta che i sudditi gli porgano
l’agognato oggetto.
‘sto bambino si fa servire’, ha detto la pediatra
ghignando sotto i baffi. cominciamo bene, signora.
“Pediatra Estivill, buongiorno”
”Buongiorno a lei, B. Qual buon vento?”
“Ecco... il poppante, dopo il pasto delle 20, ogni tanto si sveglia e vuol ciucciare”
“Ogni tanto… quanto?”
“Diciamo alle 23, poi alle 2 e infine verso le
”Così non va. Lei lo capisce da sola, B”
”…”
”Cambi tattica. Lo lasci piangere ed imparerà a riaddormentarsi da solo.
Non è fame, è coccola. Lo lasci piangere, ripeto. Tutte le volte che si sveglia”
”…”
”Lo faccia per il bene del bambino. Se continua così, diventerà un adulto insonne
con gravi insicurezze. Due o tre giorni e la cosa è risolta. Da stasera, B, lei
tra le 20 e le 6.30 si ritenga libera come il vento. Esca, prenda aria”
“Questo è proprio quel che volevo sentirle dire. Le stesse parole, in bocca a Darrin,
non mi alleggerivano la coscienza. Ma visto che è lei ad ordinarmelo... Da oggi
si cambia registro e presto ricomincerò ad andare al cinema. Arrivederci”
B spera solo che il poppante non reclami troppo forte. I suoi nervi non reggerebbero.
E nemmeno quelli di Pik, che di notte dorme nella stanza di fianco.
“Buongiorno B, volevo sapere com’è andata con la prima pappa”, dice la pediatra Estivill per telefono.
”Ehm… benino, vàlà. Ieri ha mangiato un paio di cucchiai, poi ha protestato e gli ho dato il latte. Oggi meglio, però. Quattro cucchiai”.
”Coooosa? E’ un errore tattico dare il latte quando il bambino rifiuta la pappa. Se non vuole quella, non deve avere nient’altro per almeno un’ora. Altrimenti capirà che basta sputare nel piatto per poter ciucciare”.
”Ehm sì farò come dice lei. Del resto, ha solo cinque mesi…”
”Beh, a cinque mesi compiuti i bambini devono iniziare a rigar dritto. Alle 8 il latte, alle 12 la pappa, alle 16 il latte con la frutta …”
“Il poppante veramente fa un po’ diverso. Alle 8 il latte, alle 11 il latte, alle 14 questo inizio di pappa…”
”Ma lei sta scherzando. Se si abitua a mangiare il pasto principale alle 14, diventerà un bambino solitario. Tutti i suoi amici, al nido, mangeranno alle 12. Mentre lui a quell’ora non avrà fame. Lei fa degli errori tattici, B”.
”Ehm… cercherò di risolvere la Situazione”.
”Molto bene. Ci vediamo tra una settimana, con tutto a posto”.
B si reca in Consultorio per chiedere rassicurazione e morbido conforto.
”Ho iniziato a dare le pappe…”.
”Di già??? Ma fino a sei mesi si dovrebbe continuare con l’allattamento esclusivo, cosa dice mai! Torni indietro, finchè può!’”, risponde intransigente una signorina in camice.
”Ehm ma io sono un po’ stanca… e il poppante non è ciccione come tanti altri bambini alla sua età… pensavo che integrare un po’ avrebbe fatto bene ad entrambi...”.
B non finisce nemmeno la frase. Non ne vale la pena.
A sentire troppe campane, si cade in depressione.
Col bambino nel marsupio, si dirige a grandi falcate verso casa.
Farà come le pare, alla faccia della Pediatra Estivill e del Consultorio talebano-del-latte.
Alla vigilia della visita di controllo dalla pediatra Estivill, B ce l’ha fatta.
Ha insegnato al poppante ad addormentarsi da solo, mentre lei scrive il blog.
Era successo ieri. E poteva essere una casualità.
Ma il fatto si è ripetuto stasera, sotto gli occhi increduli del signor D.
Il puffo in fasce è stato adagiato, ancora sveglio, nella culla.
Con sé aveva una coperta, il ciuccio e il suo pupazzo che sa di latte.
B l’ha salutato, baciato, straviziato, ed è uscita dalla stanza.
Qualche piantino.
Qualche piantone.
Poi il silenzio.
Alle ore
Il puffo grande fila nel suo letto senza sponde alle
Dieci minuti dopo B si corica nel lettone col poppante, cui non ha ancora insegnato ad addormentarsi da solo. Se rimanderà ancora questo ingrato compito, la pediatra Estivill le giurerà biasimo eterno.
In sala, alle 21, rimane solo uno straccio d’uomo.
E’ il signor D, che in queste settimane è molto provato dal lavoro.
Torna a casa alle 20 passate, si toglie le scarpe e ingoia la bistecca preparata alla bella e meglio da B, che in cucina è un vero disastro.
Poi fa giocare il puffo grande, coccola il puffo poppante e balbetta qualcosa di vagamente sensato alla moglie che gli chiede “com’è andata la giornata nel bel mondo là fuori”. Infine, si accascia sfatto sul divano.
E lì perde conoscenza.
Di solito, a fine serata, ha bevuto un paio di birre, fumato una canna e visto metà film, perché poi si addormenta.
Le poche volte in cui B è riuscita ad annichilire il poppante e tornare in sala, l’ha trovato riverso sulla schiena, con lo sguardo vitreo e un rivolo di bava che gli usciva dalla bocca.
Se pensa a come era scintillante e brioso solo quattro mesi fa, B non sa cosa dire.
B conosce due Eduard Estivill. Uno è maschio, l’altro femmina.
Il primo è autore del famoso libro “Fate la nanna”, mente ispiratrice di un metodo tanto sadico quanto efficace per insegnare ai bambini ad addormentarsi.
La seconda è la pediatra dei puffi. Per lei ogni problema del neonato è solo affar suo.
Il bambino non poppa abbastanza? “Non avrà fame. Allunghiamo i tempi tra un pasto e l’altro, così poi si attaccherà famelico al seno”.
Il bambino cresce a fatica? “Sarà costituzione. O forse rigurgita troppo. Somministriamogli prima delle poppate un gel orrendo che rende il latte più denso, così dovrà incamerare per forza tutto quello che succhia”.
Il bambino ha un po’ di raffreddore e rogna tutto il giorno? “Portiamolo a spasso, che si distrae”.
B idolatra e odia al tempo stesso i due Estivill.
Con il loro Metodo, il bambino diventa una specie di macchina da guerra. I genitori si trasformano in esseri crudeli che programmano l’orologio biologico del figlio in tutta tranquillità, senza alcun senso di colpa, solo “per il suo bene”. Il figlio imparerà a mangiare e dormire con regolarità e crescerà felice. Col puffo grande il Metodo ha funzionato.
B non ha ancora avuto il coraggio di applicarlo col puffo piccolo, ma sa che presto il signor D verrà a batter cassa.