
Sono un po' fata e un po' strega.
Volo sulla mia bici magica
e lavoro in una redazione che
pullula di strani soggetti.
A casa ho due gatti
e due avanzi di galera:
Pik e Pop, di tre anni e uno
rispettivamente.
Fino a prova contraria ho
anche un marito, Darrin, e due
grandi passioni: il cinema
e Gianni Canova. Mi chiamo B.
B Stevens.
duiuluvme2 in IL PEPE VIEN DAL BAS...
sonia1973 in UN "BAPN" DA BRIVIDO
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altea e felice
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burns
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collega carla
collega paola
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emiles
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fratello fantasma
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ghost passenger
giannic
livia scarpe-a-punta
luca il tatuato
maestra robi
mamma
nonna
omega
papĂ o nonno impegnato
parrucchiere sam
pediatra estivill
pik il tappo
polvere di stelle
poppante
prof
swap party
tommaso
zio nobile
abreast
ALEM!
arturo
babyccino
cla
duch
entina
EXPECTING
fairy-tails
giffa
giogio
ILESKJA
italianmom
japhy
julia
KATIKA
lanterna
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NINANANNA
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Sabato, ore 19 - gli Stevens, reduci da una giornata di vento e
di sole, aspettano dei loro amici sul lungomare di Sestri Levante.
“mmmh… è ancora presto, che facciamo?”
“dico io!! un aperitivo sulla spiaggia col tramondo”
A rispondere non era Darrin, ma Pik – tre anni e mezzo.
di sicuro, è il più mondano della truppa.
Quando B gira per le strade di Sestri, con la mano sinistra
impegnata a spingere Pop in passeggino e la destra stretta
in quella grassoccia di Pik, riceve un sacco di complimenti.
“che begli occhi!”
“che abbronzatura!”
“che sorriso simpatico!”
Sono tutti rivolti ai figli, ma è sempre meglio che niente.
“wo ist meine schaufel? und mein eimer?”
“Ich weiß nicht, aber ich kann Ihnen helfen”
“sie sind beschäftigt? mag sie, kleines Pik”
“wollen sie mit mir, sie sind erstaunlich”
O Pik ha imparato il tedesco in una vita precedente,
o ha inventato di sana pianta tutto uno strano frasario
azzeccandoci di brutto, perché la pallida biondina con
le birkenstock e gli occhi color turchese, in spiaggia,
pendeva dalle sue labbra e rispondeva.
B li ascoltava stranìta e brancolava nel buio, invece.
Pop, 13 mesi, fino a ieri gorgheggiava suoni poco articolati
tipo “mam-mam-ma” o “lallà-bapn” -e non sapeva esprimersi
altrimenti.
Oggi, dopo 4 giorni di vacanza con la madre logorroica che
lo rintrona di parole 24 ore su 24
vocabolario con due termini-clou: “no” (= no) e “dìo” (= Pik). Si
accettano scommesse sulla prossima parola che verrà.
“mamma, io ti volevo tantissimo!”
una dichiarazione d'affetto fa sempre piacere.
anche se detona in tutto il suo chiassoso fragore
alle 4.28a.m, mentre B sta sognando un maestro
di surf che la bacia appassionatamente sulla
spiaggia di Honolulu.
“ehi, Pik, pensa che bello! hanno messo te e
Tommaso in classe insieme, alla scuola materna”
“altrimenti non ci andavo, mamma”
basta avere le idee chiare, a questo mondo.
“mamma, che cosa hai sulle unghie dei piedi?”
“ehm ... il colore viola... le ho pittate con lo smalto”
“mi piaccciono”
“bene!”
“sono belle”
“bene!”
“ora le voglio anche io”
Ieri sera B ha spennellato l’alluce di Pik.
Non solo l’unghia, ma tutto il dito, per fargli
più piacere.
Il papà di B guida come un pazzo. Se qualcuno
glielo fa notare lui alza il sopracciglio e risponde
che in vita sua non ha mai avuto incidenti, mai,
nemmeno uno.
Poi decelera, per qualche minuto interrompe
i sorpassi e riprende come se nessuno avesse
mai parlato.
Darrin pure guida come un pazzo, anche se
decisamente meglio rispetto al suocero. Dice
che B è fissata con “l’andar piano” e che averla
al fianco mentre conduce l’auto di famiglia "è
una vera jattura”.
Pik, fedele ai geni maschi di famiglia, promette
di seguire le orme del papà e del nonno materno:
si capisce da come pedala sulla sua bicicletta
con le rotelle.
Un uomo e una donna si avvicinano con passo spedito
alle porte scorrevoli di Linate-aeroporto, verso la scritta
exit.
“senti… diciamo che il volo è un po’ in ritardo, cosi
andiamo a casa, ci facciamo una doccia e ci riposiamo
ancora un attimo, prima di…”
- “ma sei un mostro! io ho una voglia matta di abbracciarli
e sbaciucchiarmeli tutti!"
“anch’io, che c’entra”
- “tuttavia è praticamente l’ora della nanna”
“appunto”
- “staranno per addormentarsi, a casa di mio papà”
“appunto”
- “potremmo andare a prenderli quando si risvegliano”
“quello che stavo suggerendo”
- “in fondo un’oretta in più o in meno..”
“quanto la fai lunga!”
- “bene, mando un messaggio a sms e glielo dico”
I due complottardi escono all’aperto e si dirigono verso
la fermata dell’autobus -convinti di andare a casa, disfare
le valigie, riposarsi “ancora un attimo” e poi, con una certa
flemma, dirigersi a riprendere le adorate piccole canaglie
affidate per il fine settimana al nonno, visto che loro
erano a Parigi. Niente di tutto ciò.
Stagliati contro il sole, sulla banchina arroventata del bus,
4 sagome scalmanate si sbracciavano per salutarli: erano
il papà di B, Livia-scarpe-a-punta, Pik e Pop.
“mamma, mi hai portato un regalino da Perìci?”
“papà facciamo la lotta!”
“nghè-ghèèèèè!? la-lallla-lla-apm-làà!”
“B, hai i capelli sconvolti, ma ti senti bene?”
“I tappi son stati bravisssssssimi senza di voi”
Welcome on board again.
“mamma, al mio papà gli piacciono i film e la musica"
“è vero tesoro”
“… al mio nonno gli piace guidare forte”
“proprio così, gasp”
“all’altro nonno gli piacciono i libri e poi i cavalli”
“si ma… “
“.. e la nonna dell’altro nonno mi promette le cicche”
“cicche?”
“sì poi livia-scarpe-a-punta fa i massaggi al piede”
“eh?!”
“.. e lo zio tònio mi fa vedere i pescecani”
Siamo di fronte ad un bambino di tre anni che delira.
“Amore, devo fare la pipì!”
Sofia, tre anni, sabato era innamorata pazza di Pik
e pur di non staccarsi da lui si è fatta accompagnare
persino alla toilette.
Ma stamane, a distanza di sole quarantott’ore, pareva
averlo già scordato: e mentre Pik, languido e nostalgico,
ripeteva di continuo “voglio tornare a Sestri Levante da
Sofia”, lei -riferisce la madre- pensava esclusivamente
a rimpinzarsi di focaccia e a rincorrere piccioni sulla
spiaggia.
Oh pocket-Marilyn, trattalo bene, 'a stu Pik.

Le recite dei bambini a fine anno sono un po’ come
le performance della Scala: guai entrare ad esibizione
già cominciata. Se una mamma arriva un po’ in ritardo
deve prepararsi ad espiare duramente la sua colpa.
- vedrà un piccolo pirata che piagnucola sul palco:
l'aveva cercata tra il pubblico e non l’aveva trovata.
- si sentirà addosso gli sguardi di rimprovero di tutte
le maestre, che sibileranno “è cominciata da 4 minuti".
- verrà additata dalle altre mamme, schierate da ore
in pole position e già pronte ad immortalare i pupilli
nelle loro strepitose performance.
La mamma in questione si sentirà un verme schifoso.
Penserà seriamente di suicidarsi al suono di “bailando/
porta avanti il bacino/sono capitan uncino”. Poi tirerà su
col naso, proverà a consolarsi pensando che nessuno
è perfetto e si godrà lo spettacolo. Poveretta.
Pensa già all'anno prossimo: arriverà in netto anticipo,
si piazzerà sotto al palco vestita da pin up e farà un tifo
sfegatato all'adorato figlioletto, dal primissimo minuto:
anche i vermi hanno un cuore, perbacco.
B imparò a camminare per amore. Ad un anno tondo,
infatti, si tirò in piedi e provò ad inseguire un bambino
biondo e crucco che le piaceva molto, tale Walter.
Suo fratello invece smise di gattonare quando scoprì i
campi da calcio, per correre dietro alla palla. Quasi come
suo nipote Pik, due anni fa: solo che al posto del pallone
c’era la testa del gatto.
Il poppante ha deciso di lasciarsi andare ieri. Nella stanza
c’erano suo fratello, gli amici Tommaso, Ezzì, Emile e infine
la sorella minore di quest’ultimo, Salomè, mezza francese,
molto carina e un tantino vezzosa. Il poppante è andato
fuori di testa.
Ha provato a far colpo con un morso sul braccio: niente.
Ha provato ad agitarle davanti un sonaglio colorato: niente.
Ha provato a regalarle una macchinina e una moto:niente.
Allora, esasperato, si è tirato in piedi, ha gonfiato il petto
e ha fatto i suoi primi passi, sognando di vederla
stramazzare d’emozione.
Lei ha girato la faccia dall’altra parte, sdegnosa: ma
il suo spasimante, in preda all'ebbrezza di chi ha appena
superato un limite, forse nemmeno se ne è accorto.
“Mamma, sai cosa faccio io da grande?”
“Dimmi”
“Il pirata ballerino”
Chapeau.
“… a tre anni è tempo di iniziare ad addormentarsi
senza ciuccio, sai Pik?”
“Pecchè?”
“Perché diventare grandi significa anche contenere le
proprie dipendenze”
“?”
“Senti, un giorno che ti senti pronto scriviamo a MrTopo,
quello che si occupa della raccolta e dello smistamento. Gli
diciamo di passare di qui a prendere i tuoi ciucci, così lui li
può dare ai bambini più piccoli che ne hanno bisogno”
“Ma in cambio il Topo cosa mi dà?”
“In cambio? Beh, possiamo provare a scrivergli se ti porta
un piccolo regalo”
“Una moto”
“Va bene, una moto, proviamo”
“E una macchinina”
“O una o l’altra, MrTopo può portare un solo regalo per ogni
bambino… e piccolo”
“Un trattore, allora”
“Bene”
“Mamma, scriviamogli subito”
“Sicuro Pik? Da stasera non usi più il ciuccio per dormire?”
“Mamma, facciamo così. Noi scriviamo, il Topo viene con
il mio trattore e mi toglie i ciucci. Però li dà a mio fratello. Così
rimangono a casa e io, alla sera, li posso chiedere indietro.
In prestito”
“Pik, il gioco è bello se dura poco”
“no mamma, il gioco è bello se lo faccio quando voglio”
“Mamma, mio fratello diventa grande?”
“Beh, Pik, piano piano. Tra due settimane compie un anno”
“…infatti non cammina più come un gatto”
“Eh, no .. adesso vuole sempre stare in piedi, come noi”
“Ah”
“Tra poco gli dovrai insegnare a bere il latte dal biberon”
“Il biberon è mmmio”
“Si, tesoro, ma ne prendiamo un altro per tuo fratello”
“Un altro?”
“Sì, un altro”
“Ah”
“…”
“E lui non ciuccia più dalla mamma?”
“No tesoro, a un anno si diventa grandi, basta poppare”
“Ah”
“Pik, cos’è che non ti convince?”
“Pensavo: se gli facciamo una festa io ti aiuto a prepararla”
“Ma si, bravo, che bella idea! Andiamo al parco, attacchiamo
un po di palloncini sugli alberi e portiamo la torta per tutti”
“Va bene”
“Bene!”
“Mamma…”
“Dimmi”
“La festa è mmmia. Invitiamo i miei amici e io soffio le mmmie
candeline, vero?”
“Ma no, Pik, la festa è del Poppante che compie un an…”
“Non mi piace che mio fratello diventa grande”
GASP.
“Ehi, B! Abbiamo iscritto Chiara e Francesca alla
scuola di nuoto, per settembre. Sempre alla piscina
Miele, dove han frequentato quest’anno. Vengono
anche Pik e Tommaso?”
“Ottima idea”
DRIIIN
“Pronto Miele”
“Buongiorno, sono Stevens. Devo iscrivere Pik e
il suo amico Tommaso, tre anni a testa, alle lezioni
di nuoto. Vorrebbero essere di nuovo in classe con
Chiara e Francesca, se possibile”
“Il corso sarebbe al giovedì”
“Benissimo”
“Però c’e’ un problema. Secondo le note della maestra,
le due bambine sono state promosse alla classe dei Girini,
senza braccioli. Pik e Tommaso, invece…”
“…??”
“… dovrebbero ripetere il corso Biberòn”
Oggi, quando B è arrivata al nido, non ha trovato
dei bambini, ma un gruppetto di nani uscito da un
mondo parallelo. C'erano fate, draghi, cavalieri e
inquietanti stregoni col cappello nero a punta.
“Giochiamo ai travestimenti”, ha spiegato Pik
brandendo un bastone a mò di bacchetta magica.
Of course darling. Siete tutti ubriachi di fantasia,
come al solito.
Guadagnare 10.000 punti agli occhi di tre uomini
contemporaneamente, così, in un nanosecondo, è
piuttosto semplice.
Basta capitare ad una conferenza stampa dove
come gadget per i giornalisti è previsto un casco da
muratore, bianco, in pura plastica.
A quel punto è sufficiente trafugarne a tradimento
3 esemplari, strisciare contro le pareti della sala per
non farsi accorgere e guadagnare l’uscita più rapidi
di un fulmine.
Pik, Tommaso e suo fratello Ezzì, in brodo di giuggiole
per i loro nuovi elmi da combattimento, hanno finalmente
cominciato a guardare B con un certo deferente rispetto.
“mamma, stasera papà non c’è?”
“no, torna domenica tesoro”
“allora…”
“allora cosa?”
“allora io vengo nel lettone”
nel lettone?? sotto le coperte quatti quatti io e te,
piccola teppa? che accendiamo la torcia elettrica
nella capanna e ci facciamo tutti i solletichi e ce
la ridiamo insieme come due grulli?
“ehm, Pik, nel lettone dormono la mamma e
il papà, lo sai, non i bambini. Comunque, visto
che me lo chiedi, in via del tutto eccezionale,
solo per stanotte sia chiaro .. va bene, và”
“mamma, mi presti le chiavi di casa?”
“no, pik, non sono un gioco”
“ma dai, le tengo solo un po’”
“cosa facciamo se le perdi?”
“non le perdo”
"ci servono per entrare in casa”
“poi te le ridò”
“me le ridai tra poco?”
“si”
“promesso?”
“sì. se non le perdo, te le ridò”
“mamma devo preparare lo zaino, io e Tommaso siamo
già in ritardo”, esclama Pik all’improvviso, con aria grave.
B lo osserva mentre infila nel suo sacco biscotti, sciabola
e libro di Tarzan: l’essenziale per un viaggio importante,
insomma.
“ehm … Pik, di grazia... dove stai andando?"
“io e Tomàso abbiamo un appuntamento"
"eh? che appuntamento?"
"un'astronave ci aspetta in cortile"
Lunedì, ore 18,30
Pik e il suo amico Tommaso giocano nella camera verde,
mentre B è in bagno a cambiare un fetido pannolino al poppante.
Si sentono bofonchi e risate. D’un tratto esplode un urlo disperato.
“mmmmmaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaammmmma!”
Oddio. E’ Pik. Si sarà tirato addosso la libreria? B afferra il poppante,
chiappe al vento, e si fionda di là.
“Pik ! che cosa è successo?”
“E’ … è stato Tomààààso”, risponde lui tra i singhiozzi.
“Tommaso? ma che ti ha fatto? hai male da qualche parte?”
“Tomàààààso..“, ripete lui, esaurendo le parole in un singulto.
“Pik! smettila di piangere, dai, spiegami!”, lo prega B, colpita
da tanta disperazione - lanciandosi ai piedi del figlio.
“…Tommaso mi ha detto che sono un tamaaaarro, mamma”
Al quarto piano, sotto agli Stevens, si è appena trasferito “ma che bel bambino!”, ha esclamato nel vedere Pik con Pik, stizzito, lo ha subito corretto: “io sono un pompiere e B avrebbe voluto scomparire in una botola.
il signor Montoni - un tipo distinto ed elegante sugli 80 anni,
piuttosto formale. Ieri, in ascensore con B e Pik, è arrivato
anche lui.
la sua mìse da pioggia. “hai cappuccio e mantella, sei forse
Cappuccetto rosso?”
tu-sei-un-vecchio-gobbo, signore”

In questa fase, appena cominciata ed auspicabilmente
breve, ci sono due parole che Pik e Tommaso ripetono
molto spesso. Due parole che li eccitano, li divertono, li
fanno sentire ribelli e trasgressivi: “cacca” e “puzza”,
in tutte le loro raffinate declinazioni.
Arginarli, quando i due cominciano, è come arrestare
un fiume in piena o fermare una valanga. B non ci prova
nemmeno. Chiude gli occhi, tappa le orecchie ed aspetta
pazientemente che i due finiscano di sciorinare tutto il
repertorio. “cacca”, “cacchetta”, “puzzone”, “puzzolo!”
… e giù, a ridere.
Ieri Pik si è esibito anche di fronte allo zio nobile – un
personaggio d’altri tempi, sempre impettito ed elegante,
che probabilmente sentiva quella fila di vocaboli per la
prima volta in vita sua.
Lui si è irrigidito come il tronco di una quercia, con
le orecchie che viravano rapidamente al paonazzo e
la bocca che tradiva un certo disappunto. “mmmh…
che succede al fanciullo?”, ha bisbigliato.
“Tranquillo zio”, ha minimizzato B. “E solo una fase,
poi passa”. Ma lo zio nobile, visibilmente scosso, ha
preferito tagliare la corda.
Il lessico familiare di casa Stevens annovera parole come
fulanchiolo, buriddu, stillo, canocchio e percoliche. Da oggi
anche la parola fiùgscionmen è entrata nell’uso corrente.
“Pik, cosa vuol dire?”
“Fiùgscionmen è uno che ha le ali e il reattore e si lancia
facendo un volo con piroetta, mamma”
“Wow, Pik, interessante! Darrin, hai sentito? Il bambino ha
inventato un altro dei suoi bizzarri vocaboli”
Darrin la guarda come se fosse venuta giù dalla Luna.
“B, Fusion-man era un pilota militare che con due ali alla
Icaro è riuscito a volteggiare in cielo diversi minuti, grazie ai
due reattori che si era montato sotto l’ascella. Un acrobata
del cielo. Ma come fai a non sapere certe cose? E sì che
sei giornalista … Pik, vieni, dai, lanciamoci dal divano,
fiuuuuuuuuuugscionmeeeeeeeeeen!”
Ma chi è, questo qua? Era meglio l’uomo Ragno.
Di solito, quando B arriva in ufficio alle 9 del mattino,
è cunsciàda da sbatter via. Plasmon spiaccicati sulla
maglietta, capelli arruffati dal poppante, pelami di gatto,
palpebre mosce per il sonno e pantaloni senza piega
perché da circa due ore stanno in pista, tra sonagli
e mattoni di lego.
Oggi, invece, B era in perfetta mìse: maglietta pulita,
chioma in ordine, calzoni appena stirati, nessun pelo,
palpebre pesanti ma quasi decorose: avendo il turno
dell’alba era schizzata fuori alle ore 6.49 - un minuto
prima che si svegliassero le cinque belve di casa
(tre uomini e due gatti).
E’ il lavoro, il vero riposo.
Pik, da quando è nato, accetta in tempi ragionevoli
i “no” – ma non ubbidisce prontamente ai comandi.
Se B gli ordina in modo diretto una semplice cosa,
tipo “Pik metti subito in ordine i giochi”, lui tergiversa
e temporeggia – mai che ubbidisca in fretta. Allora B,
ai minimi storici di autostima ed autorevolezza, viene
risucchiata dal gorgo della contrattazione (“se metti
a posto prima del Tre, a tavola avrai diritto ad una
pagnotta in più. Uno, due e… e… t… tr…”)
Talvolta, invece, B agisce d’astuzia, disorientando
il nemico, ed esclama: “Pik, NO: non-non sistemare
i giochi”. Il figlio ci pensa su, e dopo poco rassetta.
L’educazione dei figli è una faccenda complicata,
bisogna avere nervi saldi.
Pik ha tre passioni, in tema di donne. Una è Barbara, la
rude insegnante di nuoto con le spalle da pugile. L’altra è
laRobi, maestra del nido con i modi dolci e gli occhoni da
cerbiatta. La terza è Lilo, una biondina che lo stende col
suo battito di ciglia.
Pik e Tommaso la conoscono da quando sono nati – e
da allora se la contendono, in un duello senza esclusione
di colpi. Ma la competizione sentimentale, a tre anni, è un
concetto del tutto relativo.
“Pik, stasera viene Lilo col suo papà, a mangiare da noi!”
“Sono contento. Ma però invitiamo anche Tommaso, che
a lui la pizza gli piace?”
Quel che poteva essere invito galante a lume di candela
si è trasformato in buffo ménage a trois. Ci ha guadagnato
Lilo, con due cascamorti al tavolo – invece che uno solo.
