
Sono un po' fata e un po' strega.
Volo sulla mia bici magica
e lavoro in una redazione che
pullula di strani soggetti.
A casa ho due gatti
e due avanzi di galera:
Pik e Pop, di tre anni e uno
rispettivamente.
Fino a prova contraria ho
anche un marito, Darrin, e due
grandi passioni: il cinema
e Gianni Canova. Mi chiamo B.
B Stevens.
duiuluvme2 in IL PEPE VIEN DAL BAS...
sonia1973 in UN "BAPN" DA BRIVIDO
nuvola75 in UN "BAPN" DA BRIVIDO
juliaset in "ORDINE E DISCIPLINA...
Lavioladinverno in IL POTERE DEI SOGNI ...
Lavioladinverno in UBI MAIOR
Lavioladinverno in UN "BAPN" DA BRIVIDO
Lavioladinverno in UN "BAPN" DA BRIVIDO
thecozzy in 007 CON PROLE
thecozzy in IL PEPE VIEN DAL BAS...
altea e felice
amica ac
amica cc
amica dr
amica em
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amica np
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angelo custode
antonio piffero
bruzzi
burns
capa dei capi
chammi
collega carla
collega paola
darrin o signor d
emiles
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fratello fantasma
gatto rocco
ghost passenger
giannic
livia scarpe-a-punta
luca il tatuato
maestra robi
mamma
nonna
omega
papĂ o nonno impegnato
parrucchiere sam
pediatra estivill
pik il tappo
polvere di stelle
poppante
prof
swap party
tommaso
zio nobile
abreast
ALEM!
arturo
babyccino
cla
duch
entina
EXPECTING
fairy-tails
giffa
giogio
ILESKJA
italianmom
japhy
julia
KATIKA
lanterna
LISA
LOCATAIRE
lolicchia
LUCY
madresnat
MAMI
MIK-INA
momatwork
N, SO BRITISH
NINANANNA
nonsoloela
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ormalium
orsella
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B imparò a camminare per amore. Ad un anno tondo,
infatti, si tirò in piedi e provò ad inseguire un bambino
biondo e crucco che le piaceva molto, tale Walter.
Suo fratello invece smise di gattonare quando scoprì i
campi da calcio, per correre dietro alla palla. Quasi come
suo nipote Pik, due anni fa: solo che al posto del pallone
c’era la testa del gatto.
Il poppante ha deciso di lasciarsi andare ieri. Nella stanza
c’erano suo fratello, gli amici Tommaso, Ezzì, Emile e infine
la sorella minore di quest’ultimo, Salomè, mezza francese,
molto carina e un tantino vezzosa. Il poppante è andato
fuori di testa.
Ha provato a far colpo con un morso sul braccio: niente.
Ha provato ad agitarle davanti un sonaglio colorato: niente.
Ha provato a regalarle una macchinina e una moto:niente.
Allora, esasperato, si è tirato in piedi, ha gonfiato il petto
e ha fatto i suoi primi passi, sognando di vederla
stramazzare d’emozione.
Lei ha girato la faccia dall’altra parte, sdegnosa: ma
il suo spasimante, in preda all'ebbrezza di chi ha appena
superato un limite, forse nemmeno se ne è accorto.
“Ehi, B! Abbiamo iscritto Chiara e Francesca alla
scuola di nuoto, per settembre. Sempre alla piscina
Miele, dove han frequentato quest’anno. Vengono
anche Pik e Tommaso?”
“Ottima idea”
DRIIIN
“Pronto Miele”
“Buongiorno, sono Stevens. Devo iscrivere Pik e
il suo amico Tommaso, tre anni a testa, alle lezioni
di nuoto. Vorrebbero essere di nuovo in classe con
Chiara e Francesca, se possibile”
“Il corso sarebbe al giovedì”
“Benissimo”
“Però c’e’ un problema. Secondo le note della maestra,
le due bambine sono state promosse alla classe dei Girini,
senza braccioli. Pik e Tommaso, invece…”
“…??”
“… dovrebbero ripetere il corso Biberòn”
Guadagnare 10.000 punti agli occhi di tre uomini
contemporaneamente, così, in un nanosecondo, è
piuttosto semplice.
Basta capitare ad una conferenza stampa dove
come gadget per i giornalisti è previsto un casco da
muratore, bianco, in pura plastica.
A quel punto è sufficiente trafugarne a tradimento
3 esemplari, strisciare contro le pareti della sala per
non farsi accorgere e guadagnare l’uscita più rapidi
di un fulmine.
Pik, Tommaso e suo fratello Ezzì, in brodo di giuggiole
per i loro nuovi elmi da combattimento, hanno finalmente
cominciato a guardare B con un certo deferente rispetto.
“mamma devo preparare lo zaino, io e Tommaso siamo
già in ritardo”, esclama Pik all’improvviso, con aria grave.
B lo osserva mentre infila nel suo sacco biscotti, sciabola
e libro di Tarzan: l’essenziale per un viaggio importante,
insomma.
“ehm … Pik, di grazia... dove stai andando?"
“io e Tomàso abbiamo un appuntamento"
"eh? che appuntamento?"
"un'astronave ci aspetta in cortile"
Lunedì, ore 18,30
Pik e il suo amico Tommaso giocano nella camera verde,
mentre B è in bagno a cambiare un fetido pannolino al poppante.
Si sentono bofonchi e risate. D’un tratto esplode un urlo disperato.
“mmmmmaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaammmmma!”
Oddio. E’ Pik. Si sarà tirato addosso la libreria? B afferra il poppante,
chiappe al vento, e si fionda di là.
“Pik ! che cosa è successo?”
“E’ … è stato Tomààààso”, risponde lui tra i singhiozzi.
“Tommaso? ma che ti ha fatto? hai male da qualche parte?”
“Tomàààààso..“, ripete lui, esaurendo le parole in un singulto.
“Pik! smettila di piangere, dai, spiegami!”, lo prega B, colpita
da tanta disperazione - lanciandosi ai piedi del figlio.
“…Tommaso mi ha detto che sono un tamaaaarro, mamma”
In questa fase, appena cominciata ed auspicabilmente
breve, ci sono due parole che Pik e Tommaso ripetono
molto spesso. Due parole che li eccitano, li divertono, li
fanno sentire ribelli e trasgressivi: “cacca” e “puzza”,
in tutte le loro raffinate declinazioni.
Arginarli, quando i due cominciano, è come arrestare
un fiume in piena o fermare una valanga. B non ci prova
nemmeno. Chiude gli occhi, tappa le orecchie ed aspetta
pazientemente che i due finiscano di sciorinare tutto il
repertorio. “cacca”, “cacchetta”, “puzzone”, “puzzolo!”
… e giù, a ridere.
Ieri Pik si è esibito anche di fronte allo zio nobile – un
personaggio d’altri tempi, sempre impettito ed elegante,
che probabilmente sentiva quella fila di vocaboli per la
prima volta in vita sua.
Lui si è irrigidito come il tronco di una quercia, con
le orecchie che viravano rapidamente al paonazzo e
la bocca che tradiva un certo disappunto. “mmmh…
che succede al fanciullo?”, ha bisbigliato.
“Tranquillo zio”, ha minimizzato B. “E solo una fase,
poi passa”. Ma lo zio nobile, visibilmente scosso, ha
preferito tagliare la corda.
Tanti auguri a tutte le “mamme -e -poi” del mondo.
Auguri alla mamma di Tommaso, che dopo tre anni
di figli non stop è volata per un week end di riposo
e follie a Copenhagen, con amici.
Auguri a Claudia, che è in ospedale a partorire,
a Daniela, che è alle prese con rigurgiti, pannolini
e notti insonni, e a Zino, che si è sposata da poco
tra i limoni di Sicilia ed ha un pancione grande
come un aerostato.
Auguri ad Errica, che gira sempre con la sua Alice
nel marsupio, a Nuria, che scrive rincorrendo Olivia,
e a Barbara, che è riuscita a ripartire da zero anche
se col papà della sua bambina non è andata come
sperava. Auguri ad Elisa, mia socia di sempre.
Auguri a Chammi, mamma dei suoi bambini laggiù
in Sri Lanka -e un po' "mamma" anche del poppante,
qui in Italia. Auguri a Valeria, che il suo bambino l’ha
perso e si è rimessa in discussione, con umiltà.
Auguri ad Ana, che lascerà il suo lavoro seguendo
il marito in Francia perché “è importante tenere unita
la famiglia” e a Ilaria, che ha trascinato marito e figlio
a Budapest per seguire un progetto umanitario in
cui crede parecchio.
Auguri a Federica, che la sua azienda ha preferito
liquidare perché “le mamme non fanno gli orari di cui
abbiamo bisogno in questa fase”. Auguri ad Elasti e a
Lisa, che mi hanno dato l’idea per questo blog, e alla
collega Paola, che da qualche mese ha le occhiaie
fino ai tacchi.
Auguri a Lea, che ha l’energia di una pila ricaricabile,
a Petra, che tra un pannolino e una pappa divora libri
uno dopo l'altro, e a mia suocera, cui nonostante le
distanze voglio un gran bene.
Auguri alla mia mamma, che non c’e’ più ma continua
ad esserci, sempre.
Auguri, infine, a chi passa di qui ogni giorno, perchè
un motivo ci sarà, ed auguri agli uomini che ci stanno
al fianco, probabilmente stanchi e confusi quanto noi.
Pik ha tre passioni, in tema di donne. Una è Barbara, la
rude insegnante di nuoto con le spalle da pugile. L’altra è
laRobi, maestra del nido con i modi dolci e gli occhoni da
cerbiatta. La terza è Lilo, una biondina che lo stende col
suo battito di ciglia.
Pik e Tommaso la conoscono da quando sono nati – e
da allora se la contendono, in un duello senza esclusione
di colpi. Ma la competizione sentimentale, a tre anni, è un
concetto del tutto relativo.
“Pik, stasera viene Lilo col suo papà, a mangiare da noi!”
“Sono contento. Ma però invitiamo anche Tommaso, che
a lui la pizza gli piace?”
Quel che poteva essere invito galante a lume di candela
si è trasformato in buffo ménage a trois. Ci ha guadagnato
Lilo, con due cascamorti al tavolo – invece che uno solo.

“Bruttana”
“Cambone!”
“Bànte”
“Emonio!”
Oggi Pik e il suo amico Tommaso se le dicevano
di santa ragione. Si salvi chi può.
Dicono che se i primi due vengono maschi, c’e’ forte probabilità
sia maschio anche il terzo. Da dove venga questa teoria non è noto:
forse è solamente una leggenda metropolitana senza alcuna base
metafisico-quantistica.
Fatto sta che gli Stevens non conoscono nemmeno un caso di
terza femmina dopo due maschi. “Anche questo sarà scugnizzo”, ha
annunciato oggi la mamma di Tommaso non smentendo lo strano
postulato. La banda dei cinque rimane ancora senza un boss-
femmina.
Da quando il nido ha cambiato gestione due maestre, da sole,
si occupano di tutto: dei 19 bambini, della contabilità e del menù.
Le poverette, disperate, non riescono a seguire bene l’evoluzione
dei tappi e sempre più spesso li abbandonano al gioco libero,
senza stimolarli a sperimentare cose nuove.
Le mamme, piuttosto indispettite, protestano -ma a nulla vale:
i nuovi proprietari han deciso di rivendere a loro volta la struttura
e non sembrano interessati a tenere buoni rapporti coi genitori
del quartiere. A mali estremi, estremi rimedi.
I laboratori, “sfrattati” dal nido, si sono trasferiti direttamente a
casa Stevens, dalle 17.30 in poi.
Ieri Pik e Tommaso modellavano lumache e statuine col Das,
giocavano con tempere e pennelli e-per la serie lezione di canto-
urlavano a squarciagola “per fare un tavolo, ci vuole il legno,
per fare il legno…”, con B che segnava il ritmo.
Oggi, invece, era la volta dell’atelier culinario. Ne sono usciti
una grande pizza, una torta salata con gli spinaci e uno squisito
gelato al pistacchio, artigianale. Se continua di questo passo
persino lei, da sempre negata per le attività pratico-creative,
diventerà una specie di artista.
Gli Stevens stanno in un palazzone grigio con tantissime finestre.
Davanti, separato solo da un cortile, c’è un palazzone esattamente
identico dove abitano Tommaso e suo fratello Ezzì.
I due bambini, con Pik e poppante, formano una banda criminale
alquanto vivace che terrorizza inquilini, gatti e piante grasse, qui nel
condominio.
Ad ottobre la banda diventerà più numerosa. Potrebbe guadagnare
un capo, se ... sarà femmina. Oppure una piccola ruota di scorta, se
... sarà maschio.
“Tommaso, andiamo e lo seghiamo in due!”
“Pik, vieni, guarda questo bastone. E’ la nostra spada”
“Adesso ci arrampichiamo là sopra e combattiamo”
“Quel mostro mi fa paura”
“Non è un mostro, è un drago”
“E’ grosso. Ma noi vinciamo”
Pik e Tom oggi sono stati al parco preistorico di Rivolta d’Adda
ed hanno ingaggiato lotte immaginarie con mammuth, stiracosauri,
velociraptor e iguanodonti. Per sentirsi più forti avevano deciso di
cavalcare due ronzini d’eccezione: Chube, il cane di Tommaso,
e il poppante, che a quattro zampe, ormai, è una saetta.

“mamma, oggi mi è venuto a prendere il papà, al nido”
“sì Pik, lo so! sei stato contento?”
“no”
“...volevi la mamma?”
“no. volevo che veniva Tommaso”
L’amicizia, a tre anni, si vede da queste piccole cose.
Ieri, quasi senza accorgersene, B si è trovata in mezzo ad un branco
di tappi che dipingevano uova sode. Ogni bambino aveva in mano il proprio
pennello e lo pucciava senza troppi formalismi in una improvvisata
tavolozza dei colori. Alla fine:
- le uova di Dodo assomigliavano alla pelle di un ghepardo un po’ deforme.
- quelle di Tommaso erano carine, verdi gialle e nere, ma mangiate in cima
perché il fanciullo, mentre pittava, ha avuto un attacco di fame.
- quelle di Pik erano dipinte solo per metà visto che “mamma se le tiengo
in mano io non le pitturo sotto pecchè non ci riescio”
- le uova di Francesca erano di un bel rosso sgargiante, perfette.
La superiorità artistica delle donne è evidente, a tre anni. A quell’età, i
maschi sono poco più evoluti degli scimpanzè mentre le femmine, tra una
Winx e una Principessa Disney, sviluppano un certo senso estetico.
Pik ama solo il suo amico Tommaso e al gentil sesso non riserva
molte attenzioni, ma quando vuole essere galante ci sa proprio fare.
Ieri, a casa di amici, c’era una bambina bionda, cicciottella e teppa, un
buffo incrocio tra Shirley Temple-Riccioli d'Oro e Spanky-Piccola Canaglia.
A lui è subito piaciuta moltissimo. Per farsi notare prima le ha strappato via
il cerchietto dai capelli, poi l’ha fatta cadere dalla poltrona ed infine, nel
consolarla per la botta in terra, le ha chiesto suadente: “vieni a casa
mia che io c'ho tutti i draghi e i pirati?”.
Per la collezione di farfalle c’è ancora qualche tempo. Mica troppo, però.
Al festino in maschera, Pik e l'amico Tommaso si travestiranno
da Cavalieri della morte -con elmo, scudo, mantello e spada.
Durante le prove-costume, stamattina, erano tutti calati nella
parte e parlavano eccitati di un imminente combattimento.
B ascoltava divertita immaginando mondi medievali,
tavole rotonde e battaglie di pura fantasia.
“Infilziamo il Drago, gli diamo un cartone e lo facciamo cadere",
diceva Pik. “Lo tagliamo a fette, gli buchiamo un occhio
e poi lo lo buttiamo nel mare”, rispondeva Tom.
C’è solo un particolare. B ha appena scoperto che Ezzì,
il fratello minore di Tommaso, si travestirà proprio da Drago.
Forse le teppe hanno architettato un concreto piano criminale
in cui il "piccolo" è vittima e loro due oscuri giustizieri della notte.
Occorre avvisare la mamma di Tommaso prima che sia troppo tardi.
“Domenica pomeriggio al nido di via Tromboni Gonfiati
Pik, Tommaso e la loro squinzia bionda coi codini,
Chiara, soffiano tre candeline. La festa, visto
il periodo, è in maschera. Vi aspettiamo!”
B riteneva di aver adempiuto al suo dovere di madre-perfettamente-
organizzata, mandando il sopracitato invito, e stava per rituffarsi di testa
in deliranti storie su tassi di interesse e mutui subprime, quando il cellulare
ha preso a vibrare insistentemente. Era la temibile mamma di Luca, che
chiamava per un quiz veramente arguto.
“B, grazie mille dell’invito, ma sono già in panico. Tu da cosa ti vesti?”
“…”
“Lo sai che domani viene anche Tommaso, in montagna con noi?”
“Sìììììììììì!! Mamma io vojo svegliarmi con Tomààso, mangiare la polenta
con Tomààso, rotolare nella neve con Tomààso, andare in slitta con
Tomààso e fare il bagno con Tomààso!”, urla Pik tutto d’un fiato.
A momento cascavano anche i vetri, a casa Stevens.
Buon week end…
Pik e Tommaso si stanno dando botte da orbi, tanto per cambiare.
Il loro è un tipico amore-e-odio. Pik, quello dei due col fisico
meno prestante, soccombe miseramente: as usual.
“Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiigh! Soooooooooooooob!”, lo sente piagnucolare la madre.
“Tommaso, non si spinge… Pik, tu digliene quattro!”, suggerisce B
sorridendo, tanto per provare a buttarla sull’intellettuale.
Pik ci pensa un attimo ed esclama convinto “Tommaso, QUA-T-TRO!”
Tommaso, per niente stupito, lo guarda e risponde “CIN-QUE!”
Come capita spesso, Tommaso dopo il nido viene a giocare con Pik. “Siiii!", risponde entusiasta Tommaso. "Io mi travesto da cavaliere cattivo!”. “Io faccio i combattimenti e ho il mantello lungo e…” I due si lanciano uno sguardo d’intesa e corrono rapidi verso il lettone. C’e’ solo una frase che fa dimenticare all'istante offese e torti subìti. I due ricominciano a flirtare. Seduti al tavolino, si acchiappano felici.
“Tappetti! A carnevale facciamo i coriandoli?”, dice B cinguettando.
“E io da cavaliere mooooolto cattivo, nero con la spada!”, fa eco Pik.
“Io anche il cavallo come Szorro e poi facciamo la lotta e..”
Ci saltano sopra, indemoniati, e iniziano a darsi mazzate e botte da orbi.
La baruffa prende una brutta piega. Uno dei due scoppia a piangere.
Poi anche l'altro. La situazione sfugge ad ogni controllo.
B la conosce bene. ”Chiamo la mamma di Tommaso così lo porta a casa sua",
esclama scaltra paventando ad entrambi un pomeriggio di giochi solinghi.
Come una coppia di super-innamorati, Tom&Pik litigano spesso
e si feriscono a morte, ma non vorrebbero separararsi mai.
“Tommaso, oggi vieni a giocare da noi?”, chiede B zuccherosa all’amico del figlio,
mentre l’accompagna fuori dal nido.
“Siii! Facciamo casino… uscito la buma… aprito calessu… cavaliere nero butto collo…
ghinoosmmie”, esclama Tommaso guardando il suo complice alto un tappo.
“Mettiamo chinossi… Lara binocco… acqua tutto… bicchieri… rito fretta!”, fa eco Pik
eccitato, evitando lo sguardo della madre.
Quei due hanno un piano e B non ci ha capito una sverza.
Mentre scrive, probabilmente le canaglie hanno già distrutto casa.
Oggi all’alba gli Stevens sono atterrati a Milano, di ritorno dalle vacanze.
All’ingresso del palazzo hanno ritrovato l’Angelo custode: scopava
sulle scale imprecando in napoletano, come tutti i lunedì.
Sul pianerottolo hanno incrociato il perfido signor Burns, il dirimpettaio.
“Posso passare da voi stasera?”, ha detto autoinvitandosi
nel salotto di casa Stevens, come fa spesso.
Non avevano fatto in tempo ad entrare e disfare le valigie che Darrin
è balzato di nuovo alla porta, strattonato da Pik che gli chiedeva
di giocare con gli aerei. ”Buriddu, sono le 8. Corro al lavoro
o faccio tardi”, gli ha esclamato - come ogni mattina.
B ha preso il poppante in marsupio e Pik per mano e si è diretta al nido.
Ovviamente lungo la strada si è fermata al bar di Luca il tatuato,
che li ha accolti con spremuta e brioche, parlando di calcio.
Al nido la mitica maestra Robi li ha accolti con gridolini di gaudio e tripudio.
Pik le è corso incontro abbracciandola, dimenticandosi come al solito
della madre che sulla porta aspettava il suo “bacio dell’addio”.
Poi è arrivato Tommaso e Pik si è dimenticato anche della maestra.
”Se io ti faccio vedere il mio aereo, tu mi dai il tuo castello?”,
gli ha detto come se le vacanze non ci fossero state
e loro si fossero salutati il giorno prima.
B è passata dal panettiere ed è tornata a casa.
Ha disfato le valigie e messo a dormire il poppante.
Poi si è seduta alla scrivania e ha finito l’articolo Cina-Russia
come promesso al Prof, che a 10 anni dalla tesi ancora la fa sgobbare.
Si gode gli ultimi giorni di “libertà” da mamma perché dalla prossima settimana
tornerà definitivamente in redazione, dopo sette mesi di maternità.
Rivedrà la Capa dei capi, i colleghi e le Fonti del suo lavoro.
”Chissà come sarà tutto cambiato”, si domanda.
E sorride, certa di ritrovare anche lì il suo rassicurante, affettuoso copione.
Da qualche giorno, B cerca di sensibilizzare Pik alla magia del Natale.
Gli racconta, tra l’altro, dell’omone vestito di rosso che arriverà dal nonno.
Lui, preso per sfinimento, ha dunque dettato la sua prima letterina.
<Caro Babbo Natale, come stai? Cosa fai adesso? Porta a Tommaso una ruspa.
A lui solo una, a me tante. E anche una tromba, una mela e un aereo grande grandissimo>.
“Ecco mamma, scrivìta la lettera. Adesso andiamo a giocare?”
B non combatte solo col fratello, per convincerlo a travestirsi da Babbo Natale.
Ma anche con un figlio cui sfugge il concetto dell’attesa.
Pare interessato solo all’hic et nunc.
Attila, Flagellum Dei, era un po’ smorto, rispetto alla coppia Pik&Tommaso.
Insieme, quei due sono un tornado. Una calamità. Una sciagura.
Sono capaci di devastare la casa in quattro secondi.
Di sfasciare i giocattoli e saltarci sopra coi piedi.
Di annodare le code dei gatti e tirarli al lazo.
Di aprire il frigo e inghiottire tutto.
Di solito, B riesce a tenere a freno i loro istinti animali.
Gli racconta una storia, li guida nel gioco, sta molto attenta.
Oggi li ha persi di vista per cinque minuti.
Il tempo di cambiare il pannolino al poppante.
Li ha trovati sul quarto scaffale dell’armadio, quello più alto.
Avevano gettato a terra tutti i vestiti e conquistato la vetta. Urlavano “Siam qui!”
Un tempo la Fnac era un negozio di libri e video.
Sobrio e pacato, come ogni punto vendita dovrebbe essere.
Gli avventori entravano, compravano ed uscivano ordinatamente, passando per le casse.
Oggi la Fnac è una jattura.
Luccicante come una giostra, rumorosa come una discoteca, affollata come Shanghai.
Libri e video non si trovano più, soffocati dagli ammicchi.
I bambini accorrono come mosche al miele - e Pik non fa eccezione.
“Mamma, ti prego, andiamo là”, è il suo urlo di guerra.
B rabbrividisce.
Ha provato a proporre mete alternative: il museo di storia naturale, il castello sforzesco, le altalene del parco. La casa di Tommaso o un giro in bicicletta.
Niente.
”Si, quello dopo. Adesso, la Fnàcche”, risponde inesorabilmente il mostro.
B lo accompagna, strisciando lungo le pareti.
Lui è di casa.
Saluta lo Spider-man che campeggia all’ingresso.
Ascolta godurioso le musiche sparate a 1000decibel.
Vaga tra monitor giganti e cartoni animati “molto cattivissimi”.
Alla Fnàcche, metà della folla è alta un metro.
L’altra metà ha le rughe e il mal di testa.
Alla sera, l’unica frase per scollare Pik dall'eden è “vieni a casa, c’è una sorpresa”.
Oggi la sorpresa era un vomito del gatto Rocco,che aveva fatto indigestione di croccanti.
B non aveva preparato nient’altro.
Domani, probabilmente, Pik non le crederà più.
Sarà costretta a pernottare alla Fnàcche, con Spider-man e i cartoni animati giapponesi.
Pik attraversa la fase dell’ “emulazione a tutti i costi”.
Se alla televisione c’è la Cuccarini, canta e balla tutto il giorno.
Se l’amico Tommaso ha il virus vomito-dissenteria, vuole stare a casa malato anche lui.
Se mangia una pizza particolarmente buona, vuole improvvisamente diventare cuoco.
In questi giorni, al nido, hanno cominciato a leggere il libro della giungla.
Le maestre hanno presentato Buccia, una scimmietta che farà da mascotte tutto l’anno.
Incurante degli animali, Pik si è innamorato di Tarzan.
B è stata costretta a recitare la parte di Jane, seminuda e appesa ad una liana (il lampadario).
Pik è logorroico solo di mattina presto, dalle 6.30 alle 7.30am.
Poi, pian piano, diventa il più stringato degli uomini di Neanderthal.
B dovrebbe ricordarsene, ma ci casca sempre.
Oggi, all'uscita dal nido.
“Pik, ciaaao! Mi sei mancato! Come stai?”
”Bene”
”Ti sei divertito?”
”Si”
“Cosa avete fatto?”
”Niente”
”Come niente! Avete pestato coi piedi gli acini d’uva, avete fatto il vino!”
”Si”
”E l’avete bevuto?”
”Sì. Molto”
”Mmmmh… beh senti, mi accompagni a cambiare questi stivaletti per tuo fratello?
Sono troppo piccoli per lui”
”No”
”Ehm, Pik. Come deve fare il poppante? Deve andare in giro scalzo con questo freddo?”
”No, va con gli stivali piccoli”
”…”
Pik guarda B come se avesse poco tempo da perdere.
”Mamma, andiamo a casa e chiamiamo il mio amico Tommaso. Noi due dobbiamo
giocare coi cavalieri cattivissimi e fare i combattimenti”.
Oggi, dopo il nido, Pik avrebbe dovuto andare dal suo amico inseparabile
Tommaso, che abita nel palazzo di fronte agli Stevens. Ma Tommaso,
il colosso mezzo svedese, è stato colpito da dissenteria e vomito.
”Pik, meglio non andare a trovare Tommaso, oggi, è ammalato. Potrebbe
essere un morbo contagioso”, dice B, terrorizzata dalle malattie.
”Noooooooooooo! Vojo andare a casa di Tommaso! Dobbiamo giocare coi
cavalieri bruttissimi e con i mostri e anche con Capitan Uncino”, ribatte
il piccoletto, non ascoltando ragioni.
B lo strattona verso l’ascensore e cerca di circuirlo: “Tesoro, dai che andiamo.
C’è Chammi, c’è tuo fratello, c’è la mamma … prendiamo il Di-Doh!”
”No mamma. Devo andare da Tommaso per dirgli una cosa”
”???”
”Che vojo andare da lui”