
Sono un po' fata e un po' strega.
Volo sulla mia bici magica
e lavoro in una redazione che
pullula di strani soggetti.
A casa ho due gatti
e due avanzi di galera:
Pik e Pop, di tre anni e uno
rispettivamente.
Fino a prova contraria ho
anche un marito, Darrin, e due
grandi passioni: il cinema
e Gianni Canova. Mi chiamo B.
B Stevens.
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“mamma, al mio papà gli piacciono i film e la musica"
“è vero tesoro”
“… al mio nonno gli piace guidare forte”
“proprio così, gasp”
“all’altro nonno gli piacciono i libri e poi i cavalli”
“si ma… “
“.. e la nonna dell’altro nonno mi promette le cicche”
“cicche?”
“sì poi livia-scarpe-a-punta fa i massaggi al piede”
“eh?!”
“.. e lo zio tònio mi fa vedere i pescecani”
Siamo di fronte ad un bambino di tre anni che delira.
Darrin ha preso il suo zaino, ha fatto ciao ciao
ed è partito alla volta di Amsterdam, per un week
end di follie programmato da tempo coi suoi tre
amici di sempre.
Per superare indenne le quarantott’ore sola con
le due belve B ha fatto un piano preciso, partendo
dalla seguente considerazione: il rapporto 1:2 può
essere molto pericoloso. Cercare alleati, STOP.
Quindi:
- ha promesso a tutte le sue amiche senza figli
che passerà finalmente a salutarle, sto week end.
Come ovvio ha dimenticato di dire che dietro di lei,
in fila indiana, entreranno in casa due nani pronti
a smontare pezzo pezzo ogni suppellettile che
verrà incautamente lasciato sul loro cammino.
- ha impietosito lo zio nobile, che non ha figli e
rabbrividisce all’idea della gestione combinata di
due pesti, figurandosela più faticosa di quel che
è in realtà. Lo zio ha acconsentito a prestarsi
un paio d’ore, domattina.
Gli è stato ordinato di armarsi fino ai denti e di
prepararsi a combattere con il Cavaliere Pik. In
alternativa, gli è stato detto, potrà condurlo per la
ventesima volta al museo di storia naturale, per
la trentesima a vedere i treni di Cadorna o per
la centesima a Linate - a sua scelta.
- infine ha tentato di convincere le mamme degli
amici di Pik a non partire, questo week end, "tanto
è prevista pioggia". Ne ha ricavato solo un invito
per merenda, non troppo convinto peraltro (“se
restiamo a Milano ma .. dubito”).
B ritornerà all'attacco domani, con un metodico
recall a tutte le possibili vittime.
In questa fase, appena cominciata ed auspicabilmente
breve, ci sono due parole che Pik e Tommaso ripetono
molto spesso. Due parole che li eccitano, li divertono, li
fanno sentire ribelli e trasgressivi: “cacca” e “puzza”,
in tutte le loro raffinate declinazioni.
Arginarli, quando i due cominciano, è come arrestare
un fiume in piena o fermare una valanga. B non ci prova
nemmeno. Chiude gli occhi, tappa le orecchie ed aspetta
pazientemente che i due finiscano di sciorinare tutto il
repertorio. “cacca”, “cacchetta”, “puzzone”, “puzzolo!”
… e giù, a ridere.
Ieri Pik si è esibito anche di fronte allo zio nobile – un
personaggio d’altri tempi, sempre impettito ed elegante,
che probabilmente sentiva quella fila di vocaboli per la
prima volta in vita sua.
Lui si è irrigidito come il tronco di una quercia, con
le orecchie che viravano rapidamente al paonazzo e
la bocca che tradiva un certo disappunto. “mmmh…
che succede al fanciullo?”, ha bisbigliato.
“Tranquillo zio”, ha minimizzato B. “E solo una fase,
poi passa”. Ma lo zio nobile, visibilmente scosso, ha
preferito tagliare la corda.
Ci sono persone che di fronte alla paura si confidano,
cercano appoggio e conforto. Altre che ammutoliscono,
scappano e rimuovono. Il papà di B, tipico pesci, è del
secondo tipo: un colpo di pinna e via, parte da solo.
B ha scoperto per puro caso che stamane aveva una
scintigrafia al cuore: esame- routine, semplice controllo,
ma dopo coronografie ed angioplastiche varie .. perché
non dirlo? Se è per non pensarci, vada pure. Ma se è
per non far preoccupare, l’effetto che si ottiene è
l’esatto opposto.
Questo pomeriggio, ad aspettarlo fuori dall’ospedale,
c’erano sull’attenti B, lo zio nobile e Livia-scarpe-a-punta.
Quando li ha visti, il papà di B ha fatto il suo solito mezzo
sorriso e ha portato la mano alla coppola, in un gesto di
saluto che diceva pfiuff, è andata bene: Non sembrava
stupito fossero tutti e tre in fila lì, “per combinazione”.
Per non soccombere al week end sola coi due tappi,
B ha attuato in extremis una precisa strategia a punti.
- ha fatto gruppo:
si è appiccicata come una cozza a tutti gli amici con figli
che girovagavano per la città - in particolare a Paolo e alla
sua biondissima bambina Lilo, capace di neutralizzare
Pik con un sorriso e un battito di ciglia.
- ha chiamato a rapporto lo zio nobile, che non ha figli
e per la nipote è quasi un secondo papà:
a 65 anni suonati, lo zio è agile come uno stambecco.
B l'ha armato fino ai denti e poi, senza pietà, l’ha gettato
nell'arena, a combattere con Pik. Il tappo, dopo la lotta,
era talmente stanco che ha dormito per tre ore di fila.
- ha organizzato una furbissima gita al parco di Palestro:
il poppante, tutto preso a guardare anatre, pony, scoiattoli
e querce secolari, è rimasto immobile dentro al passeggino,
per ore, con gli occhi sbarrati e le mani cicciottelle serrate
a pugno. A quel punto, occuparsi “solo” di Pik è stato un
gioco da ragazzi.
Ieri sera, B era di ottimo umore e senz’altro meno stanca di
Darrin, che è tornato a casa dal lavoro con plichi di scartoffie
in mano e l’occhio liquido di raffreddore. In fondo, ora che le
due piccole canaglie sono un po’ cresciute, lei se le rigira
sul dito mignolo.
Lo zio di B è diventato il più assiduo frequentatore di questo blog.
Legge nell’ombra e non commenta mai, ma vigila sugli scritti.
Ieri, da vero nobiluomo d’altri tempi, ha lasciato in portineria una piccola busta,
scritta a mano. ”Sul mio fairfogs ho letto quello che hai scritto su tuo padre.
A mio avviso hai tralasciato qualche cosa. Dovresti aggiungere di quando al ristorante
fa la batteria coi bicchieri o infila la carta nella tazzina da caffè ed accende il rogo,
per fare un po’ di luce. O anche di quando ficcava gli stuzzicadenti nella sedia
per pungere la nonna. Io pensavo non fosse conveniente, ma lei si divertiva.
Una vena di follia li accomunava. A presto, nipote”.
B sorride.
Lo zio nobiluomo è cresciuto e diventato adulto, insieme al cognato.
”La nonna Pia mi spediva in vacanza insieme a tua mamma e tuo papà,
quando avevano meno di diciott’anni e si erano appena fidanzati”, racconta
lo zio nei pochi momenti in cui beve e ricorda.“Coi pantaloni a zampa d’elefante
abbiamo girato l’Europa su un maggiolone scassatissimo. Io li sorvegliavo”, dice.
“A volte tuo zio arrivava con qualche spilungona bellissima ma nessuna
ha resistito a lungo”, spiffera invece il papà di B. Nessuna tranne Polvere-di-stelle,
la fidanzata scintillante che lo zio ha conquistato anni fa - quando ormai
si era fatto uomo distinto, elegante e cerimonioso.
Polvere di stelle adora il cognato e non si è opposta al connubio tra i due uomini,
diversi come il giorno e la notte. Un misto di competizione, affetto profondo e
stima reciproca li lega a doppio filo. Anche se non lo ammetteranno mai.
“Zio, hai visto il mio messaggio? Ho scritto un post in cui parlo di te e della nonna…”
“Sì, ho visto su fairfogs”
“Come?”
“Ho visto su fairfogs, eccezionale per vedere internèt col mio nuovo mec”
“Non ho capito una sverza, ma… da quando parli inglese?”
“Da quando scrivi i tuoi posti sul blogs”.
Mia nonna, a modo suo, scriveva un blog.
“Cose di casa nostra”, l’aveva intitolato.
Lo vergava a mano, pezzo per pezzo, giorno per giorno.
Poi distribuiva le sue storie ai membri della famiglia, che commentavano a voce.
Quando mia nonna era molto vecchia, mia mamma e suo fratello, lo zio nobiluomo,
hanno trascritto a macchina molti di quei racconti. Hanno aggiunto alcune foto
e hanno raccolto le memorie, stampando un libro in 12 copie.
Oggi, che non ci sono più né mia mamma né mia nonna, a me quel libro rimane.
Leggo della vita a inizio secolo. Leggo dei miei antenati.
Leggo di mia mamma quando era bambina.
Leggo e conservo.
Leggo e scrivo, anche.
Forse, continuo la tradizione.
Oggi il papà di B era in ospedale per un piccolo intervento.
L’operazione è riuscita benissimo. Lo sostengono i medici e lo provano
le seguenti affermazioni del paziente, appena tornato dalla sala chirurgica:
1) “Ho la pressione quasi al collasso” = Quando mi danno da mangiare?
2) “Ieri sera ho giocato a carte al computer. Un bel torneo. Eravamo in 300 e
sono arrivato ultimo, il mio nickname era Ariècchilo”. = Devo prendermi la
rivincita, voglio tornare a casa col mio pc.
3) “Durante l’intervento mi facevano un sacco di domande ma non ascoltavano
le mie risposte”. = Domani esco con gli amici, altro che medici.
4) Rivolgendosi allo zio nobiluomo che era andato a trovarlo in ospedale:
“Col pappagallo non sei molto pratico, dovrò cambiare infermiere” = ???
Il papà di B, al lavoro, è una specie di macchina da guerra.
Impeccabile, rampantissimo, sovraeccitato. Una specie di Fonzie degli anni 2000:
impossibile che sbagli.
Quando torna a casa rallenta, ma non si ferma mai.
Fa diligentemente la cyclette come gli ha raccomandato il cardiologo.
Sfatto e sudato, ingurgita tonnellate di cibo.
Infine si accascia sul divano a rimirare le foto dei nipoti o ingaggia interminabili
partite di scacchi al computer.
Niente lasciava presagire che un giorno avrebbe perso il controllo.
Ieri, alle ore 24.00, B dormiva sonni beati.
Il telefono suona insistente e Darrin, come sempre quando serve, era a girare
i suoi improbabili corti.
”Pronto, pronto”… una voce affannata dall’altra parte del filo.
”Papà! Papà! Stai bene? Cosa succede?”, chiede B allarmatissima.
”Molla tutto e corri qui. Ho fatto un disastro. Ho acceso l’acqua della vasca da bagno
e me la sono dimenticata aperta, perché stavo giocando a scacchi. Poi sono andato a
dormire. Mi sono risvegliato con una gran puzza di umido. Ora sono qui, con l’acqua alle
caviglie. Tra poco la corrente mi porterà al Duomo”.
B trattiene a stento una risata. Anche Fonzie, per una volta, ha bisogno d’aiuto.
Chiama all’istante lo zio nobiluomo e il fratello fantasma, insolitamente disponibili.
Lei, “purtroppo”, non può abbandonare i figli a casa da soli.
Pare che i tre uomini abbiano lavorato con stracci e secchielli fino alle 2 del mattino.
B cerca di fare pubblicità al suo nuovo blog nella cerchia dei familiari, ma non trova riscontri.
Darrin afferma che “per lavoro è sempre in giro e non ha tempo di guardare internet”.
Il fratello fantasma dice che “con questa storia degli antibiotici da somministrare
due volte al giorno al gatto Pippo” è molto preso. Lo zio nobiluomo ha letto il primo episodio,
poi la cugina centenaria ha avuto il raffreddore e non si è più connesso.
Con le amiche e i colleghi B ancora si vergogna, ma di questo passo confesserà loro
di essere entrata nel mondo dei blogger - sperando che qualcuno lasci uno straccio di
commento qua e là.
Andare sabato a pranzo a casa del papà di B è una follia.
il legittimo padre, il fratello fantasma e lo zio nobiluomo. Li chiama e li richiama nel corso
della settimana per ricordare a tutti l’Appuntamento.
Normalmente succede che:
crolla di sonno. Nella migliore delle ipotesi arriva accompagnato dal gatto Pippo e sta tutto
il tempo con lui, in tenera comunione di sensi.
la famiglia Stevens arriva lui accenna un sorriso, guarda l’orologio e improvvisamente si
ricorda che deve correre ad accudire una cugina centenaria
- il padre, all’ora pattuita, è ancora in pigiama e apre addormentato la porta, seguito dallo zio
nobiluomo in giacca e cravatta. La tavola è spoglia e nulla lascia presagire che di lì a breve si
potrà addentare qualcosa.
Ma sabato scorso è accaduto il miracolo.
Tutti e tre i membri della famiglia hanno accettato subito l’invito per il sabato.
Alle
Il tappo ha intrattenuto tutti con “la danza del serpente che vien giù dal monte”. Poi si è mangiato a volontà, chiacchierando amabilmente e con un unico picco di tensione –quando zio e padre si sono messi a disquisire sul tema “obesità e liquidi”.
Tornando a casa con Darrin e i due tappi, B si è detta che il week end era cominciato proprio bene.